Stamattina Fede ha avuto il primo durello della sua vita.
Ho provato tanta tenerezza.
"Papi, pecchè?"
"Perché è normale per un maschietto"
"E pecchè te no?"
Ho provato tanta amarezza.
Post più popolari
-
Fede mi ha ucciso. Edipicamente intendo. Si è liberato di me. È successo l'altro giorno in piscina. Scivolo grande, di quelli che spaven...
-
A vent'anni scendevo in strada per cambiare il mondo. A quaranta mi abbasso a raccogliere il pongo.
-
"Che bel fiore, Fede! Per chi è? Per la mamma?" "No" "E per chi è?" "Per la Lilly" "Per il ca...
-
Mio figlio ha un debole per il folletto. Non nel senso della creatura dispettosa e zampettante che popola le fiabe prima della nanna (anche...
mercoledì 13 febbraio 2019
lunedì 4 febbraio 2019
Pipìveri e papere
Un padre deve predicare bene e razzolare uguale.
Deve fare da modello.
Quindi, se dice che non si fa pipì nella vasca, deve esimersi dal fare la pipì nella vasca quando fa il bagno col figlio.
In mare camuffi, nella tinozza no.
Il giallo paglierino è inconfondibile.
L’espressione ebete altrettanto.
Ma un padre (si) deve trattenere.
Anche se all’improvviso scappa forte forte.
Anche se il rubinetto scrosciante stimola la diuresi.
Anche se.
Ma non è facile.
Perché l’età avanza e la prostata protesta.
Uscire, asciugarsi per non sgocciolare ed evacuare compostamente nella tazza implicano una flemma che è degli asceti e non degli incontinenti.
Allora la soluzione è contraddirsi senza farsi beccare: restare a mollo, anzi inabissarsi leggermente, prendere la paperella che se la galleggia beata, avvicinare il becco spalancato al prepuzio e con nonchalance colmare d’urina il pennuto.
E fa niente se il figlio finto distratto un giorno scriverà nel tema che il papà si fa praticare la fellatio da palmipedi di plastica.
Deve fare da modello.
Quindi, se dice che non si fa pipì nella vasca, deve esimersi dal fare la pipì nella vasca quando fa il bagno col figlio.
In mare camuffi, nella tinozza no.
Il giallo paglierino è inconfondibile.
L’espressione ebete altrettanto.
Ma un padre (si) deve trattenere.
Anche se all’improvviso scappa forte forte.
Anche se il rubinetto scrosciante stimola la diuresi.
Anche se.
Ma non è facile.
Perché l’età avanza e la prostata protesta.
Uscire, asciugarsi per non sgocciolare ed evacuare compostamente nella tazza implicano una flemma che è degli asceti e non degli incontinenti.
Allora la soluzione è contraddirsi senza farsi beccare: restare a mollo, anzi inabissarsi leggermente, prendere la paperella che se la galleggia beata, avvicinare il becco spalancato al prepuzio e con nonchalance colmare d’urina il pennuto.
E fa niente se il figlio finto distratto un giorno scriverà nel tema che il papà si fa praticare la fellatio da palmipedi di plastica.
martedì 29 gennaio 2019
Senza tetto
Federico non riesce a pronunciare la ‘s’.
Dice ‘t’.
Per cui per lui il pesciolino rosso è il ‘petciolino rotto’.
Fino a ‘petciolino’ ci arrivo.
Ma ogni volta a chiedermi cosa intenda per ‘rotto’?
Sta semplicemente constatando il colore o mi sta dicendo che il pesciolino nella boccia è inerte, boccheggiante, praticamente immobile?
L’equivoco genera confusione e inutili allarmismi.
Nel caso in particolare e nella vita in generale.
Per questo l’altro giorno l’ho obbligato a pronunciare la ‘s’.
Invano.
Allarmato, gli ho fatto un esempio.
Di quelli significativi che convincono e sbloccano.
“Un conto è dire a una ragazza ‘Voglio fare sesso con te!’, un altro uscirsene con ‘Voglio fare tetto con te!’. Capace che capisce che vuoi mettere su casa con lei, famiglia, progetti, sogni, fantasticherie varie ed eventuali. Mentre tu desideri solo divertirti, vuoi fartela, vuoi sco... A proposito: prova a dire...”.
Saettante mi ha scosso lo schiaffo di Irene, una sventola sibilante, una sberla da svenire.
Cui si è sommata la sentenza: “Per un po’ niente tetto”.
Chi mi ospita?
Dice ‘t’.
Per cui per lui il pesciolino rosso è il ‘petciolino rotto’.
Fino a ‘petciolino’ ci arrivo.
Ma ogni volta a chiedermi cosa intenda per ‘rotto’?
Sta semplicemente constatando il colore o mi sta dicendo che il pesciolino nella boccia è inerte, boccheggiante, praticamente immobile?
L’equivoco genera confusione e inutili allarmismi.
Nel caso in particolare e nella vita in generale.
Per questo l’altro giorno l’ho obbligato a pronunciare la ‘s’.
Invano.
Allarmato, gli ho fatto un esempio.
Di quelli significativi che convincono e sbloccano.
“Un conto è dire a una ragazza ‘Voglio fare sesso con te!’, un altro uscirsene con ‘Voglio fare tetto con te!’. Capace che capisce che vuoi mettere su casa con lei, famiglia, progetti, sogni, fantasticherie varie ed eventuali. Mentre tu desideri solo divertirti, vuoi fartela, vuoi sco... A proposito: prova a dire...”.
Saettante mi ha scosso lo schiaffo di Irene, una sventola sibilante, una sberla da svenire.
Cui si è sommata la sentenza: “Per un po’ niente tetto”.
Chi mi ospita?
mercoledì 16 gennaio 2019
Dignità
Ieri sera, per la prima volta in quarant’anni, una ragazza mi ha chiesto di uscire.
Molto più giovane di me tra l’altro.
Niente ammiccamenti o sottintesi del tipo “Dai che hai capito...”.
No, no, diretta: mi ha chiesto esplicitamente di uscire.
Oddio, avevo notato che mi teneva gli occhi addosso da almeno un paio d’ore.
Son comunque cascato dalle nuvole quando all’alba dell’alba mi ha detto che doveva proprio chiudere il locale ed era ora che me ne andassi, che mi staccassi dal bancone, che cambiassi aria.
Mi ha invitato ad uscire insomma.
Ma ho farfugliamente rifiutato.
Perché ho una famiglia.
E anche una dignità.
Molto più giovane di me tra l’altro.
Niente ammiccamenti o sottintesi del tipo “Dai che hai capito...”.
No, no, diretta: mi ha chiesto esplicitamente di uscire.
Oddio, avevo notato che mi teneva gli occhi addosso da almeno un paio d’ore.
Son comunque cascato dalle nuvole quando all’alba dell’alba mi ha detto che doveva proprio chiudere il locale ed era ora che me ne andassi, che mi staccassi dal bancone, che cambiassi aria.
Mi ha invitato ad uscire insomma.
Ma ho farfugliamente rifiutato.
Perché ho una famiglia.
E anche una dignità.
mercoledì 9 gennaio 2019
Melius abundare
Al rientro dalle vacanze natalizie, uno studente ha pensato bene di salutarmi così: “Bella, prof! Mangiucchiato eh? Oh, quanti kiletti mi ha messo su? Direi 3 tutti”.
Interrogato seduta stante, anzi inpiedata stante, neanche il tempo di raggiungere il posto e togliersi giacca e zaino.
Esito: 3, quanto i supposti chiletti messi su.
Avesse buttato lì un 4-5kg, avrebbe avuto 4 o 5 sul registro.
6kg addirittura la sufficienza.
Classico esempio in cui se vuoi fare il simpa della compa, tanto vale esagerare.
Melius abundare quam deficere.
Lezione della giornata.
Infatti poi non ho nemmeno spiegato.
Due ore a massaggiarmi l’adipe.
Interrogato seduta stante, anzi inpiedata stante, neanche il tempo di raggiungere il posto e togliersi giacca e zaino.
Esito: 3, quanto i supposti chiletti messi su.
Avesse buttato lì un 4-5kg, avrebbe avuto 4 o 5 sul registro.
6kg addirittura la sufficienza.
Classico esempio in cui se vuoi fare il simpa della compa, tanto vale esagerare.
Melius abundare quam deficere.
Lezione della giornata.
Infatti poi non ho nemmeno spiegato.
