Arcene, ieri notte, sussurri in piena notte.
“D! D! Sei sveglio?”
“Adesso sì. Cosa c’è?”
“Federico è rimasto nel lettone...”
“Me ne sono accorto: sto dormendo praticamente sullo spigolo del materasso. Neanche a Guantanamo!”
“E allora spostiamolo dai!”
“No”
“Come no? Ma se hai appena detto…?”
“Scelgo il male minore”
“Cioè?”
“Le zanzare lo stanno prendendo di mira”
“Il nesso, scusa?”
“Risparmiano noi: sangue fresco invece del nostro rappreso”
“Mi stai dicendo che non vuoi spostare tuo figlio solo perché funge da ricettacolo naturale per le punture?”
“Sì”
“Questo, questo… Questo è spaventoso … Questo è…”
“Ti dico io cosa è questo: io sposto Federico, le zanzare se la prendono anche con noi, noi dormiamo poco e male, ci svegliamo nervosi, causa nervosismo e sonnolenza non siamo all’altezza delle sue aspettative diurne di vitalità, la creatura si convince di un pericoloso equivoco del tipo ‘Mamma e papà non mi vogliono bene’, primi segni (suoi) di contestazione, prime forme (nostre) di autoritarismo, secondi segni (suoi) di contestazione, seconde forme… insomma circolo vizioso, psicologo, fuga da casa, mista spuma-lambrusco, spinelli. E questo a soli 7 anni. Dopodiché…”
“Ok, ok. ’Notte. Buono spigolo”
“ ’Notte. Buoni sensi di colpa”
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mercoledì 14 giugno 2017
venerdì 9 giugno 2017
Chi ha ucciso Lalla Palmel?
È da 25 anni che aspetto il sequel di Twin Peaks e Irene che fa?
Mi molla a casa da solo col pupo!
Stasera proprio!
Le alternative sono due.
O mi dedico completamente alla creatura, il che significa: spoliazione, inseguimento per mezza casa per completare la spoliazione, doccia, cambio, nuova doccia perché aspettava solo che lo cambiassi per evacuare, nuovo cambio, coccole, nanna e addio appuntamento atteso da 25 anni.
O lo costringo con me a vedere la puntata.
Uhm, fammici pensare...
Da domani credo comincerà a chiamare l'orsacchiotto Lalla Palmel.
Mi molla a casa da solo col pupo!
Stasera proprio!
Le alternative sono due.
O mi dedico completamente alla creatura, il che significa: spoliazione, inseguimento per mezza casa per completare la spoliazione, doccia, cambio, nuova doccia perché aspettava solo che lo cambiassi per evacuare, nuovo cambio, coccole, nanna e addio appuntamento atteso da 25 anni.
O lo costringo con me a vedere la puntata.
Uhm, fammici pensare...
Da domani credo comincerà a chiamare l'orsacchiotto Lalla Palmel.
sabato 20 maggio 2017
Giustiziere della notte
Vista la confusione imperante, un po' di chiarezza su a chi si può sparare impunemente di notte in casa propria:
- Babbo Natale, Befana, Santa Lucia e altra gente che si ostina a non chiamare Bartolini per le consegne in giornata;- Batman e ogni risma di supereroi notturni che in teoria dovrebbero dare una mano contro i cattivi ma distinguili tu avvolti nelle tenebre (da qui l’idea di uno smanicato identificativo tipo Anas nonostante i mugugni del sindacato supereroi, Hulk in testa);
- l’Uomo Tigre (ci sarà pure una losca ragione se solitario nella notte va);
- vampiri, babau degli armadi, fantasmi e mostri vari che però si sono fatti furbi e hanno adottato uno smanicato identificativo tipo Anas per passare da supereroi;
- i licantropi di Geova, esseri mitologici che portano la parola di Dio solo con la luna piena;
- i Gremlins (a patto che li becchi nella dispensa dopo mezzanotte);
- il cinghiale che si accuccia sulla vostra pancia dopo aver mangiato pesante;
- i guerrieri che vogliono giocare alla guerra;
- l'olio di palma che s'insinua ovunque;
- il postino trimestrale in realtà studente universitario fuori corso che deve imparare ancora bene il giro e allora passa a consegnarvi il telegramma un po’ sul tardi (peccato… mancavano pochi esami);
- il vicino che commette l’imprudenza di venire a chiedere un pizzico di sale a sole già tramontato;
- il figlio ventenne impasticcato post-sabato sera del vicino che sbaglia per l’ennesima volta soglia e cerca di entrare in tutti i modi;
- la vicina che viene a chieder notizie di marito e figlio;
- le protagoniste dell’ immaginario erotico notturno perché si eccitano di fronte alla canna di un fucile;
- the haters in generale, because the night belongs to lovers;
- la notte stessa, che il poeta ebbe a definir “crucca e assassina”.
- Babbo Natale, Befana, Santa Lucia e altra gente che si ostina a non chiamare Bartolini per le consegne in giornata;- Batman e ogni risma di supereroi notturni che in teoria dovrebbero dare una mano contro i cattivi ma distinguili tu avvolti nelle tenebre (da qui l’idea di uno smanicato identificativo tipo Anas nonostante i mugugni del sindacato supereroi, Hulk in testa);
- l’Uomo Tigre (ci sarà pure una losca ragione se solitario nella notte va);
- vampiri, babau degli armadi, fantasmi e mostri vari che però si sono fatti furbi e hanno adottato uno smanicato identificativo tipo Anas per passare da supereroi;
- i licantropi di Geova, esseri mitologici che portano la parola di Dio solo con la luna piena;
- i Gremlins (a patto che li becchi nella dispensa dopo mezzanotte);
- il cinghiale che si accuccia sulla vostra pancia dopo aver mangiato pesante;
- i guerrieri che vogliono giocare alla guerra;
- l'olio di palma che s'insinua ovunque;
- il postino trimestrale in realtà studente universitario fuori corso che deve imparare ancora bene il giro e allora passa a consegnarvi il telegramma un po’ sul tardi (peccato… mancavano pochi esami);
- il vicino che commette l’imprudenza di venire a chiedere un pizzico di sale a sole già tramontato;
- il figlio ventenne impasticcato post-sabato sera del vicino che sbaglia per l’ennesima volta soglia e cerca di entrare in tutti i modi;
- la vicina che viene a chieder notizie di marito e figlio;
- le protagoniste dell’ immaginario erotico notturno perché si eccitano di fronte alla canna di un fucile;
- the haters in generale, because the night belongs to lovers;
- la notte stessa, che il poeta ebbe a definir “crucca e assassina”.
sabato 13 maggio 2017
Ia-ia-ooo
Siamo in piena fase "vecchia fattoria ia-ia-ooo".
