Piccolo indovinello di cui ignorare la risposta sarebbe bello...
Fede è seduto sul pavimento; una buffa cimicina gli gira intorno; Fede segue con gli occhi l'insetto, ride e si diverte.
Mi giro, prendo il latte dal frigo e lo metto a scaldare.
Fede è seduto sul pavimento; una buffa cimicina non gli gira più intorno; Fede fissa il vuoto assoluto, non ride e torce la bocca che manco l'urlo di Munch.
Ora la domanda: birichina, birichina, che fine ha fatto la buffa cimicina?
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domenica 15 gennaio 2017
martedì 10 gennaio 2017
Chi la fa la fa
Essere nell'ascensore del condominio e mollare soddisfatti una scoreggina.Un'ovattata onda di fragore nel mare magnum dell'aerofagia.
Alzare lo sguardo per intercettare la complicità altrui ed essere pronti ad addossare la colpa a vostro figlio: "Suvvia, perdonatelo: è un bambino piccolo, praticamente un neonato...".
Accorgersi che gli altri non ridono e che, dopo avervi fatto il vuoto intorno per quanto possibile nel millimetrico vano di un ascensore, vi guardano schifati e altezzosi.
Abbassare lo sguardo, accorgersi che non c'è nessun bambino e ricordare all'improvviso che è altrove, dai nonni con la mamma al nido non ricordate esattamente dove comunque altrove.
Capire allora quanto si ridiventi bambini in presenza dei bambini, ma soprattutto quanto si diventi cretini in assenza dei bambini.
Anche questo è paternità.
Alzare lo sguardo per intercettare la complicità altrui ed essere pronti ad addossare la colpa a vostro figlio: "Suvvia, perdonatelo: è un bambino piccolo, praticamente un neonato...".
Accorgersi che gli altri non ridono e che, dopo avervi fatto il vuoto intorno per quanto possibile nel millimetrico vano di un ascensore, vi guardano schifati e altezzosi.
Abbassare lo sguardo, accorgersi che non c'è nessun bambino e ricordare all'improvviso che è altrove, dai nonni con la mamma al nido non ricordate esattamente dove comunque altrove.
Capire allora quanto si ridiventi bambini in presenza dei bambini, ma soprattutto quanto si diventi cretini in assenza dei bambini.
Anche questo è paternità.
domenica 8 gennaio 2017
Se è no è no!
In questo periodo alza il braccio, stende l’indice ed esige la cosa indicata.
Hai voglia a spiegare pacatamente che non è cosa adatta, che è costosa, che magari tra qualche anno.
Continua a indicare l’oggetto del desiderio e un attimo dopo a guardarmi con aria supplichevole.
Poi torna a indicare l’oggetto del desiderio.
La bocca che s’incurva all’ingiù, il labbro che tremola, la pupilla che s’umetta.
Rispiego amorevolmente che non è il caso.
Seguono pugni tesi in basso, urli e capricci.
È a quel punto che perdo la pazienza e alzo la voce: “Ho detto di NO, Irene! E poi c’è tuo figlio che ti guarda”.
Hai voglia a spiegare pacatamente che non è cosa adatta, che è costosa, che magari tra qualche anno.
Continua a indicare l’oggetto del desiderio e un attimo dopo a guardarmi con aria supplichevole.
Poi torna a indicare l’oggetto del desiderio.
La bocca che s’incurva all’ingiù, il labbro che tremola, la pupilla che s’umetta.
Rispiego amorevolmente che non è il caso.
Seguono pugni tesi in basso, urli e capricci.
È a quel punto che perdo la pazienza e alzo la voce: “Ho detto di NO, Irene! E poi c’è tuo figlio che ti guarda”.
lunedì 2 gennaio 2017
Invasion
Accettato a distanza di settimane l'esito delle elezioni americane, mi sono soffermato a guardare Federico che dormiva.Lo guardavo e pensavo ai grandi eventi che intanto avvenivano a sua insaputa e pensavo alle conseguenze che avrebbe vissuto a seguito di tali grandi eventi.
Poi mi sono soffermato sui capelli: rossicci, arruffati, buffi, a tratti ridicoli.
Ho guardato meglio Federico, poi ho guardato Irene che dormiva poco distante, quindi ho riguardato Federico.
Infine sono uscito di casa deciso a dichiarare guerra agli Stati Uniti d'America!
Poi mi sono soffermato sui capelli: rossicci, arruffati, buffi, a tratti ridicoli.
Ho guardato meglio Federico, poi ho guardato Irene che dormiva poco distante, quindi ho riguardato Federico.
Infine sono uscito di casa deciso a dichiarare guerra agli Stati Uniti d'America!
giovedì 29 dicembre 2016
Controindicazioni
In questi giorni di indisposizioni, acciacchi e disfunzioni varie ed eventuali, ci ritroviamo tutti e tre a prendere pillole.
Speriamo di non confonderci, altrimenti a Irene rispunteranno i dentini, a me cominceranno a lacrimare di latte i capezzoli e al piccolo toccherà un'erezioncina di quelle lunghe lunghe lunghe.
Speriamo di non confonderci, altrimenti a Irene rispunteranno i dentini, a me cominceranno a lacrimare di latte i capezzoli e al piccolo toccherà un'erezioncina di quelle lunghe lunghe lunghe.
lunedì 26 dicembre 2016
Babàro
Ma perché chiama “mamma” la mamma, “nono” il nonno, “sìa” la zia, “cino” il vicino, addirittura “babàro” il kebabbaro e a me dice “Dade” anziché papà?
Io posso chiamarlo “Fede”, “Chicco”, "Fefè", “FedeRocco” se voglio, ma lui non può chiamarmi “Dade”.
Cos’è questa confidenza?
Solo perché ogni tanto gli pulisco il culo?
Ma anche gli altri lo fanno (il vicino è capitato, il kebabbaro meglio non saperlo).
Cos’è? Vuole giocarsi sin da subito la carta di “Federico il figlio-amico” in vista di mance future e blande reprimende?
Ha da guadagnarsele, ha!
Cominci ad esempio a dare meno confidenza al vicino (il kebabbaro meglio non saperlo).
Io posso chiamarlo “Fede”, “Chicco”, "Fefè", “FedeRocco” se voglio, ma lui non può chiamarmi “Dade”.
