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mercoledì 18 aprile 2018

L'origine del mondo (da 'mondare')

A Fede ho raccontato che è nato grazie a una levatrice.
Lui deve aver capito lavatrice.
Da allora vuole tornare da dove è venuto.
Come tutti d'altronde.

sabato 7 aprile 2018

Iniziali bibi

Fede è un po' di giorni che torna a casa dal nido e riferisce di essersi fatto bibi.
Non lo dice piagnucolando, bensì soddisfatto.
Praticamente lo canticchia: "Mi sono fatto bibi, mi sono fatto bibi".
Masochista?
Escluderei: a casa, quando si fa male, si dispera come un dannato.
Ieri sono andato a prenderlo di persona al nido per cercare di capirci qualcosa.
Non ho fatto in tempo a interpellare le responsabili che ho scorto nell'angolo-guardaroba, dove ogni creatura ha il proprio appendino personalizzato, la foto di una bimba con sotto scritto "B.B.".
Credo diventerò nonno presto.

sabato 31 marzo 2018

Ciao Signore!

Federico chiama il nostro anziano dirimpettaio di pianerottolo ‘signore’ (più precisamente ‘signole’).
Un po’ per il nome troppo lungo e difficile da pronunciare (Ermenegildo), un po’ perché gliel’abbiamo inculcato noi come forma di educazione e rispetto (“Fede, saluta il signore”, “Guarda cosa ti regala il signore”, “Di’ grazie al signore”).
Fatto sta che Fede l’ha preso in simpatia: “Ciao signole!”, “Giochi con me signole?”, “Bimbo e signole amici”.
Ieri pomeriggio, Venerdì Santo, allo scoccare insolito delle campane Fede ha guardato me e la mamma e ha chiesto “Pecché?”.
Al che ho candidamente risposto: “È appena morto il Signore”.
Fede è scoppiato a piangere che neanche a spiegargli cosa intendessi esattamente si calmava (il ragazzo, d’altronde, non è molto ferrato in teologia).
Un fiume in piena, un singhiozzare ininterrotto, lacrimoni da diluvio universale.
A un certo punto son dovuto andare dal vicino, svegliarlo dalla penichella e trascinarlo sdentato e mezzo-pigiamato davanti a Fede, che si è messo a gioire manco avesse visto cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare.
Buona Pasqua.

lunedì 26 marzo 2018

Jurassic Pork

Presente in Jurassic Park la scena del velociraptor che riesce a girare la maniglia rendendo perciò vano ogni tentativo di fuga?
Sapevo che Fede aveva il pollice opponibile.
L'avevo notato da quando, fresco di nascita, aveva stretto la sua mano intorno al mio pollice.
Solo m'illudevo scoprisse piano piano le potenzialità del ditone e non in maniera così rapida.
Invece ha già imparato a far leva sui pomelli, aprire le porte e raggiungerci nei posti più riposti: bagno, balcone, box doccia, interno dell'armadio, retro del frigorifero, sgabuzzino.
Quelle zone insomma off limits in cui per qualche minuto tiravamo il fiato.
O lo acceleravamo...

mercoledì 21 marzo 2018

'Guli!

Stamattina, Festa del Papà, mi sono illuso.
Appena sveglio ho dato un bacio sulla fronte a Federico credendo dormisse ancora.
Tempo di volgere le spalle al lettino e mi è parso di sentire una vocina salutarmi: “Papi... 'guli!”
Poi di nuovo silenzio e il respiro di chi è ripiombato nel sonno.
Sono andato in cucina col sorriso ebete in faccia e ho riferito a Irene l’inatteso augurio.
Irene mi ha spiegato che da un paio di giorni il bimbo più grande del nido ha insegnato ai più piccoli a rispondere “T’inculi!”
Io preferisco credere alla mia di versione.
Anche perché è tutto il giorno che mi guarda e dice: “'guli!”, “'guli!”, “'guli!”

venerdì 16 marzo 2018

ASCENSOREEE!