Federico ne va matto e controcanta alla grande.
Abbiamo però esaurito gli animali di campagna e Irene ha boicottato tutte le mie iniziative (tra cui il verro sventrato nell'aia e il gambero di fosso).
Allora stamattina ho intonato il verso del contadino bergamasco a cui è caduta la zappa sui piedi.
Irene non ha gradito e mi ha dato del cretino.
Fede ha gradito e adesso sa dire anche "cletino".
Federico ne va matto e controcanta alla grande.
Abbiamo però esaurito gli animali di campagna e Irene ha boicottato tutte le mie iniziative (tra cui il verro sventrato nell'aia e il gambero di fosso).
Allora stamattina ho intonato il verso del contadino bergamasco a cui è caduta la zappa sui piedi.
Irene non ha gradito e mi ha dato del cretino.
Fede ha gradito e adesso sa dire anche "cletino".
domenica 7 maggio 2017
Oddìo Odio io
Ieri, dopo aver assistito per strada a uno spiacevole episodio di razzismo, sono giunto alla conclusione che odio i razzisti.
Odio cioè quelli che odiano i diversi da sé.
Quindi odio fondamentalmente un diverso da me.
Il che significa che sono razzista pure io.
Ne consegue che odio me stesso.
Il che spiegherebbe un paio di cose.
Per di più odio persone che, scoprendomi simile a sé, in realtà non mi odiano ma mi amano.
In pratica odio chi mi ama.
Sono proprio una brutta persona.
La prossima volta rinasco direttamente razzista.
Almeno mi faccio meno pippe mentali: odierei gli altri, amerei me stesso, la domenica mattina dormirei invece di scrivere post paranoici.
Odio cioè quelli che odiano i diversi da sé.
Quindi odio fondamentalmente un diverso da me.
Il che significa che sono razzista pure io.
Ne consegue che odio me stesso.
Il che spiegherebbe un paio di cose.
Per di più odio persone che, scoprendomi simile a sé, in realtà non mi odiano ma mi amano.
In pratica odio chi mi ama.
Sono proprio una brutta persona.
La prossima volta rinasco direttamente razzista.
Almeno mi faccio meno pippe mentali: odierei gli altri, amerei me stesso, la domenica mattina dormirei invece di scrivere post paranoici.
lunedì 1 maggio 2017
Mio figlio è un luddista
Mio figlio è un luddista.
Non ho detto rugbista, non ho detto nudista, ho detto luddista.
I luddisti erano quegli operai che nell’Inghilterra d’inizio XIX secolo si scagliavano contro le prime macchine automatizzate del ciclo manifatturiero-industriale perché temevano di essere sostituiti da esse e perdere quindi il posto.
Non so se mio figlio tema di perdere il posto, fatto sta che distrugge tutto quanto gli capiti sotto tiro.
Stamattina è toccato alla zuccheriera.
Scaraventata sul pavimento in un frangente di distrazione genitoriale: cocci ovunque e zucchero sparso a invitare a nozze le pioniere formiche di stagione.
Il luddismo nell’Inghilterra d’inizio XIX secolo venne represso nel sangue.
Io mi sono limitato a rotolare mio figlio nello zucchero riversato per terra e ad aspettare che provasse sulla sua pelle le conseguenze formicolanti delle sue azioni.
Punirne uno per nutrirne cento.
Non ho detto rugbista, non ho detto nudista, ho detto luddista.
I luddisti erano quegli operai che nell’Inghilterra d’inizio XIX secolo si scagliavano contro le prime macchine automatizzate del ciclo manifatturiero-industriale perché temevano di essere sostituiti da esse e perdere quindi il posto.
Non so se mio figlio tema di perdere il posto, fatto sta che distrugge tutto quanto gli capiti sotto tiro.
Stamattina è toccato alla zuccheriera.
Scaraventata sul pavimento in un frangente di distrazione genitoriale: cocci ovunque e zucchero sparso a invitare a nozze le pioniere formiche di stagione.
Il luddismo nell’Inghilterra d’inizio XIX secolo venne represso nel sangue.
Io mi sono limitato a rotolare mio figlio nello zucchero riversato per terra e ad aspettare che provasse sulla sua pelle le conseguenze formicolanti delle sue azioni.
Punirne uno per nutrirne cento.
lunedì 24 aprile 2017
Come una comica
La cosa più buffa che fa ultimamente è questa: cerca di raccogliere da terra la cosa su cui ha appena messo il piede e che quindi, inevitabilmente, non riesce a tirare su.
La scena risulta esilarante nella sua semplicità.
Più tira più il piede fa pressione e la situazione non si sblocca mica.
Si sforza, s'intestardisce, s'arrabbia ma non ce la fa.
Allora Fede si avvicina, le sposta il piede e raccoglie la cosa per la mamma.
La scena risulta esilarante nella sua semplicità.
Più tira più il piede fa pressione e la situazione non si sblocca mica.
Si sforza, s'intestardisce, s'arrabbia ma non ce la fa.
Allora Fede si avvicina, le sposta il piede e raccoglie la cosa per la mamma.
martedì 18 aprile 2017
Bum, bum, bum
Sin dal primo giorno di paternità una cosa che mi piace fare è origliare da dietro la porta le filastrocche che Irene canta a Federico mentre lo prepara per la nanna.
Non ho mai fatto caso alle parole; è l'idea in sé che mi rasserena, come se l'umanità intera, cattivi compresi, condividesse un momento di ancestrale armonia.
Molto Mulino Bianco lo so (non la fase Banderas-gallina parlante, quella precedente della famigliola felice), ma è il mio lato mieloso che prende il sopravvento.
Ciò fino a ieri sera, cioè fino a quando ho fatto caso al testo della filastrocca, che fa pressappoco così:
"Là sulla montagna pum pum pum
lavorano i sette nani pum pum pum
Là sulla montagna ronf ronf ronf
dormono i nanetti ronf ronf ronf
Là sulla montagna drin drin drin
si svegliano i nanetti drin drin drin..." e così via.
Nulla di male.
Ma quando la creatura non si addormenta e al genitore tocca improvvisare, puoi sentire strofe del tipo:
"Là sulla montagna bum bum bum
si sfondano i nanetti bum bum bum".