Cos’è questa confidenza?
Solo perché ogni tanto gli pulisco il culo?
Ma anche gli altri lo fanno (il vicino è capitato, il kebabbaro meglio non saperlo).
Cos’è? Vuole giocarsi sin da subito la carta di “Federico il figlio-amico” in vista di mance future e blande reprimende?
Ha da guadagnarsele, ha!
Cominci ad esempio a dare meno confidenza al vicino (il kebabbaro meglio non saperlo).
venerdì 23 dicembre 2016
La Fede
È in giorni come questi che ritrovi la Fede.
A suo modo aveva contribuito Irene a farmi allontanare da lei.
Da qualche tempo non mi ero neanche più chiesto dove fosse finita.
Agnosticismo credo che si dica.
E poi un giorno ti tocca bazzicare l'ospedale e te la ritrovi davanti: improvvisa, intensa, immaginifica.
Impossibile restarle indifferente.
Ti aggrappi a lei per trovare un senso.
E cominci a vedere tutto da un'altra prospettiva.
N.b. La Fede è una bonazza d'infermiera che avevo conosciuto il giorno della nascita di mio figlio.N.b.b. Comunque tutto Bene (nel senso che assomiglia tutta a suo padre, il primario Benedetto De Pisis)
N.b.b.c. (doce "c" sta per "cautelativa") Non c'è che d'Ire (nel senso che non c'è nessun'altra al di fuori d'Irene)
A suo modo aveva contribuito Irene a farmi allontanare da lei.
Da qualche tempo non mi ero neanche più chiesto dove fosse finita.
Agnosticismo credo che si dica.
E poi un giorno ti tocca bazzicare l'ospedale e te la ritrovi davanti: improvvisa, intensa, immaginifica.
Impossibile restarle indifferente.
Ti aggrappi a lei per trovare un senso.
E cominci a vedere tutto da un'altra prospettiva.
N.b. La Fede è una bonazza d'infermiera che avevo conosciuto il giorno della nascita di mio figlio.N.b.b. Comunque tutto Bene (nel senso che assomiglia tutta a suo padre, il primario Benedetto De Pisis)
N.b.b.c. (doce "c" sta per "cautelativa") Non c'è che d'Ire (nel senso che non c'è nessun'altra al di fuori d'Irene)
domenica 18 dicembre 2016
Chi è davvero?
In questi giorni Federico è raffreddato.
In questi giorni Federico è affettuoso.
Io sul divano e lui sulle mie gambe, mi fissa dritto negli occhi e si slancia all’improvviso in un abbraccio impacciato.Quindi risolleva il musino e lascia sulla felpa una scia di muco che neanche il calvario trascinato di un lumacone agonizzante.
Non so, non capisco: è affetto o mero utilitarismo? Mi vede come un padre o come un kleenex? Perché lo fa solo con me e non con la mamma? Che sia ella a eterodirigerlo? Oppure trattasi di un cinico piscialetto opportunista?
Ai suffumigi l’ardua sentenza.
In questi giorni Federico è affettuoso.
Io sul divano e lui sulle mie gambe, mi fissa dritto negli occhi e si slancia all’improvviso in un abbraccio impacciato.Quindi risolleva il musino e lascia sulla felpa una scia di muco che neanche il calvario trascinato di un lumacone agonizzante.
Non so, non capisco: è affetto o mero utilitarismo? Mi vede come un padre o come un kleenex? Perché lo fa solo con me e non con la mamma? Che sia ella a eterodirigerlo? Oppure trattasi di un cinico piscialetto opportunista?
Ai suffumigi l’ardua sentenza.
giovedì 8 dicembre 2016
Mamhattan
Quasi sapesse del mio compleanno, ieri il piccolo Fede mi ha lasciato a bocca aperta.
Coincidenza, settimanale lavorio della mamma per farmi una sorpresa o qualche dio della verbalizzazione a muovere i fili, fatto sta che in piena colazione, a metà della fetta biscottata, Fede mi ha guardato, ha smosso le labbra e ha pronunciato: 'Mam-ma'.
"L'hai sentito!?!""Cosa?"
"Tuo figlio! Ha appena detto 'mam-ma'"
"Io, a dire il vero, ho capito 'Manhattan'"
"Su, non fare il gelosone. È un giorno importante!"
E la creatura che, con tempi teatrali perfetti, ripete ancor più distintamente quanto appena sillabato.
Doveva essere il 'mio giorno importante'!
Irene che si pulleggia, Fede che ripete all'infinito la prima parolina della sua vita, io che travaso mezza grappa nel latte per rendere il compleanno meno indigesto.
Coincidenza, settimanale lavorio della mamma per farmi una sorpresa o qualche dio della verbalizzazione a muovere i fili, fatto sta che in piena colazione, a metà della fetta biscottata, Fede mi ha guardato, ha smosso le labbra e ha pronunciato: 'Mam-ma'.
"L'hai sentito!?!""Cosa?"
"Tuo figlio! Ha appena detto 'mam-ma'"
"Io, a dire il vero, ho capito 'Manhattan'"
"Su, non fare il gelosone. È un giorno importante!"
E la creatura che, con tempi teatrali perfetti, ripete ancor più distintamente quanto appena sillabato.
Doveva essere il 'mio giorno importante'!
Irene che si pulleggia, Fede che ripete all'infinito la prima parolina della sua vita, io che travaso mezza grappa nel latte per rendere il compleanno meno indigesto.
sabato 3 dicembre 2016
Senza parole
Poco fa mio figlio mi ha chiesto perché non parla ancora.
Non ho saputo cosa rispondergli.
Non ho saputo cosa rispondergli.
mercoledì 16 novembre 2016
Bestiario casalingo
Animali individuati nella nuova casa (stanziali o anche solo di passaggio) a quattro mesi del trasloco:
- nido di calabroni;
- api varie ed eventuali (vespe, bombi, martinèi...);
- campionario di mosche per colore e dimensione;
- ragni in ogni angolo (e se la parete non è ad angolo ma tondeggiante, prima ci ricavano un angolo e poi ci si piazzano);
- uno scarafaggio zoppicante (forse traslato dalla vecchia casa in uno degli scatoloni, forse...);
- una specie di millepiedi di quelli lunghi e schifosi che non voglio nemmeno sapere come si chiama per non dargli confidenza;
- una mantide religiosa che solo Dio (appunto) sa com'è finita nel cassetto delle mie mutande (poco religiosa direi);
- una mandria di gnù in transumanza dalla cucina alla sala;
- tre uova di velociraptor che non vedo l'ora si schiudano;
- un chupacabra negli anfratti dell'armadio (cosa che ha costretto il Babao a fare le valigie: "Col cavolo che resto in questa casa!").
