Madrid: cariche della polizia contro gli indignados
Un cameriere affronta un celerino e gli urla: "Qui non si picchia"
Da cittadino reazionario a eroe della rivoluzione.
Da lavoratore pidocchioso a difensore degli sfruttati.
Da sottoproletario amorale a leader morale della rivolta.
E tutto per un equivoco cui hanno contribuito la vorace bulimia dei media e la messianica attesa di un popolo affamato di paladini.
È quanto capitato ad Alberto Casillas, cameriere di un bar del centro di Madrid conosciuto nella zona per i metodi gretti e spicci quotidianamente esibiti nel servizio ai clienti.
Ma ora la ricostruzione dei fatti così come immortalata dagli obiettivi dei fotoreporter: il cameriere che si ritrova, pochi secondi successivi all’esplosione degli scontri di piazza, a fare da scudo umano col suo corpo a un gruppo di manifestanti rifugiatisi all’interno del bar e sempre lui che un istante dopo, in perfetta posa da Che Guevara delle tapas, sbraita in faccia a un poliziotto il labiale che l’ha reso celebre.
Lo stesso labiale che gli è poi costato un fermo da parte delle forze dell’ordine con l’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale, attività sovversiva e attentato alle istituzioni.
Uscito esanime a tarda sera dal commissariato di polizia, il cameriere ha potuto finalmente fornire la sua versione degli avvenimenti di fronte a una selva di telecamere e microfoni.
«Ma che scudo umano e scudo umano… In mezzo a tutto quel caos di sirene e lacrimogeni, stavo semplicemente evitando che qualcuno dei clienti sgattaiolasse via senza pagare. Conosco i miei polli… Le parole urlate al celerino? Se anziché interrompermi con una manganellata mi avesse lasciato parlare, gli avrei semplicemente ricordato la cara vecchia massima del “Qui non si picchia senza aver prima consumato al bancone”. Se non temo in questo modo di deludere le aspettative di milioni e milioni di persone? Niente che un buon liquore non possa far dimenticare. E, modestamente, io penso di servire il migliore della capitale».
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