Da dietro la porta ho immaginato Federico da grande sdraiato sul lettino dello psicologo scavare nel proprio subconscio e raccontare di un vago ricordo d'infanzia: Eolo che inchiappetava Pisolo (che manco si svegliava), Mammolo che guardava eccitato, Brontolo che tontognava "Quando tocca a me? Quando tocca a me?", Cucciolo che ammutoliva (appunto), tutta l'allegra compagnia impegnata insomma in un'orgia fiabesca al ritmo di "Andiam, andiam, andiam a sodomizzar".
Sono entrato di getto nella stanza, ho strappato Federico dalle braccia di Irene e c'ho pensato io a ninnarlo, raccontandogli della gallina parlante e del mugnaio macho e virile.
Non ho mai fatto caso alle parole; è l'idea in sé che mi rasserena, come se l'umanità intera, cattivi compresi, condividesse un momento di ancestrale armonia.
Molto Mulino Bianco lo so (non la fase Banderas-gallina parlante, quella precedente della famigliola felice), ma è il mio lato mieloso che prende il sopravvento.
Ciò fino a ieri sera, cioè fino a quando ho fatto caso al testo della filastrocca, che fa pressappoco così:
"Là sulla montagna pum pum pum
lavorano i sette nani pum pum pum
Là sulla montagna ronf ronf ronf
dormono i nanetti ronf ronf ronf
Là sulla montagna drin drin drin
si svegliano i nanetti drin drin drin..." e così via.
Nulla di male.
Ma quando la creatura non si addormenta e al genitore tocca improvvisare, puoi sentire strofe del tipo:
"Là sulla montagna bum bum bum
si sfondano i nanetti bum bum bum".
Da dietro la porta ho immaginato Federico da grande sdraiato sul lettino dello psicologo scavare nel proprio subconscio e raccontare di un vago ricordo d'infanzia: Eolo che inchiappetava Pisolo (che manco si svegliava), Mammolo che guardava eccitato, Brontolo che tontognava "Quando tocca a me? Quando tocca a me?", Cucciolo che ammutoliva (appunto), tutta l'allegra compagnia impegnata insomma in un'orgia fiabesca al ritmo di "Andiam, andiam, andiam a sodomizzar".
Sono entrato di getto nella stanza, ho strappato Federico dalle braccia di Irene e c'ho pensato io a ninnarlo, raccontandogli della gallina parlante e del mugnaio macho e virile.
giovedì 13 aprile 2017
Adesso può sciacquare
C’è una canzone nella mia vita che ascolto solo dal dentista.
Cioè, non è che mi presento con un dj set e la metto su io.
No, passa in radio solo quando sono sdraiato sul lettino del dentista.
Non è un cd messo su dal dentista, tipo il greatest hits del suo cantante preferito.
No, no, è proprio una radio, famosa anche.
Al di fuori dallo studio del dentista non mi è mai capitato di sentire quella canzone, neppure sintonizzandomi per una giornata intera su quella radio.
Si chiama qualcosa come “The river”, un pezzo anni ’80 stile soul malinconico.
Io la trovo una coincidenza incredibile, o meglio: la trovavo.
Ieri ero in treno per Milano e all’improvviso quella canzone soffusa è uscita dalle cuffiette del ragazzo vicino a me.
Mi è partito un trip paura tipo porta spazio-temporale a due passi dal senso della vita.
La signora seduta davanti mi deve aver chiesto una cosa del tipo “La prossima è Lambrate?” e io giuro di aver capito “Adesso può anche sciacquare”.Finita la canzone non ho fatto in tempo a chiarire l’equivoco: deve essere scesa lo stesso anche se non era Lambrate perché mi sa di averla guardata con lo stesso sguardo carico d’odio con cui fulmino l’assistente del dentista quando fa la finta-gentile finito il trapanamento lento e sanguinolento.
Comunque sì: era Lambrate.
Cioè, non è che mi presento con un dj set e la metto su io.
No, passa in radio solo quando sono sdraiato sul lettino del dentista.
Non è un cd messo su dal dentista, tipo il greatest hits del suo cantante preferito.
No, no, è proprio una radio, famosa anche.
Al di fuori dallo studio del dentista non mi è mai capitato di sentire quella canzone, neppure sintonizzandomi per una giornata intera su quella radio.
Si chiama qualcosa come “The river”, un pezzo anni ’80 stile soul malinconico.
Io la trovo una coincidenza incredibile, o meglio: la trovavo.
Ieri ero in treno per Milano e all’improvviso quella canzone soffusa è uscita dalle cuffiette del ragazzo vicino a me.
Mi è partito un trip paura tipo porta spazio-temporale a due passi dal senso della vita.
La signora seduta davanti mi deve aver chiesto una cosa del tipo “La prossima è Lambrate?” e io giuro di aver capito “Adesso può anche sciacquare”.Finita la canzone non ho fatto in tempo a chiarire l’equivoco: deve essere scesa lo stesso anche se non era Lambrate perché mi sa di averla guardata con lo stesso sguardo carico d’odio con cui fulmino l’assistente del dentista quando fa la finta-gentile finito il trapanamento lento e sanguinolento.
Comunque sì: era Lambrate.
sabato 8 aprile 2017
Igiene in famiglia
Pranzo dai suoceri.
Premessa: Federico è in piena fase smanacciamento–pistolino.
Io con Federico in braccio: “Uhm, che odorini buonoloni… Pronti per la pappa!”
Nonna materna in modalità chioccia: “Prima però andiamo a lavarci le manine che sanno di pisellino”
Io: “Me le sono appena lavate”
Gelo antartico.
Orsi polari ovunque e pinguini nel tinello.
Confido nello scioglimento dei ghiacciai prima del dessert.
Premessa: Federico è in piena fase smanacciamento–pistolino.
Io con Federico in braccio: “Uhm, che odorini buonoloni… Pronti per la pappa!”
Nonna materna in modalità chioccia: “Prima però andiamo a lavarci le manine che sanno di pisellino”
Io: “Me le sono appena lavate”
Gelo antartico.
Orsi polari ovunque e pinguini nel tinello.
Confido nello scioglimento dei ghiacciai prima del dessert.
lunedì 3 aprile 2017
Primi pazzi
Ieri sera stavo facendo non so cosa in stanza quando Federico ha infilato all’improvviso dieci passi di seguito e ha scoperto di poter camminare da solo.
L’ha fatto col sorriso stampato in faccia.
Io, quasi per nasconderlo a me stesso, mi sono girato di scatto a vincere un fiotto di lacrime affiorato senza preavviso.
Dovuto, credo, all’infinitesimale associazione di idee: cammina – non ha più bisogno di me – un giorno andrà per la sua strada.
So che messa così sembra una pippa mentale e che normalmente avrei infradiciato di sarcasmo chi m’avesse rivolto analoga confidenza.