- nido di calabroni;
- api varie ed eventuali (vespe, bombi, martinèi...);
- campionario di mosche per colore e dimensione;
- ragni in ogni angolo (e se la parete non è ad angolo ma tondeggiante, prima ci ricavano un angolo e poi ci si piazzano);
- uno scarafaggio zoppicante (forse traslato dalla vecchia casa in uno degli scatoloni, forse...);
- una specie di millepiedi di quelli lunghi e schifosi che non voglio nemmeno sapere come si chiama per non dargli confidenza;
- una mantide religiosa che solo Dio (appunto) sa com'è finita nel cassetto delle mie mutande (poco religiosa direi);
- una mandria di gnù in transumanza dalla cucina alla sala;
- tre uova di velociraptor che non vedo l'ora si schiudano;
- un chupacabra negli anfratti dell'armadio (cosa che ha costretto il Babao a fare le valigie: "Col cavolo che resto in questa casa!").
sabato 12 novembre 2016
E allora panna!
- Tagliare due porzioni a scelta tra mela, banana e pera;
- aggiungere un goccio di acqua Panna;
- frullare il tutto.
Ma perché deve precisarmi 'acqua Panna' (è l'unica che abbiamo in casa!)?
Perché non può scrivermi un 'goccio di acqua' e basta?
Teme non lo capisca? Mi sottovaluta a tal punto?
Mi sa di sì, perché invece di riportare sulla ricetta "da seguire scrupolosamente senza prendere iniziative, intesi? Mi raccomando! Ora io vado e tu ti occupi della pappa" un semplice 'acqua', lei deve affiancarci per precauzione la marca (cos'è? Ha paura che altrimenti usi quella della pucci?).
Fatto sta che se alla fine ho aggiunto mezzo bricco di panna anziché acqua è solo colpa sua e della poca fiducia nei miei confronti.
E Federico sembra aver anche gradito!
(Meno nella fase digestiva).
- aggiungere un goccio di acqua Panna;
- frullare il tutto.
Ma perché deve precisarmi 'acqua Panna' (è l'unica che abbiamo in casa!)?
Perché non può scrivermi un 'goccio di acqua' e basta?
Teme non lo capisca? Mi sottovaluta a tal punto?
Mi sa di sì, perché invece di riportare sulla ricetta "da seguire scrupolosamente senza prendere iniziative, intesi? Mi raccomando! Ora io vado e tu ti occupi della pappa" un semplice 'acqua', lei deve affiancarci per precauzione la marca (cos'è? Ha paura che altrimenti usi quella della pucci?).
Fatto sta che se alla fine ho aggiunto mezzo bricco di panna anziché acqua è solo colpa sua e della poca fiducia nei miei confronti.
E Federico sembra aver anche gradito!
(Meno nella fase digestiva).
sabato 5 novembre 2016
Più in alto
La seconda parola imparata da Fede dopo 'mamma' è stata 'stronzo' ('stlonso' a dire il vero).
Non come sinonimo di papà o come avviso di imminente defecatio ma per tutte le volte che ce l'ha sentito dire ad ogni passaggio di Trump in televisione. In pratica Fede dice in automatico quella parola ogni volta che riconosce il candidato repubblicano sullo schermo.
Il problema è che in paese ci sta uno pettinato come Donald Trump.
Ieri al parchetto Fede l'ha visto, l'ha indicato, gli ha sorriso, ha aspettato che si avvicinasse... e l'ha salutato.
Io mi sono limitato a spingere l'altalena più in alto.
Non come sinonimo di papà o come avviso di imminente defecatio ma per tutte le volte che ce l'ha sentito dire ad ogni passaggio di Trump in televisione. In pratica Fede dice in automatico quella parola ogni volta che riconosce il candidato repubblicano sullo schermo.
Il problema è che in paese ci sta uno pettinato come Donald Trump.
Ieri al parchetto Fede l'ha visto, l'ha indicato, gli ha sorriso, ha aspettato che si avvicinasse... e l'ha salutato.
Io mi sono limitato a spingere l'altalena più in alto.
sabato 29 ottobre 2016
Tu chiamale se vuoi...
Finalmente concediamo alle cuginette di fare il bagnetto a Federico.
Noi adulti in cucina a parlare, le bambine nella stanza accanto a giocare alle mamme.
A un certo punto ci raggiungono trafelate, ammutolite e rosse in volto.
Mi precipito in bagno e tiro un sospiro di sollievo: lavandolo, gli avevano provocato inavvertitamente la prima erezione.
Niente, domani passo all'Anagrafe e gli cambio nome in FedeRocco.
Noi adulti in cucina a parlare, le bambine nella stanza accanto a giocare alle mamme.
A un certo punto ci raggiungono trafelate, ammutolite e rosse in volto.
Mi precipito in bagno e tiro un sospiro di sollievo: lavandolo, gli avevano provocato inavvertitamente la prima erezione.
Niente, domani passo all'Anagrafe e gli cambio nome in FedeRocco.
giovedì 20 ottobre 2016
Casa del ragno
Dicono che nei sogni i ragni portino guadagni.
Nella realtà portano solo spese: mega-swiffer ad altezza chilometrica scovato su e-bay a prezzi esorbitanti e fatto arrivare direttamente dalle foreste del Borneo, ritinteggiatura delle pareti dopo averne spiattellati una dozzina, kit anti-puntura, tickets del pronto soccorso, disinfestazione (inutile).
Una melodiosa reclame di quand'ero bambino recitava "Casa del bagno, casa del bagnooo...".
Definirei l'appartamento in cui ci siamo appena trasferiti la casa del ragno.
C'entreranno forse le travi lignee del soffitto tanto agognate da Irene (flashback: "Che bello, amo'! Fa molto baita! Prendiamola, prendiamola, prendiamola!") ma in ogni punto dell'abitazione puoi star certo di beccare il tuo bel ragno penzolante e freneticamente sghambettante: sopra la cappa mentre fai la pappa, sopra la tazza mentre fai la cacca (mai fatta la cacca così alla svelta).
