Finito il tutto, mi riprometto una sbronza così epica da finire chissà come all’alba in riva al mare a mangiare pipistrello o pangolino o pangostrello o quel cazzo che era.
E tutto ripartirà da capo.
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domenica 29 marzo 2020
Ne uscirò
Ne uscirò sovrappeso, probabilmente single e con qualche nevrosi in più.
Tuttavia saprò a memoria il numero delle piastrelle di casa, dove leggermente sbreccate, tutti i possibili percorsi alternativi seguendone ossessivamente le vie di fuga.
Andrà tutto bene.
Tuttavia saprò a memoria il numero delle piastrelle di casa, dove leggermente sbreccate, tutti i possibili percorsi alternativi seguendone ossessivamente le vie di fuga.
Andrà tutto bene.
Relazionare
La solitudine forzata di questo periodo almeno un vantaggio ce l’ha, quello di aver fatto riscoprire l’importanza delle relazioni.
Si danno per scontate, vi ci si dedica poco, le si riscopre nei momenti di difficoltà.
Io ad esempio ne ho appena scritta una dettagliata da inviare al Commissariato a proposito di quel tizio in fondo alla via che neanche mezzora fa ha scavalcato le transenne del parchetto pubblico per portarci il figlio a fare su e giù dallo scivolo.
Viva l’attenzione per l’altro, viva le relazioni.
Si danno per scontate, vi ci si dedica poco, le si riscopre nei momenti di difficoltà.
Io ad esempio ne ho appena scritta una dettagliata da inviare al Commissariato a proposito di quel tizio in fondo alla via che neanche mezzora fa ha scavalcato le transenne del parchetto pubblico per portarci il figlio a fare su e giù dallo scivolo.
Viva l’attenzione per l’altro, viva le relazioni.
mercoledì 18 marzo 2020
Il coronavirus spiegato da mio figlio
Ispirato a più riprese da internet, ho deciso di spiegare la situazione a mio figlio come papà Benigni fa col proprio nel lager de “La vita è bella”: si tratta di un gioco, il nazista-coronavirus è l’avversario da battere, dobbiamo rispettare delle regoline per vincere.
Finora gli avevamo raccontato di una prolungata vacanza dall’asilo e dell’impossibilità di andare al parchetto perché stavano ricolorando i fili d’erba uno a uno in vista della primavera.
“Allora Fede, devi sapere una cosa: là fuori c’è un cattivone di nome Coronello che appena usciamo di casa ci fa venire un antipatico starnutello”
“Uhm... Sapevo invece trattarsi di un virus di probabile origine animale che partendo dall’Estremo Oriente è giunto a noi ed attualmente vede l’Italia, e la nostra provincia in particolare, come principale fronte emergenziale. I sintomi vanno da...”
“Ok, ok, ok...”
“Mi dispiace papà avertelo detto così... Magari i nonni ti avevano raccontato la storia di Coronello per farti stare più tranquillo”
“Magari”
“Ho capito, ci penso io: a cosa vuoi giocare?”
Finora gli avevamo raccontato di una prolungata vacanza dall’asilo e dell’impossibilità di andare al parchetto perché stavano ricolorando i fili d’erba uno a uno in vista della primavera.
“Allora Fede, devi sapere una cosa: là fuori c’è un cattivone di nome Coronello che appena usciamo di casa ci fa venire un antipatico starnutello”
“Uhm... Sapevo invece trattarsi di un virus di probabile origine animale che partendo dall’Estremo Oriente è giunto a noi ed attualmente vede l’Italia, e la nostra provincia in particolare, come principale fronte emergenziale. I sintomi vanno da...”
“Ok, ok, ok...”
“Mi dispiace papà avertelo detto così... Magari i nonni ti avevano raccontato la storia di Coronello per farti stare più tranquillo”
“Magari”
“Ho capito, ci penso io: a cosa vuoi giocare?”
domenica 15 marzo 2020
Historia magistra vitae
Da amante e studioso della Storia, non mi era mai riuscito di capire quei grafici che, in occasione delle più celebri pestilenze dell'umanità (Atene 430 a.C., Firenze 1348, Milano 1630), mostravano un vertiginoso aumento delle scomposizioni familiari una volta superato l'evento.Ma come? Scampato il pericolo, invece di fortificarsi nell'unione dopo giorni di convivenza forzata, 24 ore su 24 a stretto contatto, minuto dopo minuto nella stessa casa-rifugio, ci si diceva addio e ognuno per la propria strada.