Due ore a massaggiarmi l’adipe.
venerdì 4 gennaio 2019
Lavaggio a tre
Tempo fa scrissi di una macchina appannata all'interno nel parcheggio davanti casa che mi dava il ritmo al momento del lavaggio dei piatti serale.
Una specie di voyeurismo profumato Nelsen.
Ecco, da qualche sera le cose sono cambiate: la macchina è la stessa ma il dondolio non è più quello.
Lo so perché mi sento scoordinato nella pulizia delle stoviglie e lo dimostra il fatto che le padelle restano meno sgrassate.
Ipotesi:
- mi hanno visto (guardoni!) e lo fanno apposta (burloni!);
- non mi hanno visto e dopo mesi hanno cambiato posizione;
- è cambiato uno dei due partner e di conseguenza il modo di fare all’amore;
- sono cambiati entrambi i partner pur essendo la macchina la stessa (buffa coincidenza tuttavia non escludibile).
Fatto sta che io non riesco ad adeguarmi e Irene ha preso a lamentarsi dei residui tra i rebbi delle forchette.
Devo indagare.
Stasera, all’ora solita, porterò a spasso il cane che non ho e mi avvicinerò all'abitacolo per capirne di più.
Se poi la cosa mi dovesse intrigare, vorrà dire che per un po' i piatti sporchi si accumuleranno nel lavello.
Una specie di voyeurismo profumato Nelsen.
Ecco, da qualche sera le cose sono cambiate: la macchina è la stessa ma il dondolio non è più quello.
Lo so perché mi sento scoordinato nella pulizia delle stoviglie e lo dimostra il fatto che le padelle restano meno sgrassate.
Ipotesi:
- mi hanno visto (guardoni!) e lo fanno apposta (burloni!);
- non mi hanno visto e dopo mesi hanno cambiato posizione;
- è cambiato uno dei due partner e di conseguenza il modo di fare all’amore;
- sono cambiati entrambi i partner pur essendo la macchina la stessa (buffa coincidenza tuttavia non escludibile).
Fatto sta che io non riesco ad adeguarmi e Irene ha preso a lamentarsi dei residui tra i rebbi delle forchette.
Devo indagare.
Stasera, all’ora solita, porterò a spasso il cane che non ho e mi avvicinerò all'abitacolo per capirne di più.
Se poi la cosa mi dovesse intrigare, vorrà dire che per un po' i piatti sporchi si accumuleranno nel lavello.
giovedì 3 gennaio 2019
Lemon Free
Una delle prime ragazze con cui limonai aveva l'apparecchio ai denti.
Sensazione tra il fastidioso e il perverso.
La perversione stava in quel retrogusto misto saliva-sangue.
Il sangue era frutto dello sfregamento voluttuoso della mia lingua contro le affilate piastrine metalliche degli incisivi di lei.
Due settimane fa ho messo l'apparecchio per sistemare un paio di denti.
L'ho messo all'interno della bocca, non visibile all'esterno, perché la conformazione dell'arcata inferiore me lo consentiva.
Da due settimane passo interminabili momenti a sfregare la lingua contro le piastrine interne.
Forse il ricordo della gioventù, forse il richiamo della perversione che fu, forse la rimembranza di lei, fatto sta che, anche in pieno giorno e in presenza d'altri, mi perdo all'improvviso a limonare con me stesso.
Fino a quando qualcuno mi riporta alla realtà: "Profe!?! Profeee! È suonata!!!".
Sensazione tra il fastidioso e il perverso.
La perversione stava in quel retrogusto misto saliva-sangue.
Il sangue era frutto dello sfregamento voluttuoso della mia lingua contro le affilate piastrine metalliche degli incisivi di lei.
Due settimane fa ho messo l'apparecchio per sistemare un paio di denti.
L'ho messo all'interno della bocca, non visibile all'esterno, perché la conformazione dell'arcata inferiore me lo consentiva.
Da due settimane passo interminabili momenti a sfregare la lingua contro le piastrine interne.
Forse il ricordo della gioventù, forse il richiamo della perversione che fu, forse la rimembranza di lei, fatto sta che, anche in pieno giorno e in presenza d'altri, mi perdo all'improvviso a limonare con me stesso.
Fino a quando qualcuno mi riporta alla realtà: "Profe!?! Profeee! È suonata!!!".
mercoledì 2 gennaio 2019
sabato 22 dicembre 2018
Altrolisti Anonimi
Mi chiamo Davide e ho un problema con l'altro.
Non lo reggo ma ne ho bisogno.
Una volta lo reggevo di più, una volta. Altra testa, altra tempra.
Oggi, dopo una serata altrolica, ne pago le conseguenze per giorni e giorni.
Eppure non riesco a farne a meno.
Ho bisogno dell'altro per dimenticare che ho bisogno dell'altro.
Un circolo vizioso.
Anche in casa, di nascosto, apro i social e ricorro all'altro. Come adesso.
Altro richiama altro.
So che mi fa male ma ne sono dipendente: quando non c'è lo cerco; quando c'è mi ci attacco, provo lì per lì sollievo, infine lo maledico.
Forse dovrei frequentare uno di quei gruppi di altrolisti anonimi, veri non virtuali, e presentarmi così: "Mi chiamo Davide e ho un problema con l'altro".
Di fronte a me ci sarebbe l'altro.
Un circolo vizioso appunto.
Non lo reggo ma ne ho bisogno.
Una volta lo reggevo di più, una volta. Altra testa, altra tempra.
Oggi, dopo una serata altrolica, ne pago le conseguenze per giorni e giorni.
Eppure non riesco a farne a meno.
Ho bisogno dell'altro per dimenticare che ho bisogno dell'altro.
Un circolo vizioso.
Anche in casa, di nascosto, apro i social e ricorro all'altro. Come adesso.
Altro richiama altro.
So che mi fa male ma ne sono dipendente: quando non c'è lo cerco; quando c'è mi ci attacco, provo lì per lì sollievo, infine lo maledico.
Forse dovrei frequentare uno di quei gruppi di altrolisti anonimi, veri non virtuali, e presentarmi così: "Mi chiamo Davide e ho un problema con l'altro".
Di fronte a me ci sarebbe l'altro.
Un circolo vizioso appunto.
lunedì 10 dicembre 2018
Trainprinting
Mio figlio:
- si fa rincorrere come un forsennato, va a sbattere, si fa acciuffare e poi fissa con un sorriso divertito;
- dopo aver fatto la cacca affonda le mani nel water per cercare non so cosa cascatogli dentro;
- lancia oggetti contundenti alle proprie spalle e poi si gira per vedere soddisfatto l'effetto che ha fatto;
- va in stand-by con sorriso estasiato e occhio da triglia se parte in sottofondo 'Perfect day' di Lou Reed;
- si risveglia nel letto imbrattato di pupu e si rivoltola le lenzuola addosso;
- nel tempo libero ama farsi portare in stazione a vedere i treni che passano;
- se gli chiedo il perché della birichinata appena compiuta mi risponde: "Tlanqui papi, un giorno diventerò esattamente come te: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l’apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d’ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, Natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai".
Uhm... Forse non dovevo fargli vedere Trainspotting quando ancora nel pancione.
- si fa rincorrere come un forsennato, va a sbattere, si fa acciuffare e poi fissa con un sorriso divertito;
- dopo aver fatto la cacca affonda le mani nel water per cercare non so cosa cascatogli dentro;
- lancia oggetti contundenti alle proprie spalle e poi si gira per vedere soddisfatto l'effetto che ha fatto;
- va in stand-by con sorriso estasiato e occhio da triglia se parte in sottofondo 'Perfect day' di Lou Reed;
- si risveglia nel letto imbrattato di pupu e si rivoltola le lenzuola addosso;
- nel tempo libero ama farsi portare in stazione a vedere i treni che passano;
- se gli chiedo il perché della birichinata appena compiuta mi risponde: "Tlanqui papi, un giorno diventerò esattamente come te: il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l’apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d’ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, Natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai".
Uhm... Forse non dovevo fargli vedere Trainspotting quando ancora nel pancione.
martedì 20 novembre 2018
Out of Utero
Io piedi nudi mutande e t-shirt dei Nirvana datata '94, quella con la copertina di 'In Utero' sovrimpressa, che rincorro per casa Federico trascinando con una cordicella un trenino di legno e l'obbligo di fare "ciu-ciuff!" sennò si mette a piangere.
Kurt Cobain sarebbe orgoglioso di me.
Smells like Pampers spirit.
Kurt Cobain sarebbe orgoglioso di me.