Ho un problema con l’ascensore.
Anzi è l'ascensore ad avere un problema con me.
Mai, giuro, mai, ci troviamo allo stesso piano: se io sto in basso lui si trova in alto, se io sto in alto lui si trova in basso.
A memoria è capitato una volta all’inizio, appena trasferiti, di ritrovarci subito.
Il caso o una specie di benvenuto, poi nulla più.
E questo significa aspettare, appoggiare le borse, liberare Federico dalla presa, rincorrerlo, placcare Federico, riprendere le borse, inciampare, imprecare...
So che è una gran comodità di cui si può fare anche a meno ma quando sei stanco la sera e vorresti catapultarti in casa o quando sei carico di cianfrusaglie da portare in garage spereresti solo nella complicità dell’ascensore.
E invece niente.
Ipotesi per cui l’ascensore ha un problema con me:
- sfiga, pura sfiga, semplicemente sfiga;
- figa, pura figa, semplicemente figa (se è Irene a schiacciare il bottone, magicabula le porte si aprono subito);
- una vendetta dell’ascensore per le puzzette dall’an fuggite (vaglielo a spiegare che c’entra Irene e non il sottoscritto);
- un divertimento della società responsabile dell’impianto che da una segreta stanza dei bottoni controlla tutti gli ascensori che ha installato in Italia e nel mondo (una specie di Grande Fratello dei montacarichi);
- un dispetto dell’odioso bimbo dei vicini che mi tiene d’occhio dalla finestra quando rincaso e corre per le scale a spostarmi l’ascensore (questo spiegherebbe il ritorno a casa, ma quando esco al mattino...? Temo una complicità di Federico che da sotto le lenzuola avvisa con il walkie-talkie l’amichetto);
- a proposito di Federico: un riflesso incondizionato dell’ascensore che non ne può più di saltelli, pigiate ripetute e insistite del tasto giallo di emergenza, oggetti lanciati nella sottile striscia di vuoto pneumatico che separa la cabina dal pianerottolo (là sotto ci sta un regno magico di chiavi e giocattoli);
- ancora a proposito di Federico (e del sottoscritto): una ripicca esasperata dell’ascensore per tutte le volte che io e il piccolo facciamo questo giochetto: “Fede, dai che chiamiamo l’ascensore! Pronto? Uno, due ,tre: “Ascensoreee! Ascensoreee! ASCENSOREEEEEEEEEEEEEEE!”.

martedì 13 marzo 2018

Neve

"Oooh, guadda cielo... Papi, cogg'è?"
"È la forfora degli angeli"
"Alloa, papi, tu cei un angelo?"

Devo cambiare shampoo.

mercoledì 7 marzo 2018

La paura del buio

Il buio ha paura di Fede.
Non il contrario.
Avvolto nell'oscurità, Fede si sente libero di fare ciò che vuole: lancia, urla, corre, imbratta, cambia disposizione dei mobili, gira le pagine del calendario, stacca i pomelli del gas (e per fortuna non ha ancora imparato a strofinare i fiammiferi).
Non che non lo faccia alla luce del sole, ma con più pudore visti gli occhi addosso.
Il buio gli dà la copertura per poi poter fare spallucce e dire: "No tato io".
Il buio ha paura di quella creatura tenebrosa che è Fede nel momento in cui le luci si spengono.
Per queste ragioni, la sera, dobbiamo tenere la lampada accesa fino a quando Fede si è addormentato.
Solo allora il buio si tranquillizza e comincia a fare il proprio mestiere.
Fino ad allora no: ha bisogno anche solo di un barlume, contraddicendo se stesso e impedendo a noi "grandi" di dormire.
Per lo stesso motivo, se usciamo di casa, dobbiamo comunque tenere una lampadina accesa perché il buio esorcizzi le razzie del piccolo unno.
Che poi Fede viene via con noi, ma vaglielo a spiegare al buio: le paure son cose difficili da razionalizzare.

