Ho un problema con l’ascensore.
Anzi è l'ascensore ad avere un problema con me.
Mai, giuro, mai, ci troviamo allo stesso piano: se io sto in basso lui si trova in alto, se io sto in alto lui si trova in basso.
A memoria è capitato una volta all’inizio, appena trasferiti, di ritrovarci subito.
Il caso o una specie di benvenuto, poi nulla più.
E questo significa aspettare, appoggiare le borse, liberare Federico dalla presa, rincorrerlo, placcare Federico, riprendere le borse, inciampare, imprecare...
So che è una gran comodità di cui si può fare anche a meno ma quando sei stanco la sera e vorresti catapultarti in casa o quando sei carico di cianfrusaglie da portare in garage spereresti solo nella complicità dell’ascensore.
E invece niente.
Ipotesi per cui l’ascensore ha un problema con me:
- sfiga, pura sfiga, semplicemente sfiga;
- figa, pura figa, semplicemente figa (se è Irene a schiacciare il bottone, magicabula le porte si aprono subito);
- una vendetta dell’ascensore per le puzzette dall’an fuggite (vaglielo a spiegare che c’entra Irene e non il sottoscritto);
- un divertimento della società responsabile dell’impianto che da una segreta stanza dei bottoni controlla tutti gli ascensori che ha installato in Italia e nel mondo (una specie di Grande Fratello dei montacarichi);
- un dispetto dell’odioso bimbo dei vicini che mi tiene d’occhio dalla finestra quando rincaso e corre per le scale a spostarmi l’ascensore (questo spiegherebbe il ritorno a casa, ma quando esco al mattino...? Temo una complicità di Federico che da sotto le lenzuola avvisa con il walkie-talkie l’amichetto);
- a proposito di Federico: un riflesso incondizionato dell’ascensore che non ne può più di saltelli, pigiate ripetute e insistite del tasto giallo di emergenza, oggetti lanciati nella sottile striscia di vuoto pneumatico che separa la cabina dal pianerottolo (là sotto ci sta un regno magico di chiavi e giocattoli);
- ancora a proposito di Federico (e del sottoscritto): una ripicca esasperata dell’ascensore per tutte le volte che io e il piccolo facciamo questo giochetto: “Fede, dai che chiamiamo l’ascensore! Pronto? Uno, due ,tre: “Ascensoreee! Ascensoreee! ASCENSOREEEEEEEEEEEEEEE!”.
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