Smells like Pampers spirit.
venerdì 26 ottobre 2018
Idem
Capita che ogni tanto Irene mi prenda la mano al risveglio e mi dica: "Ti ho sognato. E tu?"
"Idem"
Quindi chiude gli occhi e sorride del sorriso dell'amore.
Quello che Irene non sa è che Idem è una ragazza norvegese che avevo conosciuto ai tempi della vacanza-studio in Inghilterra (correva l'anno 1996).
Idem Lakiokiovik o qualcosa del genere (ricordo un cognome con tante 'k').
La prima storiella direi, complici gli ormoni adolescenziali e le difficoltà linguistiche (che a volte aiutano nella comunicazione efficace e immediata, tipo "Io volere baciare te").
Lei tipica norvegese (bionda, slanciata, atletica), io atipico italiano (rosso, basso, goffo).
La prima cottarella timorosa di andare oltre, complici l'educazione religiosa (la mia) e la paura delle malattie (era l'epoca della campagna a tappeto sull'AIDS).
Finita la vacanza, qualche lettera in un inglese scolastico, la promessa di rivedersi ma poi più nulla mano a mano che i mesi rendevano irrealistica la relazione.
È rimasta da allora una specie di sospensione sessuale che a volte mi porta a sognare di fare all'amore con Idem.
Quando qualcuno mi dice "Ho paura. E tu?" oppure "Ho freddo. E tu?" o ancora "Ho fame. E tu?", rispondo "Anch'io".
Ma se qualcuno mi dice "Mi manca qualcosa. Come un treno passato e non preso. Come un'occasione persa. E tu?", allora io replico: "Idem".
"Idem"
Quindi chiude gli occhi e sorride del sorriso dell'amore.
Quello che Irene non sa è che Idem è una ragazza norvegese che avevo conosciuto ai tempi della vacanza-studio in Inghilterra (correva l'anno 1996).
Idem Lakiokiovik o qualcosa del genere (ricordo un cognome con tante 'k').
La prima storiella direi, complici gli ormoni adolescenziali e le difficoltà linguistiche (che a volte aiutano nella comunicazione efficace e immediata, tipo "Io volere baciare te").
Lei tipica norvegese (bionda, slanciata, atletica), io atipico italiano (rosso, basso, goffo).
La prima cottarella timorosa di andare oltre, complici l'educazione religiosa (la mia) e la paura delle malattie (era l'epoca della campagna a tappeto sull'AIDS).
Finita la vacanza, qualche lettera in un inglese scolastico, la promessa di rivedersi ma poi più nulla mano a mano che i mesi rendevano irrealistica la relazione.
È rimasta da allora una specie di sospensione sessuale che a volte mi porta a sognare di fare all'amore con Idem.
Quando qualcuno mi dice "Ho paura. E tu?" oppure "Ho freddo. E tu?" o ancora "Ho fame. E tu?", rispondo "Anch'io".
Ma se qualcuno mi dice "Mi manca qualcosa. Come un treno passato e non preso. Come un'occasione persa. E tu?", allora io replico: "Idem".
venerdì 5 ottobre 2018
Pop Hard
Meno tasse, anzi zero tasse!
Servizi pubblici finalmente efficienti!
Come rendere possibile le due cose contemporaneamente lo lasciamo alle seghe mentali dei saccentoni menagrami del PD (a proposito, tutta colpa loro!).
Mutui azzerati, ipoteche annullate, debiti cancellati!
Che i soldi del Monopoli abbiano valore legale!
Che lo Stato torni a stampare moneta all'infinito tanto l'inflazione è un'invenzione di Bruxelles!
Meno capitali con la 'x' che son difficili da dire!
Vuoi mettere: "Non è Riga che comanda!", "Non accettiamo ordini da Oslo!", "Che Tirana si faccia i fatti propri!".
No Euro!
Che si torni alla vecchia Lira (presente il faccione della Montessori rispetto alle anonime banconote di oggi? E poi la musicalità di poter dire "Non ho una lira"!).
Possibilità di essere pagati in gratta&vinci o voucher per sale slot!
Più bamba, più Bimby, più bombi ("Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”)!
Meno Bambi (non è tempo di sentimentalismi)!
Meno diplomazia, più polizia!
Più manganelli, meno "Siamo tutti fratelli"!
Fuori gli stranieri dall'Italia!
No, CR7 no; solo quelli poveri, ché la domenica dobbiamo vedere i goals!
E tranne un nugolo di cingalesi (accordo bilaterale con lo Sri Lanka) addetti al volantinaggio nelle cassette della posta dei soldi freschi di stampa.
Basta pubblicità nelle cassette della posta!
Basta cassette della posta (che le api ci fanno il nido)!
Più mail, meno gay!
Più decoder, meno negher!
Più social, meno Chàntal (che si torni agli italici nomi: Maria, Bortolo, Benito)!
Più Dux, meno bollette della lux!
Più Decima Mas, meno Caritas!
Ritorno alla famiglia tradizionale: violenti in casa nostra!
Castrazione chimica per i pedofili, ergastolo per i ladri, pena di morte per gli assassini!
O pena di morte per i pedofili, ergastolo per gli assassini, castrazione chimica per i ladri!
O... insomma, invertendo l'ordine, la sete di giustizia comunque si appaga!
Più processi sommari, meno pratiche nei tribunali!
Che si condanni sul web: la legge è virale per tutti!
Abolizione del Parlamento, rivalutazione dell'argomentazione ubriaca da bar!
Meno rom, più rum!
Moratoria sugli etilometri (almeno dopo serate con gli amici, matrimoni e dispiaceri da affogare)!
Divieto di postumi e preliminari!
Omelie cronometrate!
Bando ai moralismi: sesso spesso (anche adesso)!
Gattini e cagnolini patrimoni dell'Unesco, cimici no (da estinguere il prima possibile)!
File in Posta azzerate!
Prescrizioni dei medici decifrabili!
Basta traffico in tangenziale!
Stop alle promozioni telefoniche!
Cene di Natale coi parenti facoltative!
Sottilette più facili da aprire!
Più maionese nel Camogli!
Meno schiuma nelle birre!
Sì al colesterolo, no a Valsoia!
Servizi pubblici finalmente efficienti!
Come rendere possibile le due cose contemporaneamente lo lasciamo alle seghe mentali dei saccentoni menagrami del PD (a proposito, tutta colpa loro!).
Mutui azzerati, ipoteche annullate, debiti cancellati!
Che i soldi del Monopoli abbiano valore legale!
Che lo Stato torni a stampare moneta all'infinito tanto l'inflazione è un'invenzione di Bruxelles!
Meno capitali con la 'x' che son difficili da dire!
Vuoi mettere: "Non è Riga che comanda!", "Non accettiamo ordini da Oslo!", "Che Tirana si faccia i fatti propri!".
No Euro!
Che si torni alla vecchia Lira (presente il faccione della Montessori rispetto alle anonime banconote di oggi? E poi la musicalità di poter dire "Non ho una lira"!).
Possibilità di essere pagati in gratta&vinci o voucher per sale slot!
Più bamba, più Bimby, più bombi ("Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”)!
Meno Bambi (non è tempo di sentimentalismi)!
Meno diplomazia, più polizia!
Più manganelli, meno "Siamo tutti fratelli"!
Fuori gli stranieri dall'Italia!
No, CR7 no; solo quelli poveri, ché la domenica dobbiamo vedere i goals!
E tranne un nugolo di cingalesi (accordo bilaterale con lo Sri Lanka) addetti al volantinaggio nelle cassette della posta dei soldi freschi di stampa.
Basta pubblicità nelle cassette della posta!
Basta cassette della posta (che le api ci fanno il nido)!
Più mail, meno gay!
Più decoder, meno negher!
Più social, meno Chàntal (che si torni agli italici nomi: Maria, Bortolo, Benito)!
Più Dux, meno bollette della lux!
Più Decima Mas, meno Caritas!
Ritorno alla famiglia tradizionale: violenti in casa nostra!
Castrazione chimica per i pedofili, ergastolo per i ladri, pena di morte per gli assassini!
O pena di morte per i pedofili, ergastolo per gli assassini, castrazione chimica per i ladri!
O... insomma, invertendo l'ordine, la sete di giustizia comunque si appaga!
Più processi sommari, meno pratiche nei tribunali!
Che si condanni sul web: la legge è virale per tutti!
Abolizione del Parlamento, rivalutazione dell'argomentazione ubriaca da bar!
Meno rom, più rum!
Moratoria sugli etilometri (almeno dopo serate con gli amici, matrimoni e dispiaceri da affogare)!