domenica 4 marzo 2018

In finito

Oggi pomeriggio capatina in università a Milano.
Un po’ per nostalgia un po’ per tenermi aggiornato.
Parecchio che non ci andavo.
Credevo, causa età, barba e borsa seriosa, che qualche studente potesse scambiarmi per un docente universitario (quantomeno un assistente): mi vedevo già pontificare ad minchiam con aura professorale.
“Scusa, hai del fumo?” è stata invece la prima frase che mi hanno rivolto (neanche il Lei: “Perdoni, tiene della resina psicotropa?”... Ah, dove andremo a finire...)
E poi all’improvviso: le bacheche infarcite di slogan e iniziative dei movimenti politici studenteschi di ogni colore e tendenza.
E il sorriso per il candore di quelle ingenue perorazioni (tranne quelle fasciste: quelle mi facevano cagare già allora).
E i marxisti-leninisti a fermarmi per convincermi della rivoluzione imminente e io che replico: “Sei lo stesso che me lo prometteva vent’anni fa”.
E la burocrazia, i corridoi stretti e sudati, le attese, la latitanza di chi ha confermato l’appuntamento per quel giorno in quel luogo a quell’ora ma un post-it di sghimbescio sulla porta attaccato all’ultimo minuto recita “Oggi niente ricevimento”.
E la fila, mai vista così tanta fila.
Non mi ricordo file del genere a fine anni ’90 (anche perché all’epoca stavo dietro più a Lenin che ai leggings... maledetti marxisti-leninisti!).
E in lontananza la sagoma di colei che un tempo mi aveva smosso il sentimento e il timore di dichiararmi e le tante occasioni perse e l'aver imboccato a un certo punto strade diverse e non essersi visti più.
Miraggio? Realtà? Fato? Fantasmi che ritornano? Opportunità che si ripresentano?
Il passato è passato.
E mi sovvien Piperno (docente di Storia Contemporanea), e le morte lezioni, e la presente e viva, e il suon di Lei.

mercoledì 28 febbraio 2018

Li avessi usati allora

Risposte venutemi in mente dopo essermi girato in farmacia a Treviglio con una scatola di preservativi in mano ed essermi trovato faccia a faccia con uno studente di Seconda Liceo:
- arrampicata sui vetri: “Servono alla collega di Scienze per un esperimento sulle proprietà… sulle proprietà… sulle proprietà catarifrangenti del lattice”;
- banale-consumistica da ipermercato: "Erano in offerta" (e per la stessa ragione afferrare una peretta da clistere in esposizione sul bancone);
- autogolllesca: "Li danno in omaggio ogni 10 confezioni di Viagra";
- furbo-altruistica: "È come il caffè a Napoli: ne lasci pagato uno per il cliente successivo. Tieni";
- farsa-altruistica: "Non sono per me... Ma per lui!" (rifilandoli in mano all'ottantenne artritico in fila);
- ironico-quasi realistica: "Non mi facevi sessualmente attivo, eh?";
- complice-autocommiserativa: "C'è scritto 'effetto ritardante'... Sperèm";
- farfugliato-ambigua: "Non sono per me, sono per la mia compagna";
- paternalistico-filosofica: "Un giorno capirai";
- paternalistico-figosofica: "Un giorno scoperai";
- montata (in ogni senso): "Domani tocca comprarne altri";
- minatoria per la serie 'Lo dico a mammà': "Zitto che sei qui per lo stesso motivo";
- a proposito di mammà: "Li avessi usati 15 anni fa, ora non saresti qui".
Risposta detta dopo essermi girato in farmacia a Treviglio con una scatola di preservativi in mano ed essermi trovato faccia a faccia con uno studente di Seconda Liceo:
"Ok, puoi non studiare per il resto dell’anno".

venerdì 23 febbraio 2018

AGHJHJLETYUIUYOSDG

A casa da solo con Fede, devo precipitarmi in bagno (maledetto virus gastrointestinale) e tenere al contempo di là la creatura al sicuro e occupata.
Lo piazzo davanti al frigo dove ci stanno le letterine magnetiche e gli dico accelerato come nei secondi finali della pubblicità delle medecine: "PapiOraSiNascondeTuScriviUnaCosaPapiTorna".
Le letterine sono tutte sparse, alcune irraggiungibili, volutamente irraggiungibili: ci dovrebbe mettere un po' a tirare insieme una parola, foss'anche solo 'bau'.
Corro, espleto e mi riprecipito.
E trovo qualcosa a metà tra dislessia e arte, che poi il poeta ebbe a definir "la dislessia dell'anima".
Tutto torna.
Anche il virus.