Ma vissuta in prima persona, così alla bugiarda, la situazione ha determinato il suo porco effetto.
Un contropiede emotivo che neanche il gol di Maradona contro l’Inghilterra ai Mondiali dell’86.
Trattenuto il magone, mi sono allora rigirato per sorridere con lui dell’impresa, ma lui nel frattempo si era schiantato al suolo e piangeva.
E io ridevo.
E lui piangeva.
E più lui piangeva, più io ridevo.
Finché le due cose son diventate una sola.
L’ha fatto col sorriso stampato in faccia.
Io, quasi per nasconderlo a me stesso, mi sono girato di scatto a vincere un fiotto di lacrime affiorato senza preavviso.
Dovuto, credo, all’infinitesimale associazione di idee: cammina – non ha più bisogno di me – un giorno andrà per la sua strada.
So che messa così sembra una pippa mentale e che normalmente avrei infradiciato di sarcasmo chi m’avesse rivolto analoga confidenza.
Ma vissuta in prima persona, così alla bugiarda, la situazione ha determinato il suo porco effetto.
Un contropiede emotivo che neanche il gol di Maradona contro l’Inghilterra ai Mondiali dell’86.
Trattenuto il magone, mi sono allora rigirato per sorridere con lui dell’impresa, ma lui nel frattempo si era schiantato al suolo e piangeva.
E io ridevo.
E lui piangeva.
E più lui piangeva, più io ridevo.
Finché le due cose son diventate una sola.
lunedì 27 marzo 2017
domenica 19 marzo 2017
Festa del Mammà
È la mia seconda Festa del Papà.
L’anno scorso Federico aveva praticamente dormito tutto il giorno. E ci stava perché la creatura aveva solo tre mesi.
Per quest’anno mi ero fatto qualche aspettativa in più: tipo sorrisetto appena sveglio, carponata impacciata nel lettone a darmi un abbraccino, farfugliamento stile “Guli pà!”.
C’è mancato poco: sorrisetto appena sveglio, carponata impacciata nel lettone a darmi un abbraccino, sillabazione lenta e cadenzata… “Mamma!”
L’anno scorso Federico aveva praticamente dormito tutto il giorno. E ci stava perché la creatura aveva solo tre mesi.
Per quest’anno mi ero fatto qualche aspettativa in più: tipo sorrisetto appena sveglio, carponata impacciata nel lettone a darmi un abbraccino, farfugliamento stile “Guli pà!”.
C’è mancato poco: sorrisetto appena sveglio, carponata impacciata nel lettone a darmi un abbraccino, sillabazione lenta e cadenzata… “Mamma!”
sabato 18 marzo 2017
Plaid 'n roll!
Qualche sera fa avevo due alternative: concerto Afterhours dal vivo o finale Masterchef dal divano di casa.
Fino a poco tempo fa zero dubbi: musica live, pogo in prima fila e lividi del giorno dopo da esibire come medaglie.
Quella sera, al massimo, ho pogato con Irene per contenderle il plaid della nonna.
A distanza di giorni le rinfaccio ancora i lividi.
Fino a poco tempo fa zero dubbi: musica live, pogo in prima fila e lividi del giorno dopo da esibire come medaglie.
Quella sera, al massimo, ho pogato con Irene per contenderle il plaid della nonna.
A distanza di giorni le rinfaccio ancora i lividi.
mercoledì 15 marzo 2017
Lappalalalà
Federico cresce di giorno in giorno e richiede sempre maggiori attenzioni.
Se fino a poco tempo fa riuscivo a correggere i temi mentre lui poco distante giocava in autonomia, ora la cosa si è fatta più complicata.
Vuole interloquire, si aspetta un confronto, attende una risposta.
Non che parli ancora, ma è nella fase freudiana 'cagami anche se non ci capiamo'.
Nonostante ciò mi incaponisco a gestire contemporaneamente le due faccende: scrivo i miei commenti di fine-tema e replico ai versetti di Federico.
Ultimamente mi confondo e mi è capitato di dire a Fede: "Lessico ripetitivo, sintassi ingarbugliata, ortografia carente" (penso abbia comunque afferrato perché ha fatto un musino deluso).
Ho intuito però che la situazione mi era sfuggita di mano quando l'altro giorno un alunno ha alzato la mano e mi ha chiesto: "Prof, perché a un certo punto mi ha scritto 'gnagnagna-gnignigni-lappalalalà'?".
Se fino a poco tempo fa riuscivo a correggere i temi mentre lui poco distante giocava in autonomia, ora la cosa si è fatta più complicata.
Vuole interloquire, si aspetta un confronto, attende una risposta.
Non che parli ancora, ma è nella fase freudiana 'cagami anche se non ci capiamo'.
Nonostante ciò mi incaponisco a gestire contemporaneamente le due faccende: scrivo i miei commenti di fine-tema e replico ai versetti di Federico.
Ultimamente mi confondo e mi è capitato di dire a Fede: "Lessico ripetitivo, sintassi ingarbugliata, ortografia carente" (penso abbia comunque afferrato perché ha fatto un musino deluso).
Ho intuito però che la situazione mi era sfuggita di mano quando l'altro giorno un alunno ha alzato la mano e mi ha chiesto: "Prof, perché a un certo punto mi ha scritto 'gnagnagna-gnignigni-lappalalalà'?".
sabato 4 marzo 2017
Il pranzo è servito
Adesso non venitemi a dire che non avete mai confuso i pezzetti di zucca congelata nel freezer con quelli di salmone.
Dai, il colore è lo stesso (scommetto che nei cataloghi ci sta scritto “in tonalità arancio zucca alias rosa salmone”).
Secondo me il brodo vegetale ne ha guadagnato.
E poi Federico sembra aver gradito: basta con una mano tenere il cucchiaino e con l’altra premere con forza leggera ma decisa la nuca verso di esso.
(Chi lo dice a Irene riceverà un invito a cena da parte mia… e cucino io)
Dai, il colore è lo stesso (scommetto che nei cataloghi ci sta scritto “in tonalità arancio zucca alias rosa salmone”).
Secondo me il brodo vegetale ne ha guadagnato.
E poi Federico sembra aver gradito: basta con una mano tenere il cucchiaino e con l’altra premere con forza leggera ma decisa la nuca verso di esso.
(Chi lo dice a Irene riceverà un invito a cena da parte mia… e cucino io)
lunedì 27 febbraio 2017
L'intruso
Da un po’ di tempo, un po’ troppo tempo, andando a nanna per ultimo arrivo in camera che me lo ritrovo nel lettone.
