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lunedì 13 aprile 2020

Figuriamoci il resto

Mi mancano i giri in macchina di due ore e passa per trovare parcheggio all'Orio Center, per poi trovarlo, scendere, guardare l'orologio e dire "Ok, è ora di tornare a casa".
Mi mancano i falò con le signorine intorno che a tarda notte danno un po' di calore in più sulla Francesca o sulla Bergamo-Dalmine.
Mi mancano i buttafuori all'ingresso dei locali esclusivi, i loro sguardi scrutatori, la loro disapprovazione all'ingresso, la loro manona sul petto a comunicare "Tu non entri".
Mi mancano le stazioni e quella di Bergamo in particolare con la loro umanità varia ed eventuale, in mezzo alla quale stringi le chiappe e acceleri il passo.
Mi manca Bergamo blindata quando gioca l'Atalanta con tanto di agenti schierati, sirene spiegate e tifosi scortati.
Mi mancano le code interminabili al semaforo di Verdello.
Mi mancano le code in generale: all'anagrafe, in Posta, all'Inps, alla casetta dell'acqua.
Mi mancano i bar di paese con i loro ubriachi molesti e inopportuni.
Mi manca il mercato del mercoledì perché come si spettegola davanti a quello del pesce neanche dal parrucchiere.
Mi manca il parrucchiere perché non sono un amante del pesce.
Mi mancano troppe diottrie per riconoscere la gente quando saluta con la mascherina dal balcone.
Mi manca troppo per arrivare alla pensione, se ci arrivo.
Mi manca un casino quella persona ma non lo voglio ammettere.
Mi manca un tassello ma non lo riesco a trovare.
Mi manca tutto questo, figuriamoci il resto.

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