lunedì 19 febbraio 2018

Sensibilità

Federico ha cominciato a esternare le proprie emozioni.
Prima non lo faceva.
Non è che tenesse tutto dentro, semplicemente non sapeva gestire gli stati d'animo.
Di fronte a un cartone animato ora ride con gusto o si commuove per una scena triste.
La notte scorsa l'ho sentito ad esempio singhiozzare, un lungo singulto ininterrotto.
Irene russava profondamente e non si è accorta di nulla.
Mi ha fatto tenerezza (Fede, non Irene): un sogno? Un ricordo? Una frustrazione covata? Uno sfogo naturale?
Fatto sta che ho preferito non svegliarlo e lasciare che i sentimenti viaggiassero in autonomia.
"È giusto che impari a regolarsi, a essere responsabile dei propri umori, a saperli gestire" mi sono detto rigirandomi dall'altra parte.
Solo al mattino mi sono accorto che la sera prima, chiudendogli il bodino, avevo chiuso tra i bottoncini un lembo di pelle.

giovedì 15 febbraio 2018

Marchiatura

Festa comple bimbi.
Ossia manguste allo stato brado.
Momento pennarelli.
Ossia l'Apocalisse.
Fede afferra il marrone, lo scappuccia e verga con una specie di F la schiena di un'innocente compagna di giochi.
Stile playboy che mette il fermino su quella da tampinare.
Tipo vaccaro che marchia il bestiame.
Molto macho. Troppo. Di questi tempi poi.
Camicetta rovinata e pianto a dirotto dell'infante bersagliata.
Cazziatone mio al piccolo Fede davanti a tutti.
Forse mi faccio prendere la mano: gli altri bimbi si spaventano e piangono (Fede no - lui mi guarda con espressione tipo: "Hai finito?").
Addirittura qualche genitore interviene a calmarmi: "Son cose che succedono", "Adesso non esageriamo", "Suvvia, non l'ha fatto con cattiveria".
Io mi calmo ma mantengo fino alla fine un'espressione contrita della serie 'Facciamo i conti dopo...'
Terminata la festa e una volta soli in macchina, guardo Federico, sollevo imperiosa la mano e... gli do il cinque.
"Orgoglio di papà" dico pizzicangogli le guanciotte da cucciolo di mandingo.

lunedì 12 febbraio 2018

Tinello bordello

Ultimamente mi vengono i durelli mentre lavo i coltelli.
Niente sadomaso, nessuna posata fallica (anche se lo svuota-kiwi...) o perversione erotica (tipo io che urlo "È arrivato l'arrotino!" e lei che si prostra "Affilami tutta!").
Ultimamente mi vengono i durelli mentre lavo i coltelli causa tinelli.
Il tinello della cucina si trova vicino alla finestra che dà sulle case in costruzione dietro le quali si intravede un parcheggio dove a una certa ora, tarda ora, si ferma puntuale una macchina coi fari accesi (devono essere i preliminari).
Spenti i fari comincia il dondolio in crescendo dell'abitacolo illuminato a intermittenza dalle luci rosse di segnalazione della gru che dall'alto troneggia.
Bene o male alla stessa ora, tarda ora, io mi metto a lavare le stoviglie.
L'ho sempre fatto, da qualche giorno a maggior ragione.
Il fatto di tenermi impegnato in una qualche attività mi fa sentire meno guardone, ma in fondo è quello che faccio: mi sporgo, controllo, mi eccito, rinculo, mi sporgo, controllo, mi eccito, rinculo...
Un moto sussultorio durante il quale le mani mulinano senza neanche guardare bicchieri e posate.
Qualche taglietto in cambio di un po' di testosterone.
Praticamente vado a ritmo fino alla montata di sapone liquido.
Allora torno con gli occhi sul tinello e si interrompe anche il dondolio della macchina.
Silenzio fuori (devono essere le coccole) e sciacquio in casa.
Sento il motore dell'auto che si accende proprio mentre termina lo sgocciolio del rubinetto.
Mi viene voglia di fumare una sigaretta.
In quel momento passa Irene che domanda: "Fatto?"
"È stato bellissimo" le dico e strizzo l'occhio allo svuota-kiwi imperlato di gocce.

