C’è una canzone nella mia vita che ascolto solo dal dentista.
Cioè, non è che mi presento con un dj set e la metto su io.
No, passa in radio solo quando sono sdraiato sul lettino del dentista.
Non è un cd messo su dal dentista, tipo il greatest hits del suo cantante preferito.
No, no, è proprio una radio, famosa anche.
Al di fuori dallo studio del dentista non mi è mai capitato di sentire quella canzone, neppure sintonizzandomi per una giornata intera su quella radio.
Si chiama qualcosa come “The river”, un pezzo anni ’80 stile soul malinconico.
Io la trovo una coincidenza incredibile, o meglio: la trovavo.
Ieri ero in treno per Milano e all’improvviso quella canzone soffusa è uscita dalle cuffiette del ragazzo vicino a me.
Mi è partito un trip paura tipo porta spazio-temporale a due passi dal senso della vita.
La signora seduta davanti mi deve aver chiesto una cosa del tipo “La prossima è Lambrate?” e io giuro di aver capito “Adesso può anche sciacquare”.Finita la canzone non ho fatto in tempo a chiarire l’equivoco: deve essere scesa lo stesso anche se non era Lambrate perché mi sa di averla guardata con lo stesso sguardo carico d’odio con cui fulmino l’assistente del dentista quando fa la finta-gentile finito il trapanamento lento e sanguinolento.
Comunque sì: era Lambrate.
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