Capita che ogni tanto Irene mi prenda la mano al risveglio e mi dica: "Ti ho sognato. E tu?"
"Idem"
Quindi chiude gli occhi e sorride del sorriso dell'amore.
Quello che Irene non sa è che Idem è una ragazza norvegese che avevo conosciuto ai tempi della vacanza-studio in Inghilterra (correva l'anno 1996).
Idem Lakiokiovik o qualcosa del genere (ricordo un cognome con tante 'k').
La prima storiella direi, complici gli ormoni adolescenziali e le difficoltà linguistiche (che a volte aiutano nella comunicazione efficace e immediata, tipo "Io volere baciare te").
Lei tipica norvegese (bionda, slanciata, atletica), io atipico italiano (rosso, basso, goffo).
La prima cottarella timorosa di andare oltre, complici l'educazione religiosa (la mia) e la paura delle malattie (era l'epoca della campagna a tappeto sull'AIDS).
Finita la vacanza, qualche lettera in un inglese scolastico, la promessa di rivedersi ma poi più nulla mano a mano che i mesi rendevano irrealistica la relazione.
È rimasta da allora una specie di sospensione sessuale che a volte mi porta a sognare di fare all'amore con Idem.
Quando qualcuno mi dice "Ho paura. E tu?" oppure "Ho freddo. E tu?" o ancora "Ho fame. E tu?", rispondo "Anch'io".
Ma se qualcuno mi dice "Mi manca qualcosa. Come un treno passato e non preso. Come un'occasione persa. E tu?", allora io replico: "Idem".
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