Divieto di postumi e preliminari!
Omelie cronometrate!
Bando ai moralismi: sesso spesso (anche adesso)!
Gattini e cagnolini patrimoni dell'Unesco, cimici no (da estinguere il prima possibile)!
File in Posta azzerate!
Prescrizioni dei medici decifrabili!
Basta traffico in tangenziale!
Stop alle promozioni telefoniche!
Cene di Natale coi parenti facoltative!
Sottilette più facili da aprire!
Più maionese nel Camogli!
Meno schiuma nelle birre!
Sì al colesterolo, no a Valsoia!
lunedì 24 settembre 2018
Vedo
Fede ogni tanto parla di notte.
"Palla", "Tattalughe" (va matto per le tartarughe), "Mietitlebbia" (ha un debole per i trattori), "No mami, basta sglidale papi" (è un acuto osservatore della realtà).Accumula, rielabora e sogna.
Fin qui tutto prevedibile.
Ma la scorsa notte mi ha stupito:
"Carta...
Rilancio...
Full: copia donne e tlis di re".
Ma come? Da chi? Quando?
Lo scopriremo solo vedendo.
"Palla", "Tattalughe" (va matto per le tartarughe), "Mietitlebbia" (ha un debole per i trattori), "No mami, basta sglidale papi" (è un acuto osservatore della realtà).Accumula, rielabora e sogna.
Fin qui tutto prevedibile.
Ma la scorsa notte mi ha stupito:
"Carta...
Rilancio...
Full: copia donne e tlis di re".
Ma come? Da chi? Quando?
Lo scopriremo solo vedendo.
sabato 15 settembre 2018
La più carina
Abitacolo della macchina.
Esterno asilo.
Seconda settimana.
Poco fa.
"Allora Fede, adesso che siamo qui io e te: come è andata la prima settimana di asilo?"
"Yeaaahhh! E i giochi, e le maestle, e il giardino, e i colori, e le canzonci..."
"Sì, sì, bravo, tutto bello. Ma dove ti sei seduto?"
"Come detto tu, papi: vicino alla più carina"
"Lo sapevo... Io parlo e tu non ascolti. Io educo e tu ignori. Io impartisco e tu... "
"Imparti...?"
"Lascia perdere"
"Pecché?"
"Perché ti avevo detto di sederti vicino alla figlia DELLA più carina. Non vicino alla più carina, ma a quella CON la mamma più carina"
"Pecché?""Perché poi è più facile attaccar bottone: «Ah, quindi lei è la mamma di Chantal. So che siede vicino al mio Federico. Secondo me dovrebbero vedersi anche dopo la scuola. E noi con loro...»"
"Non capico, papi"
"Lo so, altrimenti mi reggeresti il gioco... Facciamo così: stamattina il papi eccezionalmente ti riaccompagna fino all'ingresso, ti indica due o tre mamme e poi tu cambi posto"
"Va bene tra Ahmed e la suora?"
"Un'altra parola e ti diseredo"
"Disere...?"
"Lascia perdere".
Esterno asilo.
Seconda settimana.
Poco fa.
"Allora Fede, adesso che siamo qui io e te: come è andata la prima settimana di asilo?"
"Yeaaahhh! E i giochi, e le maestle, e il giardino, e i colori, e le canzonci..."
"Sì, sì, bravo, tutto bello. Ma dove ti sei seduto?"
"Come detto tu, papi: vicino alla più carina"
"Lo sapevo... Io parlo e tu non ascolti. Io educo e tu ignori. Io impartisco e tu... "
"Imparti...?"
"Lascia perdere"
"Pecché?"
"Perché ti avevo detto di sederti vicino alla figlia DELLA più carina. Non vicino alla più carina, ma a quella CON la mamma più carina"
"Pecché?""Perché poi è più facile attaccar bottone: «Ah, quindi lei è la mamma di Chantal. So che siede vicino al mio Federico. Secondo me dovrebbero vedersi anche dopo la scuola. E noi con loro...»"
"Non capico, papi"
"Lo so, altrimenti mi reggeresti il gioco... Facciamo così: stamattina il papi eccezionalmente ti riaccompagna fino all'ingresso, ti indica due o tre mamme e poi tu cambi posto"
"Va bene tra Ahmed e la suora?"
"Un'altra parola e ti diseredo"
"Disere...?"
"Lascia perdere".
lunedì 10 settembre 2018
Istruzioni per l'istruzione
Federico ha iniziato ufficialmente l'asilo.
Tre consigli tre prima di salutarlo sull'uscio della scuola materna:
"Allora Fede, stai facendo il tuo ingresso in un microcosmo sociale che non è tanto diverso dalla giungla là fuori.
Ricordati:
- l'inferno sono gli altri;
- chi picchia per primo, picchia due volte;
- non ammettere colpe finché non tirano fuori le prove;
- Dio perdona, la suora no.
Adesso vai e divertiti".
Tre consigli tre prima di salutarlo sull'uscio della scuola materna:
"Allora Fede, stai facendo il tuo ingresso in un microcosmo sociale che non è tanto diverso dalla giungla là fuori.
Ricordati:
- l'inferno sono gli altri;
- chi picchia per primo, picchia due volte;
- non ammettere colpe finché non tirano fuori le prove;
- Dio perdona, la suora no.
Adesso vai e divertiti".
mercoledì 5 settembre 2018
Crusca bene
Fede non si esprime ancora bene, vuoi per difficoltà di pronuncia vuoi per difficoltà ad afferrare i concetti sottesi alle parole medesime.
Ecco perché ci siamo inventati (io e lui intendo, la mamma disapprova) un dizionarietto Italiano-Fede/Fede-Italiano.
In alcuni casi sono io ad adeguarmi alla sua dizione semplificata, in altri sono io a proporgli una versione alternativa.
Si tratta per lo più di abbreviazioni, suoni onomatopeici, storpiature fonetico-grammaticali, giri di parole, neologismi, metafore tra il poetico e il patetico.
Alcuni esempi:
Biscotti = goki
Caramelle = melle
Nduja = salame spalmabile, tipico della Calabria, a base di carni suine e peperoncino (cioè, non riesce a dire ‘nduja’ ma la perifrasi che ci gira intorno sì)
Fuochi d’artificio = fochificiali
Treno = ciuciuff
Ambulanza = ninòooninoòoninooo
L’anziana vicina che chiama il marito ormai sordo = Nino! Ninoo! Ninooo! (ragione per cui Fede crede che la vicina sia un'ambulanza)
Dosso o qualsiasi altra cosa provochi un balzello sulla strada = opplàlalalai
Cacca, pignole, cimici, cucina del papi, Trump alla televisione = bleaaah!
Luna, treno in arrivo, farfalle, cucina della mami, Belén alla televisione = yeaaah!
Pioggia = lacrime degli angeli
Tuoni = scoreggine degli angeli
Neve = forfora degli angeli
(“E quanno c’è sole?” “Quando c’è il sole vuol dire che gli angeli fanno all’amore”)
Amore = il sesso degli angeli (alla faccia di chi dice non esista)
Male = bua
Bene = Bea (la figlia del sig. Nino e dell'ambulanza: una persona a cui voler bene; una volta Fede si è confuso e, presente anche Irene, mi ha chiesto: “Ti sei fatto bea?”)
Imbarazzo = tipo quella volta che Fede aveva chiesto al papi se si era fatto bea (lo so, ‘fosse’ è più corretto, ma è presto per il congiuntivo: siamo ancora nella fase Di Maio)
Web = il grande limbo dei pecché
Perché = chiedi alla mamma
Sciacquone = cascatella del bagno
Cascatella = sciacquone della natura
Gatto = miao
Cane = cagangiro
Persone che vanno a spasso col cane e con un sacchetto pieno di merda in mano = portacagangiro
Anatra = anatla
Ornitorinco = anatla venuta male
Wikipedia = minchipidia (e mi sa che c’ha ragione lui)
Nanna = andiamo a fare una passeggiata nel mondo dei sogni? (tipo: “Fede, andiamo a fare una passeggiata nel mondo dei sogni?”, e lui: “Cì, ma non puoi dile nanna e basta?”)
Morte = superpasseggiata nel mondo dei sogni (“Ma non puoi dile decesso, trapasso, dipartita?”)