Pro: Fede non ha bisogno sopra la culla delle classiche apette di cartapesta che girano in tondo.
Contro: non c'è alcuna traccia di altri insetti, evidentemente imbozzolati nelle tele assassine, a cui uno sin dall'infanzia si era comunque affezionato (mosche, zanzare, vespe, cimici). Mi mancano.
Se riuscissi a trasformare la selva di filamenti tira&molla in altrettanti led luminosi l'atmosfera a Natale sarebbe bellissima.
Nella realtà portano solo spese: mega-swiffer ad altezza chilometrica scovato su e-bay a prezzi esorbitanti e fatto arrivare direttamente dalle foreste del Borneo, ritinteggiatura delle pareti dopo averne spiattellati una dozzina, kit anti-puntura, tickets del pronto soccorso, disinfestazione (inutile).
Una melodiosa reclame di quand'ero bambino recitava "Casa del bagno, casa del bagnooo...".
Definirei l'appartamento in cui ci siamo appena trasferiti la casa del ragno.
C'entreranno forse le travi lignee del soffitto tanto agognate da Irene (flashback: "Che bello, amo'! Fa molto baita! Prendiamola, prendiamola, prendiamola!") ma in ogni punto dell'abitazione puoi star certo di beccare il tuo bel ragno penzolante e freneticamente sghambettante: sopra la cappa mentre fai la pappa, sopra la tazza mentre fai la cacca (mai fatta la cacca così alla svelta).
Pro: Fede non ha bisogno sopra la culla delle classiche apette di cartapesta che girano in tondo.
Contro: non c'è alcuna traccia di altri insetti, evidentemente imbozzolati nelle tele assassine, a cui uno sin dall'infanzia si era comunque affezionato (mosche, zanzare, vespe, cimici). Mi mancano.
Se riuscissi a trasformare la selva di filamenti tira&molla in altrettanti led luminosi l'atmosfera a Natale sarebbe bellissima.
domenica 16 ottobre 2016
Specchietto per l'allodolo
Sono passati due mesi ma il trasloco non è ancora finito.
Un po’ colpa della pigrizia, un po’ dell’estate che si è messa di mezzo.
Un po’ di scatoloni ancora imballati, un po’ di cose parcheggiate nella vecchia casa.
Lo specchio del bagno ad esempio latita.
In queste settimane di barbe mattutine, in mancanza d’altro, ho supplito con una superficie quadrata sufficientemente riflettente nonostante alcune apine disegnate qua e là.Trattasi del simil-specchio componente insostituibile della palestrina-gioco di Federico.
Insostituibile si fa per dire: al momento del bisogno lo sfilo dalle mani di Federico (che scoppia a piangere vedendo il doppio di sé sparire all’improvviso) e lo uso come accessorio da toilette.
Rasatura perfetta, pelle liscia, zero tagli.
A patto di seguire una semplice raccomandazione: non radersi la mattina presto post-sbronza quando cervello annebbiato e palpebra calante fanno sembrare vere api che vere non sono.
Un po’ colpa della pigrizia, un po’ dell’estate che si è messa di mezzo.
Un po’ di scatoloni ancora imballati, un po’ di cose parcheggiate nella vecchia casa.
Lo specchio del bagno ad esempio latita.
In queste settimane di barbe mattutine, in mancanza d’altro, ho supplito con una superficie quadrata sufficientemente riflettente nonostante alcune apine disegnate qua e là.Trattasi del simil-specchio componente insostituibile della palestrina-gioco di Federico.
Insostituibile si fa per dire: al momento del bisogno lo sfilo dalle mani di Federico (che scoppia a piangere vedendo il doppio di sé sparire all’improvviso) e lo uso come accessorio da toilette.
Rasatura perfetta, pelle liscia, zero tagli.
A patto di seguire una semplice raccomandazione: non radersi la mattina presto post-sbronza quando cervello annebbiato e palpebra calante fanno sembrare vere api che vere non sono.
sabato 8 ottobre 2016
Un moscone per amico
Il miglior amico di mio figlio non è un orsacchiotto di peluche né l'anatrella gommosa della vaschetta da bagno.Il miglior amico di mio figlio è un moscone vero, verde lucido, di quelli che uno associa subito allo sterco fumante delle vacche.
Si sono conosciuti un giorno a pranzo e da allora guai a separarli.
Il moscone cerca la compagnia di Fede per godere degli spruzzi di pappa che cadono qua e là a ogni cucchiaiata; Fede cerca la compagnia del moscone perché ne è attratto e divertito come per ogni cosa nuova che piano piano sta scoprendo.
La prima volta ho reagito da adulto-genitore schifato: straccio alla mano, ho provato a seccare con una frustata l'immonda creatura.
Non vi dico la reazione di Fede: urla, pianti, convulsioni da seggiolone, sciopero della fame.
All'inizio ho pensato fosse perché avevo centrato lui nell'occhio anziché l'insetto.
Ma anche le frustate successive, tutte a vuoto, provocavano la stessa isteria.
Avrei potuto dedicarmi alla caccia al moscone in un altro momento della giornata, Fede distante e dormiente, ma l'insetto non c'aveva mica scritto 'scemo' sulle alette: compariva puntuale solo in occasione dei pranzi, quasi sapesse dell'immunità di cui godeva.
Da quel giorno, ad ogni appuntamento col cibo, Fede non spalanca bocca se prima non vede planare a bordo piatto l'amico moscone.
A me non resta che confidare nei primi freddi autunnali e nella morte naturale delle mosche.
Ma è allora che cominciano a fare la loro comparsa le cimici...
Si sono conosciuti un giorno a pranzo e da allora guai a separarli.
Il moscone cerca la compagnia di Fede per godere degli spruzzi di pappa che cadono qua e là a ogni cucchiaiata; Fede cerca la compagnia del moscone perché ne è attratto e divertito come per ogni cosa nuova che piano piano sta scoprendo.
La prima volta ho reagito da adulto-genitore schifato: straccio alla mano, ho provato a seccare con una frustata l'immonda creatura.
Non vi dico la reazione di Fede: urla, pianti, convulsioni da seggiolone, sciopero della fame.