Disgregante anziché collante.
Non mi tornava, non me ne capacitavo.
Da un paio di settimane mi è tutto più chiaro.
Disgregante anziché collante.
Non mi tornava, non me ne capacitavo.
Da un paio di settimane mi è tutto più chiaro.
Torneremo presto
Io che non sono per natura un inguaribile ottimista, per una volta mi sento di dire che torneremo presto.
Che torneremo presto a sfiorarci, ad avere contatti ravvicinati, ad annullare le distanze.
Torneremo presto ad accalcarci negli stadi e cantare "Napoli colera".
A mettere le mani al collo ai genitori della squadra avversaria di quella in cui gioca nostro figlio.
A fare risse per futili motivi in discoteca o fuori dal pub.
A bullizzare i più deboli, a spingere spalle al muro quelli più in difficoltà.
A sputare verso coloro che ci fanno schifo, che "magari t'avesse portato via il coronavirus".
Torneremo presto a sgambettarci e azzuffarci per l'ultimo modello smartphone.
A guardarci in cagnesco e spintonarci ai buffet.
A fiatarci sul collo in Posta per far capire quanta fretta abbiamo.
Torneremo presto a insultarci nel traffico chiusi nei rispettivi abitacoli, tamponarci dal nervoso e scendere di scatto per venire finalmente alle mani.
A salutarci con abbracci forzati e bacetti al retrogusto di Giuda.
A scambiarci segni di pace mentre pensiamo "Proprio questo che mi sta sul cazzo!"
Cose che davamo per scontate e ora ci mancano.
Questione di responsabile pazienza e torneremo presto.
Che torneremo presto a sfiorarci, ad avere contatti ravvicinati, ad annullare le distanze.
Torneremo presto ad accalcarci negli stadi e cantare "Napoli colera".
A mettere le mani al collo ai genitori della squadra avversaria di quella in cui gioca nostro figlio.
A fare risse per futili motivi in discoteca o fuori dal pub.
A bullizzare i più deboli, a spingere spalle al muro quelli più in difficoltà.
A sputare verso coloro che ci fanno schifo, che "magari t'avesse portato via il coronavirus".
Torneremo presto a sgambettarci e azzuffarci per l'ultimo modello smartphone.
A guardarci in cagnesco e spintonarci ai buffet.
A fiatarci sul collo in Posta per far capire quanta fretta abbiamo.
Torneremo presto a insultarci nel traffico chiusi nei rispettivi abitacoli, tamponarci dal nervoso e scendere di scatto per venire finalmente alle mani.
A salutarci con abbracci forzati e bacetti al retrogusto di Giuda.
A scambiarci segni di pace mentre pensiamo "Proprio questo che mi sta sul cazzo!"
Cose che davamo per scontate e ora ci mancano.
Questione di responsabile pazienza e torneremo presto.
venerdì 13 marzo 2020
Son così
Son così chiuso in casa che faccio entrare volutamente le cimici per farmi raccontare come va là fuori.
Sto a tal punto nervoso che quando mio figlio al mattino mi rivolge il suo candido "Buongiolno papi" gli rispondo "Buongiorno un cazzo".
Ho livelli di paranoia tali da rispondere al telefono in viva voce a un metro di distanza.
Mi sento talmente nostalgico che ho ripreso a scrivere "Ehi, come stai?" a gente su cui avevo messo una pietra sopra.
Ho attacchi di malinconia così grandi da guardare il tramonto con un bicchiere di whisky in mano temendo possa essere l'ultimo (il whisky, non il tramonto).
Son così preoccupato che ho già preparato sul tavolo la scacchiera per la partita decisiva con la morte.
Ma resto talmente fiducioso da aver appena comprato il biglietto per i Pearl Jam a Imola del prossimo luglio, quando cantare "I'm still alive" acquisterà tutto un altro significato.
Sto a tal punto nervoso che quando mio figlio al mattino mi rivolge il suo candido "Buongiolno papi" gli rispondo "Buongiorno un cazzo".
Ho livelli di paranoia tali da rispondere al telefono in viva voce a un metro di distanza.
Mi sento talmente nostalgico che ho ripreso a scrivere "Ehi, come stai?" a gente su cui avevo messo una pietra sopra.