Quei giorni = miraccomandodiamoragioneamamma
Reggiseno = contienitette (che poi, a dirsi, è più difficile di ‘reggiseno’ ma piace di più a me)
Ipnotico vorticare in pochi metri quadri di prosperosi seni femminili = mammellodromo (coniato da me per la prima volta in spiaggia lo scorso luglio ma che Fede ha usato in modo improprio il giorno di inserimento all’asilo quando si è ritrovato davanti le suore).
Ecco perché ci siamo inventati (io e lui intendo, la mamma disapprova) un dizionarietto Italiano-Fede/Fede-Italiano.
In alcuni casi sono io ad adeguarmi alla sua dizione semplificata, in altri sono io a proporgli una versione alternativa.
Si tratta per lo più di abbreviazioni, suoni onomatopeici, storpiature fonetico-grammaticali, giri di parole, neologismi, metafore tra il poetico e il patetico.
Alcuni esempi:
Biscotti = goki
Caramelle = melle
Nduja = salame spalmabile, tipico della Calabria, a base di carni suine e peperoncino (cioè, non riesce a dire ‘nduja’ ma la perifrasi che ci gira intorno sì)
Fuochi d’artificio = fochificiali
Treno = ciuciuff
Ambulanza = ninòooninoòoninooo
L’anziana vicina che chiama il marito ormai sordo = Nino! Ninoo! Ninooo! (ragione per cui Fede crede che la vicina sia un'ambulanza)
Dosso o qualsiasi altra cosa provochi un balzello sulla strada = opplàlalalai
Cacca, pignole, cimici, cucina del papi, Trump alla televisione = bleaaah!
Luna, treno in arrivo, farfalle, cucina della mami, Belén alla televisione = yeaaah!
Pioggia = lacrime degli angeli
Tuoni = scoreggine degli angeli
Neve = forfora degli angeli
(“E quanno c’è sole?” “Quando c’è il sole vuol dire che gli angeli fanno all’amore”)
Amore = il sesso degli angeli (alla faccia di chi dice non esista)
Male = bua
Bene = Bea (la figlia del sig. Nino e dell'ambulanza: una persona a cui voler bene; una volta Fede si è confuso e, presente anche Irene, mi ha chiesto: “Ti sei fatto bea?”)
Imbarazzo = tipo quella volta che Fede aveva chiesto al papi se si era fatto bea (lo so, ‘fosse’ è più corretto, ma è presto per il congiuntivo: siamo ancora nella fase Di Maio)
Web = il grande limbo dei pecché
Perché = chiedi alla mamma
Sciacquone = cascatella del bagno
Cascatella = sciacquone della natura
Gatto = miao
Cane = cagangiro
Persone che vanno a spasso col cane e con un sacchetto pieno di merda in mano = portacagangiro
Anatra = anatla
Ornitorinco = anatla venuta male
Wikipedia = minchipidia (e mi sa che c’ha ragione lui)
Nanna = andiamo a fare una passeggiata nel mondo dei sogni? (tipo: “Fede, andiamo a fare una passeggiata nel mondo dei sogni?”, e lui: “Cì, ma non puoi dile nanna e basta?”)
Morte = superpasseggiata nel mondo dei sogni (“Ma non puoi dile decesso, trapasso, dipartita?”)
Quei giorni = miraccomandodiamoragioneamamma
Reggiseno = contienitette (che poi, a dirsi, è più difficile di ‘reggiseno’ ma piace di più a me)
Ipnotico vorticare in pochi metri quadri di prosperosi seni femminili = mammellodromo (coniato da me per la prima volta in spiaggia lo scorso luglio ma che Fede ha usato in modo improprio il giorno di inserimento all’asilo quando si è ritrovato davanti le suore).
giovedì 23 agosto 2018
Sinestesia senza anestesia
Da quando ho gli occhiali da sole nuovi il coppino mi si è fatto più rosso.
What?
È presto spiegato.
Per la prima volta ho preso degli occhiali da sole fighi, quelli con le lenti semi-oscurate che fungono anche da vista.
Fuori appaiono scuri ma "dentro" l'effetto è praticamente identico a quello dei normali occhiali da miope quale io sono.
Al punto, una volta inforcati, da non distinguerli.
E qui sta la fregatura.
Da che mondo e mondo il maschio usa l'occhiale scuro per lanciare lumacate spermatozoiche alle passanti pur in presenza della compagna che tanto nessuno se ne accorge.
Ma proprio in ragione della suddetta somiglianza, ho cominciato a lanciare certi sguardi suini anche con i normali occhiali da vista senza che io me ne accorgessi ma gli altri sì.
Il che mi è costato:
- parecchie accelerazioni di passo infastidite;
- poche decelerazioni compiaciute;
- un paio di sorrisi complici;
- un "Sono forse sporca in mezzo alle tette?";
- un "Marione, fai qualcosa: quello mi fissa!";
- un "Se non la smette chiamo i Carabinieri";
- una caterva di saettanti cinquine tra capo e collo da parte di Irene (il coppino rosso appunto).
What?
È presto spiegato.
Per la prima volta ho preso degli occhiali da sole fighi, quelli con le lenti semi-oscurate che fungono anche da vista.
Fuori appaiono scuri ma "dentro" l'effetto è praticamente identico a quello dei normali occhiali da miope quale io sono.
Al punto, una volta inforcati, da non distinguerli.
E qui sta la fregatura.
Da che mondo e mondo il maschio usa l'occhiale scuro per lanciare lumacate spermatozoiche alle passanti pur in presenza della compagna che tanto nessuno se ne accorge.
Ma proprio in ragione della suddetta somiglianza, ho cominciato a lanciare certi sguardi suini anche con i normali occhiali da vista senza che io me ne accorgessi ma gli altri sì.
Il che mi è costato:
- parecchie accelerazioni di passo infastidite;
- poche decelerazioni compiaciute;
- un paio di sorrisi complici;
- un "Sono forse sporca in mezzo alle tette?";
- un "Marione, fai qualcosa: quello mi fissa!";
- un "Se non la smette chiamo i Carabinieri";
- una caterva di saettanti cinquine tra capo e collo da parte di Irene (il coppino rosso appunto).
lunedì 20 agosto 2018
Pessimo esempio
Fede detesta i finocchi crudi dell'orto del nonno.
Io detesto i finocchi crudi dell'orto del nonno.
Tuttavia, quando la mamma li propina a lui ("Perché contribuiscono a una dieta multinutritiva"), li propina anche a me.
Che devo mangiarli, fingere di apprezzarli e convincere Fede a fare altrettanto ("papà-testimone" dice Irene).
Ma proprio il ruolo di papà, finalmente a me chiaro ("papà-testadicazzo"), mi ha spinto da un mesetto a dire pubblicamente a tavola: "Certo che fanno schifo!", "Purtroppo ce li dobbiamo tenere", "Dovrebbero tornare da dove sono venuti".
Da una settimana Fede ha cominciato pubblicamente a rifiutarli, a gettarli sul pavimento, a farli sparire dal frigo, a sabotarli nell'orto del nonno.
Irene ha accusato me di sdoganamento dell'odio finocchiale.
Io, dopo averle dato della "buonista benpensante radical chic hai mai ospitato dei finocchi crudi sul balcone di casa?", ho negato l'esistenza di qualsivoglia nesso tra le mie parole e i comportamenti di Federico.
Dopodiché ho guardato la creatura: "Direi che anche per i cavoletti di Bruxelles la pacchia è finita!"
Io detesto i finocchi crudi dell'orto del nonno.
Tuttavia, quando la mamma li propina a lui ("Perché contribuiscono a una dieta multinutritiva"), li propina anche a me.
Che devo mangiarli, fingere di apprezzarli e convincere Fede a fare altrettanto ("papà-testimone" dice Irene).
Ma proprio il ruolo di papà, finalmente a me chiaro ("papà-testadicazzo"), mi ha spinto da un mesetto a dire pubblicamente a tavola: "Certo che fanno schifo!", "Purtroppo ce li dobbiamo tenere", "Dovrebbero tornare da dove sono venuti".
Da una settimana Fede ha cominciato pubblicamente a rifiutarli, a gettarli sul pavimento, a farli sparire dal frigo, a sabotarli nell'orto del nonno.
Irene ha accusato me di sdoganamento dell'odio finocchiale.
Io, dopo averle dato della "buonista benpensante radical chic hai mai ospitato dei finocchi crudi sul balcone di casa?", ho negato l'esistenza di qualsivoglia nesso tra le mie parole e i comportamenti di Federico.
Dopodiché ho guardato la creatura: "Direi che anche per i cavoletti di Bruxelles la pacchia è finita!"
martedì 14 agosto 2018
Del declino dell'Occidente
Ero appena riuscito a spiegare a Fede il perché delle onde e il flusso delle maree.
