Fresco di gita, a seguire alcuni motivi per cui non rinuncerei mai all'esperienza del viaggio d'istruzione nonostante le gravose responsabilità connesse alla gestione di una mandria scalpitante di adolescenti fuori-casa per un paio di giorni.
A partire dalla traversata in pullman:
- comandare a inizio viaggio un segno della croce collettivo ed essere richiamati dal pitignino della classe perché "in quel modo, prof, invoca il demonio: la mano giusta è quella destra!";
- ritirare i documenti, passare la prima mezzora a ridere delle foto di quando sapevano ancora di omogeneizzato e minacciarli con un sorriso, che si fa all'improvviso serio, di sputtanarli a vita;
- aver deciso da giorni la composizione delle camere, fingere ponziopilatescamente che tutto dipenda dall'hotel e scrollare le spalle ad ogni supplica del tipo "Voglio stare con" e "Non mi metta insieme a";
- scatenare il panico tra i ragazzi con un brusco e laconico: "So solo che, per esigenze di spazio, uno di voi dovrà dormire col prof";
- inforcare il microfono e fare un discorso paternalistico sulla pericolosità di 'droga, sesso e hardcore (magari ascoltassero rock 'n roll...)': niente fughe notturne in discoteca, niente corse precipitose al pronto soccorso, niente sgradevoli convocazioni in commissariato, niente inviti a battesimi di lì a nove mesi.
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