Ho attacchi di malinconia così grandi da guardare il tramonto con un bicchiere di whisky in mano temendo possa essere l'ultimo (il whisky, non il tramonto).
Son così preoccupato che ho già preparato sul tavolo la scacchiera per la partita decisiva con la morte.
Ma resto talmente fiducioso da aver appena comprato il biglietto per i Pearl Jam a Imola del prossimo luglio, quando cantare "I'm still alive" acquisterà tutto un altro significato.
Ognuno sta(rnutisce)
Ognuno sta solo nel cuor della casa
trafitto da un colpo di tosse:
ed è subito quarantena.
trafitto da un colpo di tosse:
ed è subito quarantena.
mercoledì 11 marzo 2020
Quando la realtà
Come l’11 settembre.
Sembra di assistere a qualcosa oltre l’immaginazione.
Quando la realtà supera la cinematografia.
Scenari apocalittici che nemmeno in uno zombie-movie di Romero e prospettive a tal punto inquietanti che Cronenberg prenderebbe appunti.
E io che da dietro la finestra fisso la strada in attesa che Godzilla esca dalle viscere della terra mentre attendo l'annuncio radiofonico dello sbarco degli alieni nel parcheggione dell’Orio Center.
E invece vedo solo assembramenti di persone che se ne vanno in giro e avverto le loro risate irresponsabili e incoscienti.
E allora invoco Godzilla e non vedo l’ora arrivino gli omini verdi.
Sembra di assistere a qualcosa oltre l’immaginazione.
Quando la realtà supera la cinematografia.
Scenari apocalittici che nemmeno in uno zombie-movie di Romero e prospettive a tal punto inquietanti che Cronenberg prenderebbe appunti.
E io che da dietro la finestra fisso la strada in attesa che Godzilla esca dalle viscere della terra mentre attendo l'annuncio radiofonico dello sbarco degli alieni nel parcheggione dell’Orio Center.
E invece vedo solo assembramenti di persone che se ne vanno in giro e avverto le loro risate irresponsabili e incoscienti.
E allora invoco Godzilla e non vedo l’ora arrivino gli omini verdi.
L'amore ai tempi del coronavirus
"Nene, e se ci sposassimo prima che tutto sia finito?"
"Finito l'amore o finito il mondo?"
"Non è forse la stessa cosa?"
"Risposta non so se romantica o idiota... E poi sai che in questo momento è vietata ogni cerimonia pubblica"
"..."
"Lo sapevi! Lo sapevi e me lo hai chiesto lo stesso! E io che per un istante..."
"..."
"Stronzo!"
"Puoi ripetere?"
"Stronzo!"
"Ah, ok. Per un attimo avevo temuto che il virus avesse modificato le mie abitudini, il mio modo d'essere, la mia natura"
"Stronzo all'ennesima potenza allora"
"Grazie. Il coronavirus non ci cambierà!"
"Finito l'amore o finito il mondo?"
"Non è forse la stessa cosa?"
"Risposta non so se romantica o idiota... E poi sai che in questo momento è vietata ogni cerimonia pubblica"
"..."
"Lo sapevi! Lo sapevi e me lo hai chiesto lo stesso! E io che per un istante..."
"..."
"Stronzo!"
"Puoi ripetere?"
"Stronzo!"
"Ah, ok. Per un attimo avevo temuto che il virus avesse modificato le mie abitudini, il mio modo d'essere, la mia natura"
"Stronzo all'ennesima potenza allora"
"Grazie. Il coronavirus non ci cambierà!"
martedì 3 marzo 2020
Punk's not dead
Al decimo giorno di emergenza sanitaria mi son chiesto cosa avesse capito Fede dell'eccezionalità del momento.
Niente asilo, tizi in giro con la mascherina, familiari in casa che si parlano a due metri di distanza (la novità è che si parlano).
Pretenzioso aspettarsi una risposta a "Cos'è il coronavirus?".
Gli ho chiesto allora di disegnarlo.
Praticamente un punk strafatto con le pupille dilatate e le braccia conserte dietro la schiena a osservare perplesso l'isteria collettiva.
Niente asilo, tizi in giro con la mascherina, familiari in casa che si parlano a due metri di distanza (la novità è che si parlano).
Pretenzioso aspettarsi una risposta a "Cos'è il coronavirus?".
Gli ho chiesto allora di disegnarlo.