Gli accordi iniziali non erano questi; anzi, era stata proprio Irene la più risoluta: vada per le primissime volte, la curiosità dell’inizio, l’effetto-novità, ma poi ognuno al proprio posto.
Invece non riesce a liberarsene: è più forte di lei, praticamente una dipendenza.
Infatti eccolo lì adagiato nel mezzo con lei poco distante che tende un braccio a non volerlo abbandonare neanche nel sonno.
Io non posso far altro che infilarmi quatto quatto sotto le lenzuola senza nulla spostare.
L’ho fatto una volta e ne ho pagato le conseguenze: un muso lungo durato giorni perché al risveglio non era più al suo fianco.
Il problema nasce però nel cuore della notte quando muovendomi finisco involontariamente col sovrappormici o ritrovarmelo letteralmente tra i piedi.
La scorsa notte, dopo che mi si è conficcato tra le scapole, non c’ho più visto… Mi sono alzato di scatto, l’ho afferrato e l’ho scaraventato dove dovrebbe stare: sul comodino insieme agli altri stramaledetti cataloghi Ikea!
Gli accordi iniziali non erano questi; anzi, era stata proprio Irene la più risoluta: vada per le primissime volte, la curiosità dell’inizio, l’effetto-novità, ma poi ognuno al proprio posto.
Invece non riesce a liberarsene: è più forte di lei, praticamente una dipendenza.
Infatti eccolo lì adagiato nel mezzo con lei poco distante che tende un braccio a non volerlo abbandonare neanche nel sonno.
Io non posso far altro che infilarmi quatto quatto sotto le lenzuola senza nulla spostare.
L’ho fatto una volta e ne ho pagato le conseguenze: un muso lungo durato giorni perché al risveglio non era più al suo fianco.
Il problema nasce però nel cuore della notte quando muovendomi finisco involontariamente col sovrappormici o ritrovarmelo letteralmente tra i piedi.
La scorsa notte, dopo che mi si è conficcato tra le scapole, non c’ho più visto… Mi sono alzato di scatto, l’ho afferrato e l’ho scaraventato dove dovrebbe stare: sul comodino insieme agli altri stramaledetti cataloghi Ikea!
domenica 19 febbraio 2017
Primi sbocchi
Arcene, Italia, 3 di notte, scorsa notte
"D! Svegliati! Federico sta vomitando come una fontanella nel lettino!"
"Sta addentando una salamella nel panino? Impossibile: ha un anno e non..."
"Ripigliati! Sta vomitando come una fontanella nel lettino!"
"Meglio che nel lettone"
"Idiota! È la prima volta e sono preoccupata"
"Tranqui, tranqui: un paio di rigurgiti e passa"
"Come fai a saperlo?"
"Esperienza"
"Corso accelerato di pediatria?"
"Notti reiterate di vomitria"
"L'ultima quando?"
"Quanti ne avevamo sabato?"
"Smettila cretino! Quindi quando?"
"Tre anni fa"
"Ma convivevamo già"
"Appunto"
"..."
"..."
"E la causa sarebbe?"
"Cominciare con gradazioni alte e finire con quelle basse. Tipo Sambuca-Heineken solo andata"
"Ma stiamo parlando di tuo figlio!"
"Appunto"
"Alternativa?"
"Le patatine fredde mangiate prima di andare a letto"
"Ma non ha mangiato patatine fredde prima di andare a letto!"
"Con mia mamma funzionava"
Comunque poi tutto bene.
Le ho dato le solite gocce e si è riaddormentata.
E ho trovato nel lettino tracce di patatine.
"D! Svegliati! Federico sta vomitando come una fontanella nel lettino!"
"Sta addentando una salamella nel panino? Impossibile: ha un anno e non..."
"Ripigliati! Sta vomitando come una fontanella nel lettino!"
"Meglio che nel lettone"
"Idiota! È la prima volta e sono preoccupata"
"Tranqui, tranqui: un paio di rigurgiti e passa"
"Come fai a saperlo?"
"Esperienza"
"Corso accelerato di pediatria?"
"Notti reiterate di vomitria"
"L'ultima quando?"
"Quanti ne avevamo sabato?"
"Smettila cretino! Quindi quando?"
"Tre anni fa"
"Ma convivevamo già"
"Appunto"
"..."
"..."
"E la causa sarebbe?"
"Cominciare con gradazioni alte e finire con quelle basse. Tipo Sambuca-Heineken solo andata"
"Ma stiamo parlando di tuo figlio!"
"Appunto"
"Alternativa?"
"Le patatine fredde mangiate prima di andare a letto"
"Ma non ha mangiato patatine fredde prima di andare a letto!"
"Con mia mamma funzionava"
Comunque poi tutto bene.
Le ho dato le solite gocce e si è riaddormentata.
E ho trovato nel lettino tracce di patatine.
sabato 11 febbraio 2017
Mia piccola iena
Babbo Natale ha portato a Federico un giochetto di quattro pipottini colorati da inserire in appositi buchi fino a far scattare una molla che li catapulta in aria.
Lui ci prova, si diverte, ride e fin qui tutto bene.
Tuttavia non associa il giusto colore al buco corrispondente e la cosa ha cominciato prima a preoccuparmi e poi a darmi sui nervi.
Ho pensato allora di facilitargli le memorizzazione e ho associato un nome ai quattro pipottini.
Pensando alle Iene di Tarantino, li ho chiamati rispettivamente Mr. Blue, Mr. Green, Mr. Yellow e Mr. Red.
Due piccioni con una fava: imparare i colori e imparare un po’ d’inglese.
Niente da fare.
Sono quindi passato direttamente alla fonte e tre giorni fa ho incassato Fede sul divano e l’ho costretto a vedersi il film di Tarantino.
Obiettivo centrato: ora associa i colori.
Controindicazione: "dorme" da tre notti con gli occhi barrati.
Lui ci prova, si diverte, ride e fin qui tutto bene.
Tuttavia non associa il giusto colore al buco corrispondente e la cosa ha cominciato prima a preoccuparmi e poi a darmi sui nervi.
Ho pensato allora di facilitargli le memorizzazione e ho associato un nome ai quattro pipottini.
Pensando alle Iene di Tarantino, li ho chiamati rispettivamente Mr. Blue, Mr. Green, Mr. Yellow e Mr. Red.
Due piccioni con una fava: imparare i colori e imparare un po’ d’inglese.
Niente da fare.
Sono quindi passato direttamente alla fonte e tre giorni fa ho incassato Fede sul divano e l’ho costretto a vedersi il film di Tarantino.