All'inizio ho pensato fosse perché avevo centrato lui nell'occhio anziché l'insetto.
Ma anche le frustate successive, tutte a vuoto, provocavano la stessa isteria.
Avrei potuto dedicarmi alla caccia al moscone in un altro momento della giornata, Fede distante e dormiente, ma l'insetto non c'aveva mica scritto 'scemo' sulle alette: compariva puntuale solo in occasione dei pranzi, quasi sapesse dell'immunità di cui godeva.
Da quel giorno, ad ogni appuntamento col cibo, Fede non spalanca bocca se prima non vede planare a bordo piatto l'amico moscone.
A me non resta che confidare nei primi freddi autunnali e nella morte naturale delle mosche.
Ma è allora che cominciano a fare la loro comparsa le cimici...
giovedì 29 settembre 2016
Geni paterni
Federico ha cominciato a giocare col pimpinello.
Nel breve lasso di tempo del cambio-pannolino plana con la mano sinistra sul batacchio e se lo smanaccia in modo insistito e divertito.
Irene avverte materno imbarazzo e mi supplica di fare qualcosa.
Ciò contravverrebbe una promessa fatta a me stesso il giorno della paternità: non impedire a mio figlio qualcosa che anch'io faccio.
Nel breve lasso di tempo del cambio-pannolino plana con la mano sinistra sul batacchio e se lo smanaccia in modo insistito e divertito.
Irene avverte materno imbarazzo e mi supplica di fare qualcosa.
Ciò contravverrebbe una promessa fatta a me stesso il giorno della paternità: non impedire a mio figlio qualcosa che anch'io faccio.
sabato 24 settembre 2016
Sangue e merda
Ho sempre avuto terrore del dentista e della sua strumentazione da aguzzino (a volte sogno un succhia-saliva gigante che scende all'improvviso dal cielo e mi aspira nonsodove).
Ogni seduta una battaglia con l'ansia perché non diventi panico vero e proprio.
Non sono mancati in passato svenimenti, conati e brevi pianti isterici.
Allora, quando l'ultima volta mi è stata proposta una nuova tipologia di intervento non invasiva al laser, ho detto sì subito senza neanche lasciar finire la frase.
Al posto di aghi, pinze e trapano un micro-raggio la cui delicatezza non abbisognava addirittura di anestesia.Non l'avessi mai fatto.
Per quanto avvertito, a un certo punto vedo salire virgole di fumo dalla bocca accompagnate dal tipico odore acre di peli di pelle di pollo abbrustolito.
Nella testa un rapido sovrapporsi di immagini: carne rossa pulsante viva ustionata, torturatori che fanno parlare le spie con tizzoni ardenti, cowboy che marchiamo il bestiame, spiedini ad annerirsi sul barbecue, monaci buddisti che si danno fuoco, marshmallow carbonizzati.
Quanto basta perché i miei neurotrasmettitori inviino l'ordine allo sfintere di areare.
Appena snaso la cosa e prima che se ne accorga il dentista, faccio segno col pollice che va tutto bene e può pure aumentare il calore del laser.
Nella mia logica l'odore della gengiva ancor più bruciata dovrebbe coprire l'odore dell'ano rilassato.
Calcolo sbagliato, circolo vizioso, clamoroso autogol: l'aumento dell'uno provoca proporzionalmente l'aumento dell'altro.
Come in un romanzo pulp o in un film di Tarantino: sangue e merda, sangue e merda, sangue e merda.
Ogni seduta una battaglia con l'ansia perché non diventi panico vero e proprio.
Non sono mancati in passato svenimenti, conati e brevi pianti isterici.
Allora, quando l'ultima volta mi è stata proposta una nuova tipologia di intervento non invasiva al laser, ho detto sì subito senza neanche lasciar finire la frase.
Al posto di aghi, pinze e trapano un micro-raggio la cui delicatezza non abbisognava addirittura di anestesia.Non l'avessi mai fatto.
Per quanto avvertito, a un certo punto vedo salire virgole di fumo dalla bocca accompagnate dal tipico odore acre di peli di pelle di pollo abbrustolito.
Nella testa un rapido sovrapporsi di immagini: carne rossa pulsante viva ustionata, torturatori che fanno parlare le spie con tizzoni ardenti, cowboy che marchiamo il bestiame, spiedini ad annerirsi sul barbecue, monaci buddisti che si danno fuoco, marshmallow carbonizzati.
Quanto basta perché i miei neurotrasmettitori inviino l'ordine allo sfintere di areare.
Appena snaso la cosa e prima che se ne accorga il dentista, faccio segno col pollice che va tutto bene e può pure aumentare il calore del laser.
Nella mia logica l'odore della gengiva ancor più bruciata dovrebbe coprire l'odore dell'ano rilassato.
Calcolo sbagliato, circolo vizioso, clamoroso autogol: l'aumento dell'uno provoca proporzionalmente l'aumento dell'altro.
Come in un romanzo pulp o in un film di Tarantino: sangue e merda, sangue e merda, sangue e merda.
sabato 17 settembre 2016
Ho sbagliato mestiere
Nei giorni precedenti il parto uno dei pensieri più ricorrenti era quello delle buffonerie che avrei messo in atto pur di far ridere Federico.
Su una in particolare la mia mente zuzzurellona si soffermava di continuo: la famigliola assembrata nella toeletta, lui reduce dal bagnetto in braccio alla mamma, io col phone spento/acceso/spento/acceso sulla sua faccia allo scopo di stupirlo e divertirlo, lui che a ogni getto d'aria si stupisce e diverte sempre più, io che andrei avanti all'infinito mentre Irene mi invita a piantarla.
Dalla fantasticheria si è poi passati alla realtà: la famigliola assembrata nella toeletta, lui reduce dal bagnetto in braccio alla mamma, io col phone spento/acceso/spento/acceso sulla sua faccia, lui che a ogni getto d'aria s'infastidisce e piange sempre più, io che vado avanti all'infinito nonostante Irene mi inviti a piantarla.
È forse il momento di constatare che non sono un buon padre.
In compenso sarei un bravissimo parrucchiatore (torturatore specializzatosi con gli attrezzi da parrucchiere).