Addirittura a dare una spiegazione accettabile della linea dell'orizzonte e dell'immaginaria separazione tra cielo e mare.
Ero venuto perfino a capo dei calzini bianchi portati coi sandali in spiaggia da un signore tedesco di mezza età ("Sai Fede, c'è chi ha la pelle sensibile e così Helmut non si scotta i piedini").
Ma poi sono comparse le ciabatte pelose e Federico ha scorto negli occhi del papà l'impotenza comunicativa di chi in teoria dovrebbe sempre rassicurare e rispondere.
Ma non ce l'ho fatta: spiazzato, basito, ammutolito.
Avrei voluto abbozzare scuotendo la testa un "L'inesorabile declino dell'Occidente" ma non avrebbe afferrato.
La Brexit gliel'ho spiegata, l'elezione di Trump fatta digerire, il ritorno dei nazionalismi paventato, ma le ciabattine pelose quelle no: attengono all'ambito dell'irrazionale.
Immaginavo un giorno in cui sarei andato in crisi sui concetti di 'sesso', 'guerra', 'malattia', 'morte'.
E invece son bastati dei peli rosa fluo incollati a un paio di zoccoletti a farmi percepire i limiti di padre-garante, di padre-protettore.
Incapace di difendere la propria creatura dalle brutture del mondo.
Addirittura a dare una spiegazione accettabile della linea dell'orizzonte e dell'immaginaria separazione tra cielo e mare.
Ero venuto perfino a capo dei calzini bianchi portati coi sandali in spiaggia da un signore tedesco di mezza età ("Sai Fede, c'è chi ha la pelle sensibile e così Helmut non si scotta i piedini").
Ma poi sono comparse le ciabatte pelose e Federico ha scorto negli occhi del papà l'impotenza comunicativa di chi in teoria dovrebbe sempre rassicurare e rispondere.
Ma non ce l'ho fatta: spiazzato, basito, ammutolito.
Avrei voluto abbozzare scuotendo la testa un "L'inesorabile declino dell'Occidente" ma non avrebbe afferrato.
La Brexit gliel'ho spiegata, l'elezione di Trump fatta digerire, il ritorno dei nazionalismi paventato, ma le ciabattine pelose quelle no: attengono all'ambito dell'irrazionale.
Immaginavo un giorno in cui sarei andato in crisi sui concetti di 'sesso', 'guerra', 'malattia', 'morte'.
E invece son bastati dei peli rosa fluo incollati a un paio di zoccoletti a farmi percepire i limiti di padre-garante, di padre-protettore.
Incapace di difendere la propria creatura dalle brutture del mondo.
lunedì 13 agosto 2018
Men's Health
Ti accorgi di invecchiare nel momento in cui al mare fai il cambio-costume tra mattina e pomeriggio.
Una volta me lo portavo anche a letto.
Aderenza non-stop fino a quando sul boxer sabbia e salsenide alleate componevano la scritta "Please give me another chance" (non so perché in inglese).
Che poi non me lo portavo neanche dietro il costume.
Lo compravo il giorno stesso dell'arrivo come inserto di Men's Health.
Che poi non sfogliavo nemmeno ma mollavo sulla sdraio della vicina d'ombrellone, mamma di famiglia e compita signora.
Che dal giorno dopo, complice l'etichetta-brand sul retro del boxer, faceva ballare gli occhi dalla rivista a me, dalla rivista a me.
Io declinavo gentilmente gli sguardi.
Allora non andavano di moda le milf.
A fine vacanza abbandonavo il logoro costume sulla sdraio della vicina, con quella scritta di sabbia e salsedine a illuderla di un'altra possibilità.
Una volta me lo portavo anche a letto.
Aderenza non-stop fino a quando sul boxer sabbia e salsenide alleate componevano la scritta "Please give me another chance" (non so perché in inglese).
Che poi non me lo portavo neanche dietro il costume.
Lo compravo il giorno stesso dell'arrivo come inserto di Men's Health.
Che poi non sfogliavo nemmeno ma mollavo sulla sdraio della vicina d'ombrellone, mamma di famiglia e compita signora.
Che dal giorno dopo, complice l'etichetta-brand sul retro del boxer, faceva ballare gli occhi dalla rivista a me, dalla rivista a me.
Io declinavo gentilmente gli sguardi.
Allora non andavano di moda le milf.
A fine vacanza abbandonavo il logoro costume sulla sdraio della vicina, con quella scritta di sabbia e salsedine a illuderla di un'altra possibilità.
domenica 5 agosto 2018
Surriscaldamento marino
"Fede, adesso che non hai più paura dell'acqua, ti insegno una cosa importante del rapporto tra uomo e mare. Una cosa vecchia quanto il mondo"
"Nuotale?"
"No"
"Peccare?"
"Quello ti verrà naturale"
"La tutela dell'ecosistema malino?"
"Tutela dell'eco-che?"
"Allola cossa?"
"Mingere con nonchalance"
"?"
"Fare la pipì nel mare senza essere beccati dagli altri. È così dalla notte dei tempi, dall'epoca in cui il primo ominide la fece nella Pantalassa"
"E come ci fa?"
Seguono affettuosi minuti di educazione all'accovacciamento camuffato e simultanea indifferenza facciale.
Due orinatori in sincrono, roba da Olimpiadi dell'evacuazione.
Fino a quando ci raggiunge la mamma, la moralizzatrice per antonomasia: "Uuuh, com'è caldina l'acqua oggi!"
E noi due che ci guardiamo complici e soddisfatti.
"Nuotale?"
"No"
"Peccare?"
"Quello ti verrà naturale"
"La tutela dell'ecosistema malino?"
"Tutela dell'eco-che?"
"Allola cossa?"
"Mingere con nonchalance"
"?"
"Fare la pipì nel mare senza essere beccati dagli altri. È così dalla notte dei tempi, dall'epoca in cui il primo ominide la fece nella Pantalassa"
"E come ci fa?"
Seguono affettuosi minuti di educazione all'accovacciamento camuffato e simultanea indifferenza facciale.
Due orinatori in sincrono, roba da Olimpiadi dell'evacuazione.
Fino a quando ci raggiunge la mamma, la moralizzatrice per antonomasia: "Uuuh, com'è caldina l'acqua oggi!"
E noi due che ci guardiamo complici e soddisfatti.
sabato 28 luglio 2018
Simulazione
Uno degli aspetti che avevo sottovalutato dell’avere un figlio in tarda età è la fatica di stargli dietro quando vuole giocare a farsi acchiappare.
Io gli butto lì le macchinine o le costruzioni ma lui si alza e vuole giocare a essere rincorso e preso.
Scatti improvvisi, fiatone e crampi lancinanti mi spingono a imprecazioni trattenute a stento e sostituite dal sorriso ebete-forzato di chi si sta divertendo.
Pur di vederlo sorridere fingo di sorridere.
Questo fino al diciottesimo inseguimento.
Al diciottesimo inseguimento il sorriso ebete-forzato cede il passo alla cattiveria sfinita del difensore che da ultimo uomo insegue l’attaccante avversario lanciato in contropiede verso la porta.
E allora è sgambetto.
Leggero, impercettibile. Quanto basta.
Alzo anche le braccia a dire “Non l’ho nemmeno toccato” nel caso qualcuno avesse visto.
Ma non c’è nessun arbitro a sanzionare l’espulsione (la mamma è fuori; in sua presenza non si gioca ad acchiappo: “Potrebbe farsi male” dice lei - “Solita apprensiva esagerata” dico io).
E al rientro le diremo che la creatura manca ancora di coordinazione.
Che stava camminando (“Te lo giuro: macché correre, stava camminando!”) ed è inciampato.
Meno male che c’era papà a mettergli il cerottino.
I cerottini.
Io gli butto lì le macchinine o le costruzioni ma lui si alza e vuole giocare a essere rincorso e preso.
Scatti improvvisi, fiatone e crampi lancinanti mi spingono a imprecazioni trattenute a stento e sostituite dal sorriso ebete-forzato di chi si sta divertendo.
Pur di vederlo sorridere fingo di sorridere.
Questo fino al diciottesimo inseguimento.
Al diciottesimo inseguimento il sorriso ebete-forzato cede il passo alla cattiveria sfinita del difensore che da ultimo uomo insegue l’attaccante avversario lanciato in contropiede verso la porta.
E allora è sgambetto.
Leggero, impercettibile. Quanto basta.