Obiettivo centrato: ora associa i colori.
Controindicazione: "dorme" da tre notti con gli occhi barrati.
sabato 4 febbraio 2017
Il folletto e il bambino
Mio figlio ha un debole per il folletto.
Non nel senso della creatura dispettosa e zampettante che popola le fiabe prima della nanna (anche perché prima della nanna di solito gli leggo le pagine estere del Corriere della Sera: mio figlio sa tutto sulla guerra civile in Siria e nulla sulla fatina del dentino).
Credo l'abbia scambiato per un buffo mostro, uno strano animale a metà strada tra un drago e un armadillo, un dinosauro brontolone che ogni tanto si sveglia e mangia pelucchi e briciole sul pavimento (per inciso: noi non teniamo casa sporca, noi diamo a nostro figlio un motivo per vedere il folletto in azione).
Lo cerca, lo individua, lo chiama (emette il suono "szzzzzzzz" per invocarlo).
Gattona fino alla stanza in cui è rilegato e, pensando stia dormendo, lo accarezza e lo coccola.
Oppure, se ritiene che sia giunta l'ora, gli tira la coda (la prolunga con la spina) e gli ficca il dito nell'occhio (il rosso pulsante di accensione).
Ipotesi per cui mio figlio ha un debole per il folletto:
- si è affezionato all'elettrodomestico che mamma e papà più trascurano (lo vede solo, sottoutilizzato, abbandonato, depresso);
- ha intravisto nella pancia trasparente del mostro, frammisto alla polvere, il succhiotto preferito che mamma e papà avevano sciaguratamente perso e disperatamente cercato (se solo mamma e papà svuotassero la pancia del mostro ogni tanto);
- suo padre vende folletti casa per casa (ricordo che io faccio l'insegnante);
- da grande vuole vendere folletti casa per casa (sempre meglio che fingere un sequestro e chiedere il riscatto a mamma e papà);
- si ricorda subconsciamente del giorno in cui è stato concepito: eravamo in pieno calo del desiderio e io e Irene ci inventavamo delle scenette per rendere l'atmosfera più intrigante; nell'occasione io ero uscito di casa, avevo citofonato e detto: "Sono l'uomo del folletto. Il mio arnese la stupirà. La prego, signora, mi faccia entrare";
- la mette sull'esistenzialistico-filosofico e vuole solo ricordarci che polvere siamo e polvere ritorneremo.
Non nel senso della creatura dispettosa e zampettante che popola le fiabe prima della nanna (anche perché prima della nanna di solito gli leggo le pagine estere del Corriere della Sera: mio figlio sa tutto sulla guerra civile in Siria e nulla sulla fatina del dentino).
Credo l'abbia scambiato per un buffo mostro, uno strano animale a metà strada tra un drago e un armadillo, un dinosauro brontolone che ogni tanto si sveglia e mangia pelucchi e briciole sul pavimento (per inciso: noi non teniamo casa sporca, noi diamo a nostro figlio un motivo per vedere il folletto in azione).
Lo cerca, lo individua, lo chiama (emette il suono "szzzzzzzz" per invocarlo).
Gattona fino alla stanza in cui è rilegato e, pensando stia dormendo, lo accarezza e lo coccola.
Oppure, se ritiene che sia giunta l'ora, gli tira la coda (la prolunga con la spina) e gli ficca il dito nell'occhio (il rosso pulsante di accensione).
Ipotesi per cui mio figlio ha un debole per il folletto:
- si è affezionato all'elettrodomestico che mamma e papà più trascurano (lo vede solo, sottoutilizzato, abbandonato, depresso);
- ha intravisto nella pancia trasparente del mostro, frammisto alla polvere, il succhiotto preferito che mamma e papà avevano sciaguratamente perso e disperatamente cercato (se solo mamma e papà svuotassero la pancia del mostro ogni tanto);
- suo padre vende folletti casa per casa (ricordo che io faccio l'insegnante);
- da grande vuole vendere folletti casa per casa (sempre meglio che fingere un sequestro e chiedere il riscatto a mamma e papà);
- si ricorda subconsciamente del giorno in cui è stato concepito: eravamo in pieno calo del desiderio e io e Irene ci inventavamo delle scenette per rendere l'atmosfera più intrigante; nell'occasione io ero uscito di casa, avevo citofonato e detto: "Sono l'uomo del folletto. Il mio arnese la stupirà. La prego, signora, mi faccia entrare";
- la mette sull'esistenzialistico-filosofico e vuole solo ricordarci che polvere siamo e polvere ritorneremo.
sabato 28 gennaio 2017
Cosa danno in oblò?
Stamattina Federico s’è piazzato per la prima volta davanti al cestello della lavatrice in funzione e non si smuoveva più.
Una nuca rossa che roteava ipnotizzata al roteare dei vestiti.
Nel momento in cui sono andato a recuperalo mi sono impalato pure io di fronte alla messa in onda.
Mi sono seduto a gambe incrociate di fianco a lui e ho fissato lo stesso spettacolo centrifugato.
Due nuche rosse che roteavano ipnotizzate al roteare dei vestiti
Come darci torto: meglio di tanta idiozia che passa in tivù.
I panni non si urlano addosso ma vorticano in rispettoso silenzio, la pallina porta-detersivi modera il lavaggio senza abbandonarsi a facili qualunquismi, l’acqua sciaborda senza travalicare i limiti della decenza, la schiuma pulisce il contenuto anziché sporcarlo di più.
Oggi pomeriggio si replica: danno in oblò i capi delicati.
E Dio sa di quanta delicatezza abbiamo bisogno di questi tempi…
Una nuca rossa che roteava ipnotizzata al roteare dei vestiti.
Nel momento in cui sono andato a recuperalo mi sono impalato pure io di fronte alla messa in onda.
Mi sono seduto a gambe incrociate di fianco a lui e ho fissato lo stesso spettacolo centrifugato.
Due nuche rosse che roteavano ipnotizzate al roteare dei vestiti
Come darci torto: meglio di tanta idiozia che passa in tivù.
I panni non si urlano addosso ma vorticano in rispettoso silenzio, la pallina porta-detersivi modera il lavaggio senza abbandonarsi a facili qualunquismi, l’acqua sciaborda senza travalicare i limiti della decenza, la schiuma pulisce il contenuto anziché sporcarlo di più.
Oggi pomeriggio si replica: danno in oblò i capi delicati.
E Dio sa di quanta delicatezza abbiamo bisogno di questi tempi…
giovedì 19 gennaio 2017
L'uomo col sacco nero
Calato l'inverno, l'uomo col sacco nero non freme per il venerdì sera.