Praticamente un punk strafatto con le pupille dilatate e le braccia conserte dietro la schiena a osservare perplesso l'isteria collettiva.
mercoledì 26 febbraio 2020
E' tempo
Ho visto influenze di stagione assurgere al rango di epidemie virali.
Esperti online di bricolage e torte al porro fare diagnosi e dettare consigli su come sopravvivere al flagello.
Ho visto giornalisti e politici avvoltoi avventarsi sulla carcassa della verità per lucrarne audience e consenso.
Mascherine by Muciaccia schizzare alle stelle e tossici sotto i ponti farsi di amuchina.
Ho visto penne lisce abbandonate sugli scaffali di supermercati svuotati perché va bene morire di fame ma con dignità.
Coprifuoco ai bar oltre le ore 18 quando è risaputo che le più grandi tazzatrici e untrici sono le vecchiette del Negroni delle ore 11.
Ho visto rispettabili cittadini costretti in casa coi parenti stile neverending pranzodiNatale lanciarsi in strada a petto nudo invocando il virus come minore dei mali.
E tutti questi momenti andranno perduti nel tempo come starnuti nella folla.
È tempo di uscire.
Esperti online di bricolage e torte al porro fare diagnosi e dettare consigli su come sopravvivere al flagello.
Ho visto giornalisti e politici avvoltoi avventarsi sulla carcassa della verità per lucrarne audience e consenso.
Mascherine by Muciaccia schizzare alle stelle e tossici sotto i ponti farsi di amuchina.
Ho visto penne lisce abbandonate sugli scaffali di supermercati svuotati perché va bene morire di fame ma con dignità.
Coprifuoco ai bar oltre le ore 18 quando è risaputo che le più grandi tazzatrici e untrici sono le vecchiette del Negroni delle ore 11.
Ho visto rispettabili cittadini costretti in casa coi parenti stile neverending pranzodiNatale lanciarsi in strada a petto nudo invocando il virus come minore dei mali.
E tutti questi momenti andranno perduti nel tempo come starnuti nella folla.
È tempo di uscire.
Il terzo segreto
Riavvolgendo il nastro.
Il Papa a inizio anno schiaffeggia in modo poco papale la mano di una fedele orientale, sottolineo orientale, che cercava di attirarlo a sé.
Dubbio postumo: cosa sapeva già allora il Santo Padre sul coronavirus che noi non sapevamo?
Perché non l'ha condiviso?
Forse il terzo segreto di Fatima?
Il cui anagramma tra l'altro è Af Tiam, vale a dire il nome del paziente cinese numero zero.
E mi fermo qua perché mi faccio paura da solo.
Il Papa a inizio anno schiaffeggia in modo poco papale la mano di una fedele orientale, sottolineo orientale, che cercava di attirarlo a sé.
Dubbio postumo: cosa sapeva già allora il Santo Padre sul coronavirus che noi non sapevamo?
Perché non l'ha condiviso?
Forse il terzo segreto di Fatima?
Il cui anagramma tra l'altro è Af Tiam, vale a dire il nome del paziente cinese numero zero.
E mi fermo qua perché mi faccio paura da solo.
La sete ai tempi del coronavirus
Non so voi, ma io in via precauzionale sto stipando birra in cantina come se non ci fosse un domani.
Che se non ci fosse, un domani, significherebbe berla tutta entro oggi.
E non accorgersi che arriva domani.
E vincere la morte da sbronzi.
O morire vinti dalla sbronza.
Che poi è la stessa cosa.
Che se non ci fosse, un domani, significherebbe berla tutta entro oggi.
E non accorgersi che arriva domani.
E vincere la morte da sbronzi.
O morire vinti dalla sbronza.
Che poi è la stessa cosa.
domenica 9 febbraio 2020
La nevicata dell'85
In questi giorni cade il 35mo anniversario della nevicata dell'85.
Avevo 6 anni.
Della nevicata dell'85 ricordo che nell'86 tutti a chiedere: "Te la ricordi la nevicata dell'85?"
Stessa domanda nell'87, nell'88 e così via fino al 35mo anniversario della nevicata dell'85.
Non ricordo altro.
Rispondo "sì" per educazione, per non deludere le aspettative altrui, per non sentirmi escluso dall'esclusivo club di quelli che c'erano e condividono il ricordo della nevicata dell'85.