Su una in particolare la mia mente zuzzurellona si soffermava di continuo: la famigliola assembrata nella toeletta, lui reduce dal bagnetto in braccio alla mamma, io col phone spento/acceso/spento/acceso sulla sua faccia allo scopo di stupirlo e divertirlo, lui che a ogni getto d'aria si stupisce e diverte sempre più, io che andrei avanti all'infinito mentre Irene mi invita a piantarla.
Dalla fantasticheria si è poi passati alla realtà: la famigliola assembrata nella toeletta, lui reduce dal bagnetto in braccio alla mamma, io col phone spento/acceso/spento/acceso sulla sua faccia, lui che a ogni getto d'aria s'infastidisce e piange sempre più, io che vado avanti all'infinito nonostante Irene mi inviti a piantarla.
È forse il momento di constatare che non sono un buon padre.
In compenso sarei un bravissimo parrucchiatore (torturatore specializzatosi con gli attrezzi da parrucchiere).
lunedì 12 settembre 2016
Attrazione fetale
Mio figlio ha sette mesi e manifesta un debole per le maniglie.
Ne è fisicamente calamitato: non riesce a non fissarle, toccarle, cicciarle se la distanza lo consente.
Non ha una predilezione particolare di forma o colore.
Finestre, porte, ante, comodini: basta che la superficie sia tondeggiante e lucida perché scatti la morbosa attrazione.
Ipotesi:
- è incuriosito dalla propria immagine riflessa e deformata (seguono quesiti: dato che guarda allo stesso modo me e Irene, com'è che ci vede? Che idea s'è fatto di noi? Mutanti dalle mammelle abnormi e dal naso pronunciato?);- si interroga su ciò che mamma e papà citano di continuo: "Ora giro quella maniglia e me ne vado!" - "Ah, sììì? Sai dove te la puoi mettere quella maniglia?";
- da grande vuole occuparsi di serramenti;
- da grande vuole occuparsi di scassinare serramenti;
- è l'oggetto magico grazie cui raggiungere mondi fantastici al di là dell'uscio, dentro l'armadio o in fondo ai cassetti;
- è l'oggetto reale grazie cui sfuggire da mamma e papà;
- associa inconsciamente alla maniglia l'omonima posizione con cui mamma e papà l'hanno concepito (non chiedetemi quale fosse e come l'avessimo raggiunta).
Ne è fisicamente calamitato: non riesce a non fissarle, toccarle, cicciarle se la distanza lo consente.
Non ha una predilezione particolare di forma o colore.
Finestre, porte, ante, comodini: basta che la superficie sia tondeggiante e lucida perché scatti la morbosa attrazione.
Ipotesi:
- è incuriosito dalla propria immagine riflessa e deformata (seguono quesiti: dato che guarda allo stesso modo me e Irene, com'è che ci vede? Che idea s'è fatto di noi? Mutanti dalle mammelle abnormi e dal naso pronunciato?);- si interroga su ciò che mamma e papà citano di continuo: "Ora giro quella maniglia e me ne vado!" - "Ah, sììì? Sai dove te la puoi mettere quella maniglia?";
- da grande vuole occuparsi di serramenti;
- da grande vuole occuparsi di scassinare serramenti;
- è l'oggetto magico grazie cui raggiungere mondi fantastici al di là dell'uscio, dentro l'armadio o in fondo ai cassetti;
- è l'oggetto reale grazie cui sfuggire da mamma e papà;
- associa inconsciamente alla maniglia l'omonima posizione con cui mamma e papà l'hanno concepito (non chiedetemi quale fosse e come l'avessimo raggiunta).
sabato 10 settembre 2016
La prima parola (quasi quasi)
Mio figlio non parla ancora.
Tuttavia da un paio di giorni si sta sforzando di pronunciare "adlala".
Non i canonici "mamma" o "papà".
Bensì un desueto e tambureggiante "adlala", "adlala", "adlala".
Penso voglia dire "Adrara San Martino".
Ignoro il motivo per cui cerchi a fonemi di evocare il nome della ridente località bergamasca che con i suoi 1.908 abitanti si estende su una superficie pari a 12, 61 kmq.
Non ci sono neanche mai stato.
Ciò non toglie che mi renderebbe davvero orgoglioso.
Tuttavia da un paio di giorni si sta sforzando di pronunciare "adlala".
Non i canonici "mamma" o "papà".
Bensì un desueto e tambureggiante "adlala", "adlala", "adlala".
Penso voglia dire "Adrara San Martino".
Ignoro il motivo per cui cerchi a fonemi di evocare il nome della ridente località bergamasca che con i suoi 1.908 abitanti si estende su una superficie pari a 12, 61 kmq.
Non ci sono neanche mai stato.
Ciò non toglie che mi renderebbe davvero orgoglioso.
sabato 3 settembre 2016
Sapidità
Oggi ho dato la pappa a Federico per la prima volta.
Mai preparata prima, mai imboccata prima.
Oggi m'è toccato perché Irene aveva un impegno fuori-casa proprio all'ora della pappa.
Allora mi sono messo ai fornelli, ho rigorosamente seguito le istruzioni lasciatemi da Irene in stampato maiuscolo con le parole-chiave sottolineate e ho preparato la sbobba.
Sbobba sì, perché, una volta assaggiata, non era possibile definirla diversamente: una brodaglia melmosa e insapore che solo una sbadilata di sale avrebbe reso appena appena appetibile.E così ho fatto, e così Fede ha pappato.
Raccontata con un po' di vanto l'intuizione ad Irene, sono stato investito da una bordata d'insulti.
"Il sale? Come il sale!?! A un neonato non va ASSOLUTAMENTE dato il sale! Solo un INCOSCIENTE darebbe il sale a una creatura di sette mesi!".
Mi sono sentito una merdaccia fino a quando ho incrociato lo sguardo di Federico: soddisfatto e pieno di riconoscenza.
La sua strizzatina d'occhio è valsa la strigliata di Irene.
Mai preparata prima, mai imboccata prima.
Oggi m'è toccato perché Irene aveva un impegno fuori-casa proprio all'ora della pappa.
Allora mi sono messo ai fornelli, ho rigorosamente seguito le istruzioni lasciatemi da Irene in stampato maiuscolo con le parole-chiave sottolineate e ho preparato la sbobba.