L'uomo col sacco nero teme il venerdì sera.
Non fa in tempo a mettere piede in casa che una voce querula gli ricorda la fatale incombenza.
L'uomo col sacco nero vorrebbe subito pigiamarsi e rivestire i panni borghesi solo il lunedì mattina.
Ma l'uomo col sacco nero sa che non può farlo, pena un intero weekend peggio del venerdì sera.
L'uomo col sacco nero allora si riveste come un fagotto, affronta il freddo cane, avanza circospetto sul selciato ghiacciato e trascina stancamente la spazzatura al luogo convenuto.
Lì incontra altri uomini col sacco nero, pure loro inciabattati col vestito del lavoro ancora indosso.
Dall'alto occhi guardinghi dietro vetri appannati controllano che gli aliti di vapore frammisti alla nebbia degli uomini col sacco nero si trovino nel luogo convenuto.
Dal basso gli uomini col sacco nero guardano in alto sapendo di essere controllati e sembrano urlare in direzione dei vetri: "Con questo tempo non uscirebbe di casa neanche l'uccello cucùlo".
Una volta rientrati gli uomini senza più sacco nero confermano di aver detto proprio quelle parole.
In realtà solo le sillabe finali corrispondono.
L'uomo col sacco nero sono io.
Gli uomini col sacco nero siete voi.
È ora di ribellarsi: il sacco nero è mio e me lo gestisco io!
L'uomo col sacco nero teme il venerdì sera.
Non fa in tempo a mettere piede in casa che una voce querula gli ricorda la fatale incombenza.
L'uomo col sacco nero vorrebbe subito pigiamarsi e rivestire i panni borghesi solo il lunedì mattina.
Ma l'uomo col sacco nero sa che non può farlo, pena un intero weekend peggio del venerdì sera.
L'uomo col sacco nero allora si riveste come un fagotto, affronta il freddo cane, avanza circospetto sul selciato ghiacciato e trascina stancamente la spazzatura al luogo convenuto.
Lì incontra altri uomini col sacco nero, pure loro inciabattati col vestito del lavoro ancora indosso.
Dall'alto occhi guardinghi dietro vetri appannati controllano che gli aliti di vapore frammisti alla nebbia degli uomini col sacco nero si trovino nel luogo convenuto.
Dal basso gli uomini col sacco nero guardano in alto sapendo di essere controllati e sembrano urlare in direzione dei vetri: "Con questo tempo non uscirebbe di casa neanche l'uccello cucùlo".
Una volta rientrati gli uomini senza più sacco nero confermano di aver detto proprio quelle parole.
In realtà solo le sillabe finali corrispondono.
L'uomo col sacco nero sono io.
Gli uomini col sacco nero siete voi.
È ora di ribellarsi: il sacco nero è mio e me lo gestisco io!
domenica 15 gennaio 2017
Fiatella
Piccolo indovinello di cui ignorare la risposta sarebbe bello...
Fede è seduto sul pavimento; una buffa cimicina gli gira intorno; Fede segue con gli occhi l'insetto, ride e si diverte.
Mi giro, prendo il latte dal frigo e lo metto a scaldare.
Fede è seduto sul pavimento; una buffa cimicina non gli gira più intorno; Fede fissa il vuoto assoluto, non ride e torce la bocca che manco l'urlo di Munch.
Ora la domanda: birichina, birichina, che fine ha fatto la buffa cimicina?
Fede è seduto sul pavimento; una buffa cimicina gli gira intorno; Fede segue con gli occhi l'insetto, ride e si diverte.
Mi giro, prendo il latte dal frigo e lo metto a scaldare.
Fede è seduto sul pavimento; una buffa cimicina non gli gira più intorno; Fede fissa il vuoto assoluto, non ride e torce la bocca che manco l'urlo di Munch.
Ora la domanda: birichina, birichina, che fine ha fatto la buffa cimicina?
martedì 10 gennaio 2017
Chi la fa la fa
Essere nell'ascensore del condominio e mollare soddisfatti una scoreggina.Un'ovattata onda di fragore nel mare magnum dell'aerofagia.
Alzare lo sguardo per intercettare la complicità altrui ed essere pronti ad addossare la colpa a vostro figlio: "Suvvia, perdonatelo: è un bambino piccolo, praticamente un neonato...".
Accorgersi che gli altri non ridono e che, dopo avervi fatto il vuoto intorno per quanto possibile nel millimetrico vano di un ascensore, vi guardano schifati e altezzosi.
Abbassare lo sguardo, accorgersi che non c'è nessun bambino e ricordare all'improvviso che è altrove, dai nonni con la mamma al nido non ricordate esattamente dove comunque altrove.
Capire allora quanto si ridiventi bambini in presenza dei bambini, ma soprattutto quanto si diventi cretini in assenza dei bambini.
Anche questo è paternità.
Alzare lo sguardo per intercettare la complicità altrui ed essere pronti ad addossare la colpa a vostro figlio: "Suvvia, perdonatelo: è un bambino piccolo, praticamente un neonato...".
Accorgersi che gli altri non ridono e che, dopo avervi fatto il vuoto intorno per quanto possibile nel millimetrico vano di un ascensore, vi guardano schifati e altezzosi.
Abbassare lo sguardo, accorgersi che non c'è nessun bambino e ricordare all'improvviso che è altrove, dai nonni con la mamma al nido non ricordate esattamente dove comunque altrove.
Capire allora quanto si ridiventi bambini in presenza dei bambini, ma soprattutto quanto si diventi cretini in assenza dei bambini.
Anche questo è paternità.
domenica 8 gennaio 2017
Se è no è no!
In questo periodo alza il braccio, stende l’indice ed esige la cosa indicata.
Hai voglia a spiegare pacatamente che non è cosa adatta, che è costosa, che magari tra qualche anno.
Continua a indicare l’oggetto del desiderio e un attimo dopo a guardarmi con aria supplichevole.
Poi torna a indicare l’oggetto del desiderio.
La bocca che s’incurva all’ingiù, il labbro che tremola, la pupilla che s’umetta.
Rispiego amorevolmente che non è il caso.
Seguono pugni tesi in basso, urli e capricci.
È a quel punto che perdo la pazienza e alzo la voce: “Ho detto di NO, Irene! E poi c’è tuo figlio che ti guarda”.
Hai voglia a spiegare pacatamente che non è cosa adatta, che è costosa, che magari tra qualche anno.
Continua a indicare l’oggetto del desiderio e un attimo dopo a guardarmi con aria supplichevole.
