Quando sono in macchina e vedo nella vettura davanti una coppia che si agita parecchio, spengo la radio e mi diverto a interpretarne gesti e parole.
Ingrasso più di Robert De Niro nel ruolo di Al Capone, ammattisco più di Johnny Depp nei panni di Jack Sparrow, fingo nonchalance come Leo Di Caprio per l'ennesimo Oscar non ricevuto.
Mi immedesimo alla grande insomma.
Tutto quello sbracciarsi, riportare le mani sul volante, tacere all'improvviso e riprendere a litigare stimola la mia fantasia meglio di 100 puntate del Trono di Spade.
È come essere al drive in, solo che il telo gigante è il cruscotto, la macchina è in movimento e tu sei il doppiatore della pellicola anziché spettatore passivo.
Meglio di un 3D, una specie di realtà aumentata in cui ti ritrovi a varcare lo schermo ed essere uno dei personaggi, anzi tutti i personaggi.
Infatti, come un medium invasato dagli spiriti, mi calo nelle diverse parti e alterno, cambiando la voce, le battute di lui alle risposte di lei.
Dentro ci metto un po' di biografia personale e un po' di cose lette sui libri o viste alla tele.
A volte mi prende così bene che cambio percorso, seguo la macchina esagitata e prolungo il tragitto di qualche centinaio di metri rispetto a dove devo andare.
Altre volte mi invento una storia talmente realistica da autosuggestionarmi e temere per la conclusione. Sono le volte in cui accelero, metto la freccia e supero senza guardare perché non voglio sapere come va a finire.
Altre volte ancora contribuisco alla pace della coppia nel momento in cui, tramite specchietto retrovisore, si accorgono entrambi della mia pantomima, si interrompono, si guardano complici e si girano all'unisono con l'inconfondibile mano a conchetta e annesso labiale: "Cazzi tuoi, nooo?".
Loro scoppiano a ridere, io ci rimango un po' male (non era il finale previsto).
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