sabato 3 febbraio 2018

Shangahi

Io e Irene abbiamo inventato questo gioco che si chiama Shangahi.
È come Shanghai ma con 'ahi' in fondo.
Praticamente chi di noi la sera lava le stoviglie (bene o male ci alterniamo), le dispone ad asciugare in modo tale che il mattino dopo lo sfidato debba stare molto attento a prenderle per riporle nel cassetto.
Nel senso che ci divertiamo a sovrapporle e incastrarle così da creare una matassa ingarbugliata di acciaio precario.
Un tocco sbagliato e potrebbe precipitare l'intero castello di forchette, cucchiai e coltelli.
Come a Shanghai appunto.
Abbiamo aggiunto 'ahi' in fondo non perché ci sia il rischio di farsi male, ma perché di solito a farne le spese è Federico, che per il rumore si sveglia di soprassalto e comincia a piangere dallo spavento.
È a questo punto che il vincitore urla "Ahi!" all'altro.
Segue risata generale.
Tranne Federico.

domenica 28 gennaio 2018

Lessico famigliare

Fede cresce fisicamente ma non verbalmente.
Ancora pochi termini per di più mal sillabati.
A colpirmi, forse per deontologia professionale, è soprattutto la povertà lessicale.
Un bacino d’una ventina di parole combinate tra loro in modo poco logico.
Esempio: “Luna luce buio bau ‘nduja” (tana per il nonno calabro).
Allora ho fatto autocritica, ho rinunciato al bergamasco in casa e ho cominciato a utilizzare un lessico più ricercato/ambizioso.
Al posto di “Mòchela che ta sa fet del mal!” un più aulico “Contieniti al fin di evitar a te stesso nocumento!”.
Invece di “Dòm che l’è ùra dela pappa!” un più lirico “Suvvia che il desinar s’appressa!”.
In sostituzione di “O signùr, sent che odùr!” un più biblico “Onnipotente, quale malefico lezzo!”.
In dieci giorni nessuna apparente evoluzione.
Fino a stamattina.
Appena sveglio, mi è corso incontro, mi ha abbracciato e all’orecchio mi ha scandito affettuosamente: “Padre”.

venerdì 26 gennaio 2018

Rock'n doll

Come se Torero Camomillo piacchiettasse sulla spalla di Bruce Springsteen e gli dicesse: "Scansati che tocca a me".
Da un paio di sere, finita la cena, niente rock (colonna sonora ideale mentre lavo i piatti - ne ho già rotti una decina) perché scatta tassativa la baby-dance.
La pasta al forno non è ancora bolo che già son chiamato a fare le mossette.
Non si discute.
Nessuno può mettere baby-dance in un angolo.
Non è tanto Federico a volerla (lui se ne starebbe placido in disparte a digerire e giocare coi cubotti).
È Irene a imporla.
Tipo animatrice in bamba matta dei villaggi vacanze al momento del gioco aperitivo: nessuno la caga ma lei impone ugualmente la pantomima a tutti.
Fatto sta che un attimo prima che attacchi "Il caffè della Peppina' vado ai vinili dei Led Zeppelin, li giro contro la parete e sussurro: "Robert, Jimmy, John, Bonzo... Perdonatela, perché non sa quello che fa".
E nel momento in cui sculetto verso il centro della pista mi pare di sentire ovattata ma potente una schitarrata elettrica di solidarietà.

sabato 20 gennaio 2018

La figlia del carrozziere

Il papà di Irene, prima della pensione, faceva il carrozziere.
Embè?
Io sto con Irene perché suo papà faceva il carrozziere.
Ah, il solito guidatore maldestro-cinico approfittatore!
No, per stare con Irene bozzavo volutamente la macchina almeno un paio di volte al mese così da portarla da suo papà che faceva il carrozziere.
Il nesso?
Che Irene studiava nell'ufficio attiguo al garage dove suo papà faceva il carrozziere ed era l'unica occasione per me di poterla vedere.
Romantico, ma perché ce lo racconti?
Perché Irene questa settimana è tornata a casa per ben due volte con la macchina tamponata.
Credo abbia un altro.

sabato 13 gennaio 2018

Andate e twittatene tutti

Verifica di Storia su Impero Romano del I-II secolo.
Uno degli argomenti era nascita e diffusione del Cristianesimo.
Nello specifico una domanda recitava: “Scrivi in sintesi il messaggio di Cristo”.
Risposta di uno dei ragazzi: “Ci ved dp. Fate i brvi! ;-)”.
L’evangelizzazione ai tempi di WhatsApp.
Massimo dei voti.

mercoledì 10 gennaio 2018

Che fisica!

