Mi chiamo Davide e ho un problema con l'altro.
Non lo reggo ma ne ho bisogno.
Una volta lo reggevo di più, una volta. Altra testa, altra tempra.
Oggi, dopo una serata altrolica, ne pago le conseguenze per giorni e giorni.
Eppure non riesco a farne a meno.
Ho bisogno dell'altro per dimenticare che ho bisogno dell'altro.
Un circolo vizioso.
Anche in casa, di nascosto, apro i social e ricorro all'altro. Come adesso.
Altro richiama altro.
So che mi fa male ma ne sono dipendente: quando non c'è lo cerco; quando c'è mi ci attacco, provo lì per lì sollievo, infine lo maledico.
Forse dovrei frequentare uno di quei gruppi di altrolisti anonimi, veri non virtuali, e presentarmi così: "Mi chiamo Davide e ho un problema con l'altro".
Di fronte a me ci sarebbe l'altro.
Un circolo vizioso appunto.
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sabato 22 dicembre 2018
lunedì 10 dicembre 2018
Trainprinting
Mio figlio:
- si fa rincorrere come un forsennato, va a sbattere, si fa acciuffare e poi fissa con un sorriso divertito;
- dopo aver fatto la cacca affonda le mani nel water per cercare non so cosa cascatogli dentro;
- lancia oggetti contundenti alle proprie spalle e poi si gira per vedere soddisfatto l'effetto che ha fatto;
- va in stand-by con sorriso estasiato e occhio da triglia se parte in sottofondo 'Perfect day' di Lou Reed;
- si risveglia nel letto imbrattato di pupu e si rivoltola le lenzuola addosso;
- nel tempo libero ama farsi portare in stazione a vedere i treni che passano;
- se gli chiedo il perché della birichinata appena compiuta mi risponde: "Tlanqui papi, un giorno diventerò esattamente come te: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l’apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d’ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, Natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai".
Uhm... Forse non dovevo fargli vedere Trainspotting quando ancora nel pancione.
- si fa rincorrere come un forsennato, va a sbattere, si fa acciuffare e poi fissa con un sorriso divertito;
- dopo aver fatto la cacca affonda le mani nel water per cercare non so cosa cascatogli dentro;
- lancia oggetti contundenti alle proprie spalle e poi si gira per vedere soddisfatto l'effetto che ha fatto;
- va in stand-by con sorriso estasiato e occhio da triglia se parte in sottofondo 'Perfect day' di Lou Reed;
- si risveglia nel letto imbrattato di pupu e si rivoltola le lenzuola addosso;
- nel tempo libero ama farsi portare in stazione a vedere i treni che passano;
- se gli chiedo il perché della birichinata appena compiuta mi risponde: "Tlanqui papi, un giorno diventerò esattamente come te: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l’apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d’ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, Natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai".
Uhm... Forse non dovevo fargli vedere Trainspotting quando ancora nel pancione.
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