Sbobba sì, perché, una volta assaggiata, non era possibile definirla diversamente: una brodaglia melmosa e insapore che solo una sbadilata di sale avrebbe reso appena appena appetibile.E così ho fatto, e così Fede ha pappato.
Raccontata con un po' di vanto l'intuizione ad Irene, sono stato investito da una bordata d'insulti.
"Il sale? Come il sale!?! A un neonato non va ASSOLUTAMENTE dato il sale! Solo un INCOSCIENTE darebbe il sale a una creatura di sette mesi!".
Mi sono sentito una merdaccia fino a quando ho incrociato lo sguardo di Federico: soddisfatto e pieno di riconoscenza.
La sua strizzatina d'occhio è valsa la strigliata di Irene.
martedì 30 agosto 2016
Tranceloco
Trasloco.
In questi giorni di svuotamento armadi e riempimento scatoloni ho riflettuto sull'etimologia della parola.
Scartata la troppo banale "porre in un altro luogo" (dal latino "trans-locare"), suggerirei un'interpretazione alternativa.
"Trans" sarebbe l'italianizzazione di "trance": stato catatonico in cui si cade a fronte di cumuli di oggetti che si cumulano (mai visti prima e materializzatisi per comune e bastardo accordo), ordini e contrordini della coinquilina, cosecui tenevi e che credevi perse e che ritrovi per magia tra le intercapedini del mobilio.
Tutto ciò, in sincrono, provoca stupore, meraviglia, rincoglionimento, trance appunto.
"Locare" deriverebbe invece dallo spagnolo "loco" = "matto", quindi "ammattire, diventare pazzo" (per le stesse ragioni di cui sopra).
Quindi "trans-locare" = "passare dallo stato di trance a quello di follia".
Insomma, non starò mai più quello di prima.
In questi giorni di svuotamento armadi e riempimento scatoloni ho riflettuto sull'etimologia della parola.
Scartata la troppo banale "porre in un altro luogo" (dal latino "trans-locare"), suggerirei un'interpretazione alternativa.
"Trans" sarebbe l'italianizzazione di "trance": stato catatonico in cui si cade a fronte di cumuli di oggetti che si cumulano (mai visti prima e materializzatisi per comune e bastardo accordo), ordini e contrordini della coinquilina, cosecui tenevi e che credevi perse e che ritrovi per magia tra le intercapedini del mobilio.
Tutto ciò, in sincrono, provoca stupore, meraviglia, rincoglionimento, trance appunto.
"Locare" deriverebbe invece dallo spagnolo "loco" = "matto", quindi "ammattire, diventare pazzo" (per le stesse ragioni di cui sopra).
Quindi "trans-locare" = "passare dallo stato di trance a quello di follia".
Insomma, non starò mai più quello di prima.
venerdì 26 agosto 2016
Leggende da sfiatare
Leggenda vuole che il primo impatto di un bambino con l'acqua, per prendere confidenza con l'elemento, debba essere diretto, forte, drastico.
Perché tanto la natura è dalla nostra parte: io ti scaglio in piscina e tu torni a galla da solo.
All'inizio piangerai un po', ma poi ricorderai i nove mesi trascorsi a mollo in placenta e tutto ti sembrerà naturale.
Ecco, non è vero.
Da allora Federico comincia a tremare non solo di fronte a mare o piscina ma appena apro l'acqua del rubinetto, faccio scorrere la doccia, schiaccio lo sciacquone.
Altra leggenda vuole che, per vincere la paura dell'acqua, serva un rimedio diretto, forte, drastico: io ti ri-scaglio in piscina e tu ti accorgi davvero che torni a galla da solo.
Ecco, non è vero neppure questo.
Perché tanto la natura è dalla nostra parte: io ti scaglio in piscina e tu torni a galla da solo.
All'inizio piangerai un po', ma poi ricorderai i nove mesi trascorsi a mollo in placenta e tutto ti sembrerà naturale.
Ecco, non è vero.
Da allora Federico comincia a tremare non solo di fronte a mare o piscina ma appena apro l'acqua del rubinetto, faccio scorrere la doccia, schiaccio lo sciacquone.
Altra leggenda vuole che, per vincere la paura dell'acqua, serva un rimedio diretto, forte, drastico: io ti ri-scaglio in piscina e tu ti accorgi davvero che torni a galla da solo.
Ecco, non è vero neppure questo.
sabato 20 agosto 2016
L'amo che verrà
Presente la scena del maschio che porta a spasso il cane nel parco e becca di brutto perché tutte le femmine che fanno altrettanto gli si avvicinano incuriosite (Che carino! Quanto tempo ha? Come si chiama? E il suo padrone?)?
Bene, moltiplicate per cento le probabilità di sorrisi, scambi di parola e appuntamenti all'indomani se a essere portato in giro è un bimbo piccolo (Che carino! Quanto tempo ha? Come si chiama? E il suo papà?).
In questi giorni di vacanza ogni occasione è buona per "Porto Federico a fare un giro", "Esco con Fede così ti rilassi un po'", "Non ne ho molta voglia ma credo che il piccolo desideri andare al parco", "Considerata la temperatura, credo sia scelta virtuosa quella di portare la creatura all'ombra dei platani e dei rododendri".
Promemoria per l'anno prossimo: non ritornare in Liguria dove la media età è di 84 anni.
Bene, moltiplicate per cento le probabilità di sorrisi, scambi di parola e appuntamenti all'indomani se a essere portato in giro è un bimbo piccolo (Che carino! Quanto tempo ha? Come si chiama? E il suo papà?).
In questi giorni di vacanza ogni occasione è buona per "Porto Federico a fare un giro", "Esco con Fede così ti rilassi un po'", "Non ne ho molta voglia ma credo che il piccolo desideri andare al parco", "Considerata la temperatura, credo sia scelta virtuosa quella di portare la creatura all'ombra dei platani e dei rododendri".
Promemoria per l'anno prossimo: non ritornare in Liguria dove la media età è di 84 anni.
venerdì 12 agosto 2016
Ancora un po'
Non avrei mai creduto di divertirmi così tanto al mare in versione genitore da spiaggia.
Federico che sorride perché coi piedini fa cic ciac nell'acquetta.
Le giovani mamme sulla battigia che sorridono perché vedono un papà giocare col proprio figlio.