Prima legge dell'infante costipato (detta anche Legge di Federico): la quantità di kleenex a disposizione in casa è inversamente proporzionale agli ettolitri di muco sciabordanti dal nasino del bambino raffreddato.

Seconda legge dell'infante costipato: la quantità di muco esondata dal nasino di un bambino raffreddato è direttamente proporzionale alla quantità di muco secco raschiabile dal maglione del genitore.
Questa legge fisica è anche nota come Legge di cambio dello stato della materia (da viscido a incrostato) o Seconda Legge di Federico.

Terza legge dell'infante costipato (della Mucosa Appiccicosa o Terza di Federico): la quantità di muco di bambino raffreddato rappreso sul maglione è direttamente proporzionale all'alchimia di fatica e imprecazioni impiegata per raschiarlo.

domenica 7 gennaio 2018

Stop waterboarding!

Avevo sentito parlare per la prima volta del waterboarding ai tempi della guerra in Iraq.
Si tratta praticamente della tecnica di interrogatorio-tortura che consiste nell’immobilizzare una persona a volto in su e versarle acqua sulla faccia in modo da rendere molto difficoltosa la respirazione.
All’epoca la notizia mi aveva colpito ma non scandalizzato più di tanto, nel senso che, trattandosi di un contesto di guerra, non ero stato lì a sottilizzare tra legittimo e illegittimo, morale e immorale.
Poi la scorsa notte ho cambiato idea.
Ho assistito ai lavaggi nasali di mio figlio.
Più che assistito, l’ho tenuto da dietro all’americana mentre la mamma procedeva con l’intervento invasivo.
Pipette di soluzione salina da far schizzare su per il naso per purgare le mucose e agevolare il respiro.
Encomiabile nella finalità, condannabile nella pratica, esecrabile nella reazione.
Creature inermi che si divincolano come dei posseduti invocando come dei posseduti Dio.
Stamattina, mentre a stento mandavo giù bocconi a colazione, ho firmato su Internet una petizione internazionale contro il waterboarding.
Fatelo anche voi: www.nowaterboarding/savefederico/stopirene/ioeseguivosolodegliordini.onu

mercoledì 27 dicembre 2017

Il giallo del giallo

Piena fase pennarelli.
Anzi, piena fase pennarelli tranne uno.
Prima ancora di impiastricciare fogli e pareti, Fede scarta il giallo.
Non è che gli toglie il tappino, lo prova e, insoddisfatto, lo accantona.
No, no: lo scaglia a prescindere verso l'altro lato della stanza.
Ipotesi:
- lo associa alla fase itterica dell'inizio, alla claustrofobica culla di vetro, ai faretti intensi e abbaglianti;
- ha notato che non va di moda (la Peppa ad esempio lo calza raramente);
- lo collega all'antipatico canarino di Gatto Silvestro (come dargli torto);
- odia i Cinesi perché sa che un giorno faticherà sottopagato per loro;
- gli ricorda la maglia della Svezia;
- lo abbina ai cibi che lo schifano: banana, purè, zuppa di zucca, limoncello;
- fa pendant col maglione giallo crosta di polenta su sfondo di pentola di rame per cui al nido l'hanno bullizzato sin da subito (peccato, a noi piace);
- non ne può più del mantra rastafariano-autorigenerante che la mamma va ripetendo da un mese: "Jah Love", "Jah Love", "Jah Love";
- gli rimanda foneticamente la parola 'gallo' in odio da quando il nonno calabro l'ha fatto combattere con un vero gallo da pollaio per testarne la virilità;
- è stufo di sentir parlare del giallo su chi sia suo padre.

martedì 19 dicembre 2017

L'essenziale

Irene inaugura la domenica mattina con un "Abbiamo un garage che fa schifo".
Io bofonchio un buongiorno e poi dico: "Non ce l'avrà progettato Renzo Piano ma mi sembra funzionale e ineccepibile".
Quindi mi siedo perché 'funzionale e ineccepibile' mi costa fatica la domenica mattina.
Lei si accanisce: "Intendo il caos che vi regna sovrano".
Resta irrigidita in piedi in attesa di una conferma ('vi regna sovrano' non le costa fatica la domenica mattina).
Fatto sta che a me non pare, ma dallo sguardo capisco che è il caso di alzarmi e fare un sopralluogo.
Macchina parcheggiata dritta, parete-scaffali ricolma e ordinata, bici appoggiate al muro, angolo-ramazza con due cose due da portare in discarica, qualche fogliolina secca in zona saracinesca che fa colore e stagione.
Roba da rivista patinata 'Belli garage'.
Risalgo e riferisco.
Lei scuote la testa: "L'essenziale è invisibile agli occhi".
Tocca risedermi.
Stoccata finale: "Ho avuto ex che passavano il weekend in garage".
Mi sollevo di scatto, trattengo a stento 'chiediti perché', l'abbraccio stretta stretta e la rassicuro: "Tranquilla, adesso ci sono qua io".