Poi torna a indicare l’oggetto del desiderio.
La bocca che s’incurva all’ingiù, il labbro che tremola, la pupilla che s’umetta.
Rispiego amorevolmente che non è il caso.
Seguono pugni tesi in basso, urli e capricci.
È a quel punto che perdo la pazienza e alzo la voce: “Ho detto di NO, Irene! E poi c’è tuo figlio che ti guarda”.
lunedì 2 gennaio 2017
Invasion
Accettato a distanza di settimane l'esito delle elezioni americane, mi sono soffermato a guardare Federico che dormiva.Lo guardavo e pensavo ai grandi eventi che intanto avvenivano a sua insaputa e pensavo alle conseguenze che avrebbe vissuto a seguito di tali grandi eventi.
Poi mi sono soffermato sui capelli: rossicci, arruffati, buffi, a tratti ridicoli.
Ho guardato meglio Federico, poi ho guardato Irene che dormiva poco distante, quindi ho riguardato Federico.
Infine sono uscito di casa deciso a dichiarare guerra agli Stati Uniti d'America!
Poi mi sono soffermato sui capelli: rossicci, arruffati, buffi, a tratti ridicoli.
Ho guardato meglio Federico, poi ho guardato Irene che dormiva poco distante, quindi ho riguardato Federico.
Infine sono uscito di casa deciso a dichiarare guerra agli Stati Uniti d'America!
giovedì 29 dicembre 2016
Controindicazioni
In questi giorni di indisposizioni, acciacchi e disfunzioni varie ed eventuali, ci ritroviamo tutti e tre a prendere pillole.
Speriamo di non confonderci, altrimenti a Irene rispunteranno i dentini, a me cominceranno a lacrimare di latte i capezzoli e al piccolo toccherà un'erezioncina di quelle lunghe lunghe lunghe.
Speriamo di non confonderci, altrimenti a Irene rispunteranno i dentini, a me cominceranno a lacrimare di latte i capezzoli e al piccolo toccherà un'erezioncina di quelle lunghe lunghe lunghe.
lunedì 26 dicembre 2016
Babàro
Ma perché chiama “mamma” la mamma, “nono” il nonno, “sìa” la zia, “cino” il vicino, addirittura “babàro” il kebabbaro e a me dice “Dade” anziché papà?
Io posso chiamarlo “Fede”, “Chicco”, "Fefè", “FedeRocco” se voglio, ma lui non può chiamarmi “Dade”.
Cos’è questa confidenza?
Solo perché ogni tanto gli pulisco il culo?
Ma anche gli altri lo fanno (il vicino è capitato, il kebabbaro meglio non saperlo).
Cos’è? Vuole giocarsi sin da subito la carta di “Federico il figlio-amico” in vista di mance future e blande reprimende?
Ha da guadagnarsele, ha!
Cominci ad esempio a dare meno confidenza al vicino (il kebabbaro meglio non saperlo).
Io posso chiamarlo “Fede”, “Chicco”, "Fefè", “FedeRocco” se voglio, ma lui non può chiamarmi “Dade”.
Cos’è questa confidenza?
Solo perché ogni tanto gli pulisco il culo?
Ma anche gli altri lo fanno (il vicino è capitato, il kebabbaro meglio non saperlo).
Cos’è? Vuole giocarsi sin da subito la carta di “Federico il figlio-amico” in vista di mance future e blande reprimende?
Ha da guadagnarsele, ha!
Cominci ad esempio a dare meno confidenza al vicino (il kebabbaro meglio non saperlo).
venerdì 23 dicembre 2016
La Fede
È in giorni come questi che ritrovi la Fede.
A suo modo aveva contribuito Irene a farmi allontanare da lei.
Da qualche tempo non mi ero neanche più chiesto dove fosse finita.
Agnosticismo credo che si dica.
E poi un giorno ti tocca bazzicare l'ospedale e te la ritrovi davanti: improvvisa, intensa, immaginifica.
Impossibile restarle indifferente.
Ti aggrappi a lei per trovare un senso.
E cominci a vedere tutto da un'altra prospettiva.
N.b. La Fede è una bonazza d'infermiera che avevo conosciuto il giorno della nascita di mio figlio.N.b.b. Comunque tutto Bene (nel senso che assomiglia tutta a suo padre, il primario Benedetto De Pisis)
N.b.b.c. (doce "c" sta per "cautelativa") Non c'è che d'Ire (nel senso che non c'è nessun'altra al di fuori d'Irene)
A suo modo aveva contribuito Irene a farmi allontanare da lei.
Da qualche tempo non mi ero neanche più chiesto dove fosse finita.
Agnosticismo credo che si dica.
E poi un giorno ti tocca bazzicare l'ospedale e te la ritrovi davanti: improvvisa, intensa, immaginifica.
Impossibile restarle indifferente.
Ti aggrappi a lei per trovare un senso.
E cominci a vedere tutto da un'altra prospettiva.
N.b. La Fede è una bonazza d'infermiera che avevo conosciuto il giorno della nascita di mio figlio.N.b.b. Comunque tutto Bene (nel senso che assomiglia tutta a suo padre, il primario Benedetto De Pisis)
N.b.b.c. (doce "c" sta per "cautelativa") Non c'è che d'Ire (nel senso che non c'è nessun'altra al di fuori d'Irene)
domenica 18 dicembre 2016
Chi è davvero?
In questi giorni Federico è raffreddato.
In questi giorni Federico è affettuoso.
Io sul divano e lui sulle mie gambe, mi fissa dritto negli occhi e si slancia all’improvviso in un abbraccio impacciato.Quindi risolleva il musino e lascia sulla felpa una scia di muco che neanche il calvario trascinato di un lumacone agonizzante.
Non so, non capisco: è affetto o mero utilitarismo? Mi vede come un padre o come un kleenex? Perché lo fa solo con me e non con la mamma? Che sia ella a eterodirigerlo? Oppure trattasi di un cinico piscialetto opportunista?
Ai suffumigi l’ardua sentenza.
In questi giorni Federico è affettuoso.
Io sul divano e lui sulle mie gambe, mi fissa dritto negli occhi e si slancia all’improvviso in un abbraccio impacciato.Quindi risolleva il musino e lascia sulla felpa una scia di muco che neanche il calvario trascinato di un lumacone agonizzante.
Non so, non capisco: è affetto o mero utilitarismo? Mi vede come un padre o come un kleenex? Perché lo fa solo con me e non con la mamma? Che sia ella a eterodirigerlo? Oppure trattasi di un cinico piscialetto opportunista?
Ai suffumigi l’ardua sentenza.
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