Mio figlio vive da due mesi in un Paese senza governo e non so come dirglielo.
Faccio fatica a spiegargli la scarsa autorità di Orso su Masha, figuriamoci il resto.
Lui gioca, ride, capitombola, piange, si rialza ma non si arrovella minimamente sulla situazione politica.
È giusto che sia così: io alla sua età pensavo che Andreotti fosse uno dei Puffi (magari).
Da grande leggerà tutto sui libri di Storia (ammesso ci saranno ancora).
D’altronde è in piena mammocrazia (particolare forma di governo per la quale il papà non conta un cazzo).
A volte lo invidio, invidio il legame ombelicale che prova nei confronti delle proprie istituzioni.
Fantastico allora di precipitarmi sulle ginocchia di Mattarella e farmi fare le coccole.
Di correre tra gli stanzoni del Quirinale e giocare a nascondino coi fantasmi di papi, re e presidenti.
Di andare a letto la sera protetto ai lati da due corazzieri armati contro quel mostraccio del fasciopopulismo.
Di addormentarmi col Presidente in pigiama d’ordinanza che mi legge la Costituzione: “…e vissero tutti cittadini e contenti”.
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