“Uau Fede, l’hai fatto tu?”
“Sì”
“Non male per un bimbo di quattro anni. Mi ricorda tanto un pittore spagnolo del secolo scorso; un pittore che con le sue colorate composizioni geometrico-astratte voleva rappresentare...”
“Juan Miró intendi?”
“Scusa...? Perché? Lo conosci?”
“Sì, anche se indirettamente. E poi lui si sarebbe definito catalano e non spagnolo. L’ho letto in una biografia a dire il vero incentrata su Salvador Dalì”
“Perché? Sai anche leggere?”
“Sì”
“E da quando tutte queste capacità?”
“Competenze, padre, competenze. Da quando tu sei impegnato nella stanzetta in fondo con le video-lezioni, mamma altrettanto in camera e io solo qua nella living room ho vinto la sensazione di abbandono cimentandomi in qualcosa”
“Soldatini e macchinine no?”
“No”
“Non ti nego che in parte sono fiero e in parte mi sento in colpa”
“Scisso tra orgoglio parentale e subconscio reo”
“Anche Freud?”
“Sì, anche Freud. Se hai due minuti e vuoi sdraiarti...”
“No, no, grazie. Tra poco ho un’altra video-lezione... Sono senza parole”
“Afasico si dice”.
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