mercoledì 13 dicembre 2017

Mùca!

Fede è nella fase delle paroline gnagnose.
Per 'gnagnose' intendo buffamente sgrammaticate.
Ad esempio dice 'mùca!' sia per indicare la mosca che per intendere la mucca.
La cosa non agevola.
Ieri gli stavo dando la pappa a mulinello: un'imboccata dietro l'altra senza soluzione di continuità.
A un certo punto ha cominciato ad agitarsi e a dirmi 'mùca! mùca! mùca!'
E io: "Sì, certo. E la pecorella, il maiale, la gallina, il miao, il bau..." e vai di animale-cucchiaiata, animale-cucchiaiata, animale-cucchiaiata.
Ho capito che intendeva 'mosca' solo quando me l'ha sputata in faccia.

venerdì 8 dicembre 2017

Piccole trasgressioni

È da un po' di giorni che Federico si trascina una brutta tosse.
Credevo fosse malanno di stagione.
Da quando ha cominciato il nido poi.
Virus meo, cazzi tua.
Stamattina la svolta: frugo nella tasca superiore dello zainetto rosa-fucsia di Hello Kitty e trovo un pacchetto di sigarette.
Non percepisco subito la gravità della scoperta.
Troppo grossa per essere vera.
Poi, all'improvviso, la consapevolezza.
Com'è potuto succedere?
C'entra forse sua madre?
Qualcuno l'ha condizionato o trattasi di scelta libera e volontaria?
Se così, cosa mi rappresenta: confusione, provocazione, esibizione?
Quando è cominciato?
Come ho potuto non accorgermene prima?
Non mi par proprio una cosa trascurabile, eppure non c'avevo fatto caso.
Fino a stamattina.

Rosa-fucsia?
Hello Kitty?
Esigo spiegazioni.

domenica 3 dicembre 2017

Contropiede

Prima o poi doveva capitare.
Federico è incappato nella morte e ne ha chiesto ragione.
Camminavamo mano nella mano a bordo strada quando ha notato quello che rimaneva di un riccio spiaccicato.
Si è intristito, mi ha guardato e ha chiesto: "Pecché?".
Io, preso in contropiede, ho improvvisato la storia meno dolorosa e più fiabesca che potessi immaginare: "Vedi, in realtà quel riccio è vivo e ora si trova sotto l'asfalto in compagnia della talpa che ha sempre amato. Non riuscendo ad andare lei da lui, il riccio ha rinunciato alla propria corazza e ha scavato fin sotto dove ora la talpa e il riccio si vogliono bene".
Preso dall'ispirazione ho cesellato con una morale: "Il bitume non separi ciò che l'amore unisce".
A quel punto Fede, sgranati gli occhi, mi ha detto: "Pensavo fosse colpa di una macchina che col suo moto uniformemente accelerato ha centrato in pieno un corpo troppo lento e fragile per reggere l'impatto con un corpo, per l'appunto, più veloce e pesante".
A quel punto io, sgranati gli occhi, ho indicato i moscerini spalmati sui parabrezza delle auto e ho chiesto: "Perché?"

domenica 26 novembre 2017

Buon viaggio

Stamattina Federico ha cominciato il nido.
Ce l'ha portato la mamma; io l'ho salutato prima di andare al lavoro.
Significa che da oggi ha cominciato a stare con gli altri.
Senza di noi.
Fino a ieri, casa o nonni, era sempre stato con le persone che gli vogliono bene.
A prescindere.
D'ora in avanti non necessariamente. A torto o a ragione. Per ora i bambini.
Io, ad esempio, con gli altri non ci so sempre stare.
Il più delle volte a torto, in qualche caso a ragione.
Gli auguro meno diffidenza e maggiore predisposizione, minor scontrosità e più apertura.
Quantomeno gli auguro di non aver asciugato una lacrima infingarda come il sottoscritto stamattina una volta in macchina.
Anche perché una macchina ancora non ce l'ha.