Io che sorrido perché mi accorgo dei loro sorrisi.
Irene che mi tiene d'occhio da sotto l'ombrellone e che sorride perché pensa mi stia divertendo a farmi ustionare dal sole riflesso dal mare e a prendere le onde sulla schiena al posto di Federico.
Tutti sorridono e sembrano felici.
Non voglio più uscire.
Federico che sorride perché coi piedini fa cic ciac nell'acquetta.
Le giovani mamme sulla battigia che sorridono perché vedono un papà giocare col proprio figlio.
Io che sorrido perché mi accorgo dei loro sorrisi.
Irene che mi tiene d'occhio da sotto l'ombrellone e che sorride perché pensa mi stia divertendo a farmi ustionare dal sole riflesso dal mare e a prendere le onde sulla schiena al posto di Federico.
Tutti sorridono e sembrano felici.
Non voglio più uscire.
mercoledì 10 agosto 2016
Che non si fidi di me?
È proprio vero che non smetti mai di conoscere tuo figlio.
L'altro giorno siamo andati tutt'insieme (Federico compreso) a fare la spesa al centro commerciale.
Prima di dividerci per gli acquisti concordati (uno io, 74 Irene - che non si fidi di me?), abbiamo lasciato il piccolo nella nursery appositamente allestita per i figli degli "spesanti".
Un luogo dove un personale giovane e addestrato intrattiene la prole altrui mentre i genitori sono impegnati nelle compere.
L'accordo era che all'ora convenuta ci saremmo ritrovati davanti alla suddetta nursery per prelevare il frugoletto e tornarcene a casa.Fatto sta che, a giro terminato, precedo Irene di non pochi minuti (d'altronde a me spettava solo un acquisto - che non si fidi di me?) e mi metto a fissare il piccolo nel marasma di quel recinto popolato da cento altri bambini tutti uguali tra loro, reti-cargo anti-fuga, giochi a non finire, schiamazzi da Curva Nord, palline colorate dappertutto come polistirolo negli scatoloni dei traslochi. Una specie di girone dantesco smorza-desiderio-figli per i giovani adulti sottopagati costretti a rincorrerli.
A un certo punto sopraggiunge Irene da dietro con Federico in braccio e uno sguardo che esprimeva una serie di giudizi nei miei confronti oscillanti dall'idiota all'idiota (che non si fidi di me?).
È allora che mi sono chiesto: "Ma chi cazzo ho fissato per mezzora?".
L'altro giorno siamo andati tutt'insieme (Federico compreso) a fare la spesa al centro commerciale.
Prima di dividerci per gli acquisti concordati (uno io, 74 Irene - che non si fidi di me?), abbiamo lasciato il piccolo nella nursery appositamente allestita per i figli degli "spesanti".
Un luogo dove un personale giovane e addestrato intrattiene la prole altrui mentre i genitori sono impegnati nelle compere.
L'accordo era che all'ora convenuta ci saremmo ritrovati davanti alla suddetta nursery per prelevare il frugoletto e tornarcene a casa.Fatto sta che, a giro terminato, precedo Irene di non pochi minuti (d'altronde a me spettava solo un acquisto - che non si fidi di me?) e mi metto a fissare il piccolo nel marasma di quel recinto popolato da cento altri bambini tutti uguali tra loro, reti-cargo anti-fuga, giochi a non finire, schiamazzi da Curva Nord, palline colorate dappertutto come polistirolo negli scatoloni dei traslochi. Una specie di girone dantesco smorza-desiderio-figli per i giovani adulti sottopagati costretti a rincorrerli.
A un certo punto sopraggiunge Irene da dietro con Federico in braccio e uno sguardo che esprimeva una serie di giudizi nei miei confronti oscillanti dall'idiota all'idiota (che non si fidi di me?).
È allora che mi sono chiesto: "Ma chi cazzo ho fissato per mezzora?".
mercoledì 3 agosto 2016
Degli stronzi
Anni fa, in occasione di una specie di gioco-test psicologico, mi era stato chiesto: "Piangeresti se qualcuno di fronte a te...?".
Ricordo di aver improvvisato un paio di risposte tra lo scontato e lo spiritoso.
Ma mai avrei creduto di piangere di fronte a qualcuno che caga.
Capita da quando adagiamo sulla tazza le chiappette di mio figlio al primo cenno di pupù in arrivo.Lui si sforza, diventa amaranto, lotta per espellere qualcosa più grande di sé e io, che lo tengo per le braccia, mi commuovo e comincio a tirare su con il naso.
Vorrei aiutarlo ma non posso.
Scena patetico-sentimentale anche carina se finisse lì.
Invece non mi trattengo più neanche in giro: mi immalinconisco se sul parabrezza trovo bagole di piccione, mi struggo se vedo un cane evacuare per strada, mi trattengo a stento se qualcuno mi confida di essere andato di corpo dopo tre giorni di sedute a vuoto.
Conseguenze insospettate della paternità: io, noto per essere un po' stronzo, ora m'intenerisco per degli stronzi.
Ricordo di aver improvvisato un paio di risposte tra lo scontato e lo spiritoso.
Ma mai avrei creduto di piangere di fronte a qualcuno che caga.
Capita da quando adagiamo sulla tazza le chiappette di mio figlio al primo cenno di pupù in arrivo.Lui si sforza, diventa amaranto, lotta per espellere qualcosa più grande di sé e io, che lo tengo per le braccia, mi commuovo e comincio a tirare su con il naso.
Vorrei aiutarlo ma non posso.
Scena patetico-sentimentale anche carina se finisse lì.
Invece non mi trattengo più neanche in giro: mi immalinconisco se sul parabrezza trovo bagole di piccione, mi struggo se vedo un cane evacuare per strada, mi trattengo a stento se qualcuno mi confida di essere andato di corpo dopo tre giorni di sedute a vuoto.
Conseguenze insospettate della paternità: io, noto per essere un po' stronzo, ora m'intenerisco per degli stronzi.
lunedì 1 agosto 2016
Incompreso
Irene mi rimprovera perché gioco con mio figlio solo quando rincaso ebbro d'aperitivo.
Ma quale compagna si lamenterebbe di un padre che gioca col proprio figlio tutti i giorni?
Ma quale compagna si lamenterebbe di un padre che gioca col proprio figlio tutti i giorni?
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