Alzo anche le braccia a dire “Non l’ho nemmeno toccato” nel caso qualcuno avesse visto.
Ma non c’è nessun arbitro a sanzionare l’espulsione (la mamma è fuori; in sua presenza non si gioca ad acchiappo: “Potrebbe farsi male” dice lei - “Solita apprensiva esagerata” dico io).
E al rientro le diremo che la creatura manca ancora di coordinazione.
Che stava camminando (“Te lo giuro: macché correre, stava camminando!”) ed è inciampato.
Meno male che c’era papà a mettergli il cerottino.
I cerottini.
giovedì 26 luglio 2018
Farsa Azzurri!
Alla fine è andata così: poco prima dell'inizio di Francia-Croazia ho trovato su un canale satellitare la riproposizione della finale di U.S.A. '94 Italia-Brasile (misteri del palinsesto estivo).
La sequenza da quasi sgamo è stata:
- "Come mai il telecronista continua a dire U.S.A. '94?"
"Allora... U.S.A. è il nuovo acronimo dell'U.R.S.S. dopo il crollo del comunismo"
"Starebbe per?"
"Union... Union... Union of Socialistic... Union of Socialistic Açijğioği?"
"Açijğioği?"
"È cirillico"
"E perché metà inglese e metà cirillico?"
"Volontà di Putin, e la volontà di Putin non si discute"
"E perché '94?"
"Colpa del calendario russo... Presente la Rivoluzione del '17 che noi chiamiamo d'ottobre? Ecco, in realtà avvenne a novembre. Stessa cosa"
"E perché i continui riferimenti agli stipendi dei giocatori in lire?"
"Perché... Perché il nuovo governo pentaleghista ha mandato una direttiva per abituare gli italiani alla prossima uscita dall'euro?"
"Eppure non capisco quell'accenno al Muro di Berlino caduto da 5 anni..."
"A parte che un bravo telecronista dovrebbe evitare richiami storico-politici e farsi i cazzi propri!"
"A parte quello?"
"A parte quello..."
"Non mi convinci..."
"..."
"Non è caduto, vero?"
Nello stesso istante Roby Baggio spedisce il rigore decisivo alle stelle e con esso la mia promessa di matrimonio.
Irene inconsolabile.
L'abbraccio stretta e le sussurro: "Sarà per i prossimi Europei".
Già pronto il download di Francia-Italia del 2000: 2-1 per i francesi ai tempi supplementari (vigeva quella puttanata del golden goal) dopo che gli Azzurri erano stati in vantaggio fino al 93'.
Staretele vicino.
La sequenza da quasi sgamo è stata:
- "Come mai il telecronista continua a dire U.S.A. '94?"
"Allora... U.S.A. è il nuovo acronimo dell'U.R.S.S. dopo il crollo del comunismo"
"Starebbe per?"
"Union... Union... Union of Socialistic... Union of Socialistic Açijğioği?"
"Açijğioği?"
"È cirillico"
"E perché metà inglese e metà cirillico?"
"Volontà di Putin, e la volontà di Putin non si discute"
"E perché '94?"
"Colpa del calendario russo... Presente la Rivoluzione del '17 che noi chiamiamo d'ottobre? Ecco, in realtà avvenne a novembre. Stessa cosa"
"E perché i continui riferimenti agli stipendi dei giocatori in lire?"
"Perché... Perché il nuovo governo pentaleghista ha mandato una direttiva per abituare gli italiani alla prossima uscita dall'euro?"
"Eppure non capisco quell'accenno al Muro di Berlino caduto da 5 anni..."
"A parte che un bravo telecronista dovrebbe evitare richiami storico-politici e farsi i cazzi propri!"
"A parte quello?"
"A parte quello..."
"Non mi convinci..."
"..."
"Non è caduto, vero?"
Nello stesso istante Roby Baggio spedisce il rigore decisivo alle stelle e con esso la mia promessa di matrimonio.
Irene inconsolabile.
L'abbraccio stretta e le sussurro: "Sarà per i prossimi Europei".
Già pronto il download di Francia-Italia del 2000: 2-1 per i francesi ai tempi supplementari (vigeva quella puttanata del golden goal) dopo che gli Azzurri erano stati in vantaggio fino al 93'.
Staretele vicino.
giovedì 5 luglio 2018
Forse Azzurri!
Irene continua a chiedermi quando gioca l'Italia (vedi promessa di sposarla a Mondiale vinto).
Deve essersi accorta che è finita la fase a gironi e sono cominciati gli ottavi: "Perché gli altri han giocato già 3 partite e noi neanche una?".
Nel frattempo non ha perso tempo e si è portata avanti con bouquet, lista-nozze e bomboniere ("Potremmo prenderle a forma di Coppa del Mondo; che ne dici?" "Ehm... sì").
Vedendola raggiante, non ho osato disilluderla e le ho spiegato che la Nazionale, grazie alla fermezza con cui il nuovo governo si sta imponendo sulla scena internazionale, giocherà direttamente la finale il 15 luglio.
Ho tempo fino ad allora per pensare a un'alternativa.
Intanto domani ho la prova-smoking.
Deve essersi accorta che è finita la fase a gironi e sono cominciati gli ottavi: "Perché gli altri han giocato già 3 partite e noi neanche una?".
Nel frattempo non ha perso tempo e si è portata avanti con bouquet, lista-nozze e bomboniere ("Potremmo prenderle a forma di Coppa del Mondo; che ne dici?" "Ehm... sì").
Vedendola raggiante, non ho osato disilluderla e le ho spiegato che la Nazionale, grazie alla fermezza con cui il nuovo governo si sta imponendo sulla scena internazionale, giocherà direttamente la finale il 15 luglio.
Ho tempo fino ad allora per pensare a un'alternativa.
Intanto domani ho la prova-smoking.
mercoledì 4 luglio 2018
Forza Azzurri!
La fortuna di avere una compagna disinteressata al giuoco del pallone.
Ieri pomeriggio all'improvviso durante Argentina-Islanda:
"E se finalmente ci sposassimo?"
"Scu-scusa?" (nel frattempo Messi deve aver sentito e sbaglia il rigore)
"Sì, se dopo tanti anni ci sposassimo?"
"Lo sai che sono un po' allergico a questa ritualizzazione del sentimento"
"Soliti paroloni vuoti per nascondere il fatto che non ne hai voglia"
"No, te lo giuro... Guarda, facciamo così: affidiamoci al destino... Nel caso l'Italia vincesse i Mondiali, un attimo dop..."
Segue abbraccio che non mi fa finire la frase.
"Promesso?"
"Promesso".
Ieri pomeriggio all'improvviso durante Argentina-Islanda:
"E se finalmente ci sposassimo?"
"Scu-scusa?" (nel frattempo Messi deve aver sentito e sbaglia il rigore)
"Sì, se dopo tanti anni ci sposassimo?"
"Lo sai che sono un po' allergico a questa ritualizzazione del sentimento"
"Soliti paroloni vuoti per nascondere il fatto che non ne hai voglia"
"No, te lo giuro... Guarda, facciamo così: affidiamoci al destino... Nel caso l'Italia vincesse i Mondiali, un attimo dop..."
Segue abbraccio che non mi fa finire la frase.
"Promesso?"
"Promesso".
mercoledì 20 giugno 2018
Penetteria
Pomeriggio sul tardi.
Poco prima della chiusura dei negozi.
Panetteria per un paio di michette per cena.
Prima del mio turno tocca a una signora in vena di doppi sensi con la commessa: "Ne vorrei uno lungo e duro".
Sgrano le orecchie e penso a una gaffe lessicale.
Il sorrisetto sulla faccia della signora mi smentisce.
Spero finisca lì.
Carico da 90 della commessa: "Lo preferisce scuro che dicono essere migliore?"Dentro di me trasecolo: "Ehi, fermatevi! Sono qui! Sento tutto! Capisco per di più! Il vostro non è un codice linguistico precluso a noi maschietti, anzi! Mi imbarazzo! Chi vi conosce? Lei poi signora, magari nonna fuori dal negozio e volontaria all'oratorio nel tempo libero... Stop, please!"
"Non lo so... Ho paura mi riempia troppo... Lei lo ha provato?"
"Ok, giovane e assennata inserviente, conto su di te: hai la tua occasione per fermare questo gioco perverso. Ti scongiuro"
"Io no. Ma la mia collega ne va matta: da quando l'ha provato prende solo quello"
"Fai che non spunti la collega, fai che non spunti la collega"
"Sarà, ma mi fa un po' specie. Preferisco una cosa meno scura"
"Ah, razzista anche!"
