Sono di là che lavoro.
Post più popolari
-
Fede mi ha ucciso. Edipicamente intendo. Si è liberato di me. È successo l'altro giorno in piscina. Scivolo grande, di quelli che spaven...
-
A vent'anni scendevo in strada per cambiare il mondo. A quaranta mi abbasso a raccogliere il pongo.
-
"Che bel fiore, Fede! Per chi è? Per la mamma?" "No" "E per chi è?" "Per la Lilly" "Per il ca...
-
Mio figlio ha un debole per il folletto. Non nel senso della creatura dispettosa e zampettante che popola le fiabe prima della nanna (anche...
domenica 28 febbraio 2021
Precoce
Sono di là che lavoro.
giovedì 25 febbraio 2021
"Cazzo fate?" e del come il Covid condizioni la psiche
Ci vediamo ieri
Fede confonde domani con ieri.
A livello di linguaggio proprio.
Tipo “Domani ho mangiato la torta” o “Il giorno prima di domani sono andato all’asilo”.
All’inizio sorvolavo, imponendomi almeno con lui di non fare il professore pedante.
“A tempo debito c’arriverà da solo” mi dicevo.
Stamattina non ho resistito e gli ho imposto una lezioncina sull’uso corretto degli avverbi di tempo in italiano.
“Sei tu che non capisci, papà. Quando io dico ‘Domani ho mangiato la torta’ intendo sostenere che le azioni del passato hanno un’inevitabile ripercussione su quelle del futuro. Ad esempio, se ho mangiato la torta e non l’ho digerita, stai pur certo che domani ci penserò due volte prima di mangiarne un’altra. Ieri e domani sono strettamente interconnessi. Al punto che l’oggi non esiste, o meglio esiste solo in quanto effimero momento di raccordo tra ciò che è già stato e ciò che quindi sarà”.
Gli ho chiesto praticamente scusa.
Mi ha quasi convinto.
Roba da rinnegare quanto creduto fino a ieri. O domani?
E chi ci capisce più niente.
Ma oggi non ci voglio pensare.
Anche perché l’oggi non esiste.