A parte il mezzo, buon viaggio in compagnia ;-)

sabato 18 novembre 2017

Stagiorni

Mi piace l'autunno.
Mi piace perché mi ricorda la caducità delle cose.
Mi riporta alla cruda e non per forza frenetica realtà.
La luce che stinge, gli alberi che congedano le foglie, le rogge che alitano condensa.
Mi piace andare al lavoro e sapere prima o poi di incontrare, in pausa dalla transumanza, il gregge di pecore nel prato incolto a bordo strada.
Succede ogni anno e ogni anno l'evento mi concilia.
Non è che l'attenda, semplicemente a un certo punto accade.
E infatti all'improvviso eccole lì.
Io in auto già in ritardo, loro sdraiate belanti e pasciute.
Mi piace sapere che vengono da lontano e vanno lontano.
Senza stress, senza urgenza, senza doveri incombenti.
Mi piace quando la natura ricorda a noi umani indaffarati la placida scansione dell'esistenza.
Mi piace meno quando 'ste stronze portamicrobi e cagabagole decidono di attraversare la strada proprio mentre passo io.
Scansatevi maledette: in ritardo, sono in ritardooo!

domenica 12 novembre 2017

San Martini

Il nebbiolo negl'arsi colli
gorgogliando scende,
e sotto il duodenale
sciabola e rosseggia il negrar;

ma per le vie del gozzo
dopo i cacciatorini
va l'aspro odor dei vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' passi offesi
il brillo straparlando
sta l’ubriacon cercando
la tazza di mirar

tra le rossastre labbra
stormi di calici neri,
com'esuli pensieri,
aspettano il cynar.

venerdì 3 novembre 2017

Allora? Com'è andata?

Io e Mirko (nome di fantasia per rispettare la privacy) non ci conoscevamo.
Stessa età all'incirca, paesini diversi a pochi chilometri di distanza, mai frequentati nelle scorribande di gioventù (forse incrociati ma chi se lo ricorda).
Io e Mirko abbiamo cominciato a conoscerci 6 mesi fa.
Puntualmente, ogni domenica mattina sul presto, ci trovavamo a prendere il latte fresco al distributore automatico della cascina a metà strada tra Arcene e Castel Rozzone.
Più che "trovavamo", che presuppone casualità, venivamo spediti dalle rispettive compagne a prendere il latte scordato la sera prima.
L'accusa era identica, manco condividessero un copione: "Padri degeneri più bravi coi bicchieri che coi doveri".
Solo perché il sabato ci eravamo magari attardati con gli aperitivi (senza il magari).
Fatto sta che all'inizio era pura formalità: un cenno del capo, un saluto assonnato, un 'buona domenica' finale di circostanza.
Poi, col tempo, abbiamo preso a parlare con un grado di confidenza via via maggiore.
Dalla settimana appena trascorsa alla vita in generale.
Gioie, fatiche, ricordi, errori, paure condivise con chi non si conosce ma ascolta senza giudicare.
A volte succede.
Senza neanche bisogno di pagare.
L'appuntamento, a un certo punto non più casuale (e chi se ne fregava delle puntuali tiritere: "Ancora ti sei dimenticato!?! Adesso ti alzi e vai in cascina!"), era diventato sempre più informale: pigiama malamente coperto da giacchetta improvvisata, capelli spettinati, visi non sciacquati.
Noi due, il nostro momento di chiacchiere e solo le mucche a origliare sullo sfondo.
Stamattina Mirko mi ha detto che presto cambierà regione per motivi di lavoro.
Ancora oggi, 6 mesi dopo, non so bene che lavora faccia, come si chiami sua moglie, se abbia dei cani, per quale squadra faccia il tifo.
So molto invece di cos'ha provato, che idea s'è fatto, quali desideri ancora per il futuro.
E viceversa.
Buon viaggio Mirko!
Mi piace pensare che un giorno ci ritroveremo da nonni in pensione a prendere il latte per i nipotini e la prima domanda sarà:
"Allora? Com'è andata?"