"Mi faccia quello lì più piccolo che dovrebbe bastare. Sa, ne ho già preso uno stamattina"
È il momento di palesare la mia presenza e interrompere a voce alta la surreale conversazione: "A me invece uno molle che dura di più"
"Mi dispiace ma l'abbiamo finito"
"No, no, cos'ha capito? Come pane vorrei invece..."
Poco prima della chiusura dei negozi.
Panetteria per un paio di michette per cena.
Prima del mio turno tocca a una signora in vena di doppi sensi con la commessa: "Ne vorrei uno lungo e duro".
Sgrano le orecchie e penso a una gaffe lessicale.
Il sorrisetto sulla faccia della signora mi smentisce.
Spero finisca lì.
Carico da 90 della commessa: "Lo preferisce scuro che dicono essere migliore?"Dentro di me trasecolo: "Ehi, fermatevi! Sono qui! Sento tutto! Capisco per di più! Il vostro non è un codice linguistico precluso a noi maschietti, anzi! Mi imbarazzo! Chi vi conosce? Lei poi signora, magari nonna fuori dal negozio e volontaria all'oratorio nel tempo libero... Stop, please!"
"Non lo so... Ho paura mi riempia troppo... Lei lo ha provato?"
"Ok, giovane e assennata inserviente, conto su di te: hai la tua occasione per fermare questo gioco perverso. Ti scongiuro"
"Io no. Ma la mia collega ne va matta: da quando l'ha provato prende solo quello"
"Fai che non spunti la collega, fai che non spunti la collega"
"Sarà, ma mi fa un po' specie. Preferisco una cosa meno scura"
"Ah, razzista anche!"
"Mi faccia quello lì più piccolo che dovrebbe bastare. Sa, ne ho già preso uno stamattina"
È il momento di palesare la mia presenza e interrompere a voce alta la surreale conversazione: "A me invece uno molle che dura di più"
"Mi dispiace ma l'abbiamo finito"
"No, no, cos'ha capito? Come pane vorrei invece..."
mercoledì 13 giugno 2018
Non so pecché
Gita al lago.
Fede sempre più in fase “Pecché?” di qua “Pecché?” di là “Pecché?” su e “Pecché?” giù.
Improvviso risposte cercando di essere convincente.
Vedo di non esagerare con la fantasia e adduco perfino spiegazioni scientifiche laddove la memoria del liceo me lo consente.
“Pecché sasso cade in aqua?”
“Per la legge di gravitazione universale: esiste una forza che lo attira verso il basso”
“E pecché balca galegia?”
“Per il principio di Archimede: un corpo immerso in un fluido riceve da questo una spinta dal basso verso l'alto uguale al peso del fluido da esso spostato”
“E pecché gabiano ha pesse in bocca?”
“Uh, sempre più difficile, quasi filosofica… E' la catena alimentare... Vedi Fede, c’è una legge non scritta in natura che recita ‘mors tua vita mea’… In pratica ‘uccido per sopravvivere’”
“E pecché quel signole polta i sandali coi calsini bianchi?”
“…”
“Papi?”
“...”
“Papiii???”
“Mi dispiace Fede, ma il papi non ha una risposta per tutto”.
Fede sempre più in fase “Pecché?” di qua “Pecché?” di là “Pecché?” su e “Pecché?” giù.
Improvviso risposte cercando di essere convincente.
Vedo di non esagerare con la fantasia e adduco perfino spiegazioni scientifiche laddove la memoria del liceo me lo consente.
“Pecché sasso cade in aqua?”
“Per la legge di gravitazione universale: esiste una forza che lo attira verso il basso”
“E pecché balca galegia?”
“Per il principio di Archimede: un corpo immerso in un fluido riceve da questo una spinta dal basso verso l'alto uguale al peso del fluido da esso spostato”
“E pecché gabiano ha pesse in bocca?”
“Uh, sempre più difficile, quasi filosofica… E' la catena alimentare... Vedi Fede, c’è una legge non scritta in natura che recita ‘mors tua vita mea’… In pratica ‘uccido per sopravvivere’”
“E pecché quel signole polta i sandali coi calsini bianchi?”
“…”
“Papi?”
“...”
“Papiii???”
“Mi dispiace Fede, ma il papi non ha una risposta per tutto”.
domenica 3 giugno 2018
Buon viaggio!
Quando la consistenza della pupu lo consente, io e Fede celebriamo una specie di rito funebre, un ultimo addio alla pappa che fu.
È pur sempre una parte di noi che se ne va.In pratica riversiamo il contenuto del pannolino all'interno del water, ci disponiamo intorno alla tazza, tiriamo lo sciacquone e gridiamo "Buon viaggiooo!".
Ho infatti detto a Fede di non esser triste perché la pupu ci lascia per andarsene beatamente al mare.
Tempo fa, forse perché nervoso e invidioso, mi è scappato di salutare il petolotto galleggiante con un "Buon viaggio, stronzo!".
Non l'avessi mai fatto.
Da allora Fede saluta così tutti quelli che gli dicono di essere in partenza per il mare.
È pur sempre una parte di noi che se ne va.In pratica riversiamo il contenuto del pannolino all'interno del water, ci disponiamo intorno alla tazza, tiriamo lo sciacquone e gridiamo "Buon viaggiooo!".
Ho infatti detto a Fede di non esser triste perché la pupu ci lascia per andarsene beatamente al mare.
Tempo fa, forse perché nervoso e invidioso, mi è scappato di salutare il petolotto galleggiante con un "Buon viaggio, stronzo!".
Non l'avessi mai fatto.
Da allora Fede saluta così tutti quelli che gli dicono di essere in partenza per il mare.
lunedì 28 maggio 2018
Auguri te salutant
Come nella scena iniziale di American Beauty, quando il protagonista da poco sveglio si masturba sotto la doccia e sostiene essere il momento più esaltante della sua intera giornata, pure io raggiungo l’apice al mattino.
Non titillandomi l’ammennicolo però.
Mentre faccio colazione da solo - il resto della dorme ancora – butto un occhio alle notizie e ai social.
Puntualmente Facebook mi ricorda quale dei miei contatti compia gli anni.
In quel momento, biscotto inzuppato in mano, decido se fare o no gli auguri.
Pochi secondi per influire sulla felicità altrui. O almeno mi pare.
I criteri possono essere i più diversi: l’umore post-risveglio, una sincera empatia verso il festeggiato o una benemerita indifferenza, se il festeggiato si era a sua volta premurato di scrivere sulla mia bacheca al mio di compleanno, etc.
Fatto sta che in quei frangenti mi sento come l’imperatore che dalla tribuna del Colosseo decide col pollice verso della vita o della morte del gladiatore, come il re che affaccia la mano guantata dalla carrozza e concede un cenno al popolo in attesa, come un dio che elargisce a proprio piacimento gioia o dolore, premio o castigo, presenza o assenza.
Ci sono e mi sono ricordato di te, ci sono ma non mi sono ricordato di te.
Un fremito mi prende lì per lì, la tazza mi trema.
Un delirio di egopotenza.
Poi, finita la colazione e spento il computer, torno alle quotidiane miserie.
Non titillandomi l’ammennicolo però.
Mentre faccio colazione da solo - il resto della dorme ancora – butto un occhio alle notizie e ai social.
Puntualmente Facebook mi ricorda quale dei miei contatti compia gli anni.
In quel momento, biscotto inzuppato in mano, decido se fare o no gli auguri.
Pochi secondi per influire sulla felicità altrui. O almeno mi pare.
I criteri possono essere i più diversi: l’umore post-risveglio, una sincera empatia verso il festeggiato o una benemerita indifferenza, se il festeggiato si era a sua volta premurato di scrivere sulla mia bacheca al mio di compleanno, etc.
Fatto sta che in quei frangenti mi sento come l’imperatore che dalla tribuna del Colosseo decide col pollice verso della vita o della morte del gladiatore, come il re che affaccia la mano guantata dalla carrozza e concede un cenno al popolo in attesa, come un dio che elargisce a proprio piacimento gioia o dolore, premio o castigo, presenza o assenza.
Ci sono e mi sono ricordato di te, ci sono ma non mi sono ricordato di te.
Un fremito mi prende lì per lì, la tazza mi trema.
Un delirio di egopotenza.
Poi, finita la colazione e spento il computer, torno alle quotidiane miserie.
Iscriviti a:
Post (Atom)



















