"Pronto, ciao ma'..."
"Pronto pizzeria?"
"...volevo chiederti un piacere"
"Sì, pisseria Sahara, a disposisione..."
"Dimmi pure. Di che piacere si tratta?"
"Vorrei ordinare..."
"Visto che Irene non c'è in questi giorni..."
"...una marinara, una pugliese e un kebab"
"Va bene, signore. Per che ora vuoi consegna?"
"Fammi indovinare..."
"Facciamo alle..."
"...mi stireresti un paio di magliette?"
"Otto e mezza"
"E va bene. Ma prima o poi dovrai imparare!"
"Ok capo. Otto e mesza puntuale".
Da un paio di giorni le linee telefoniche del mio condominio devono essersi fuse tra loro complice il calore.
In particolare l'amplesso di cavi pare essersi consumato tra il mio apparecchio e quello del kebabbaro al piano terra.
Ad ogni cornetta alzata è un sovrapporsi di chiacchiere private, ordinazioni di pizze, resoconti giornalieri, richieste di condimenti extra, confidenze intime, indicazioni stradali per l'addetto alle consegne, sfoghi personali, intraducibili imprecazioni in arabo quando la linea è particolarmente disturbata.
A parte il fastidio del bombardamento di trilli all'ora di cena, spero che la situazione si risolva prima che mia mamma sfrecci in motorino a consegnare kebab sulle strade della Bassa e soprattutto prima che Ahmed, sulla soglia del portone, mi chieda: "Ehi capo, ti devo stirare anche mutande?".
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