Ma io non ricordo nulla della nevicata dell'85.
Io mi ricordo delle domande successive alla nevicata dell'85.
Tipo: "Te la ricordi la nevicata dell'85?"
Avevo 6 anni.
Della nevicata dell'85 ricordo che nell'86 tutti a chiedere: "Te la ricordi la nevicata dell'85?"
Stessa domanda nell'87, nell'88 e così via fino al 35mo anniversario della nevicata dell'85.
Non ricordo altro.
Rispondo "sì" per educazione, per non deludere le aspettative altrui, per non sentirmi escluso dall'esclusivo club di quelli che c'erano e condividono il ricordo della nevicata dell'85.
Ma io non ricordo nulla della nevicata dell'85.
Io mi ricordo delle domande successive alla nevicata dell'85.
Tipo: "Te la ricordi la nevicata dell'85?"
giovedì 30 gennaio 2020
I'm still Alive
Serenità è:
- Fede al tavolo che disegna;
- la mamma in libera uscita;
- io che spadello mentre in sottofondo la radio passa i Pearl Jam.
Felicità è:
- Fede che alza gli occhi dal foglio e chiede: "Ma sono i Pe'Gieem?"
- Fede al tavolo che disegna;
- la mamma in libera uscita;
- io che spadello mentre in sottofondo la radio passa i Pearl Jam.
Felicità è:
- Fede che alza gli occhi dal foglio e chiede: "Ma sono i Pe'Gieem?"
domenica 26 gennaio 2020
Gesù, ma chi li ha?
Scartabellando sul computer tra vecchi file scolastici, ho trovato un video di sei-sette anni fa in cui due studentesse, allora alle Medie, spiegavano tra trucco e parrucco la trama dei Promessi Sposi.
Ora vestite da Don Abbondio, ora da Lucia Mondella.
Divertendosi e divertendo.
In poche sequenze la spensieratezza e la complicità dei dodici anni.
Stamattina ho chiesto a quella delle due che è ancora mia studentessa, ora alle Superiori, che fine avesse fatto la compagna-amica di allora.
La risposta raccontava in sintesi di un altro percorso scolastico, di altre amicizie, di un’altra vita insomma.
“Sa com’è, prof... A volte le cose vanno così, magari senza volerlo. Semplicemente avvengono”.
In poche parole la disillusione e la solitudine dei diciotto anni.
“Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?” (cit.)
Ora vestite da Don Abbondio, ora da Lucia Mondella.
Divertendosi e divertendo.
In poche sequenze la spensieratezza e la complicità dei dodici anni.
Stamattina ho chiesto a quella delle due che è ancora mia studentessa, ora alle Superiori, che fine avesse fatto la compagna-amica di allora.
La risposta raccontava in sintesi di un altro percorso scolastico, di altre amicizie, di un’altra vita insomma.
“Sa com’è, prof... A volte le cose vanno così, magari senza volerlo. Semplicemente avvengono”.
In poche parole la disillusione e la solitudine dei diciotto anni.
“Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?” (cit.)
venerdì 17 gennaio 2020
Le correzioni
In qualcosa evidentemente abbiamo sbagliato noi.
“Andate a fanculo voi”.
A quattro anni.
Com’è possibile? Quando? Dove l’ha sentito? Da chi?
Minimo dalla televisione o da qualche compagno.
“Andate a fanculo voi”.
E noi, appunto, dove eravamo?
Forse è già troppo tardi.
Comunque ci proviamo.
Richiami, rimbrotti, ramanzine; tutto il repertorio insomma di un genitore che prova a rimediare a qualcosa di evidentemente sbagliato.
“Andate a fanculo voi”.
“Eh no, Fede, ora basta! Si dice ‘Andatevene a fanculo’. Cribbio, figlio di insegnanti e così sgrammaticato. Cosa diranno gli altri? Che vergogna!”
“Andate a fanculo voi”.
A quattro anni.
Com’è possibile? Quando? Dove l’ha sentito? Da chi?
Minimo dalla televisione o da qualche compagno.
“Andate a fanculo voi”.
E noi, appunto, dove eravamo?
Forse è già troppo tardi.
Comunque ci proviamo.
Richiami, rimbrotti, ramanzine; tutto il repertorio insomma di un genitore che prova a rimediare a qualcosa di evidentemente sbagliato.
“Andate a fanculo voi”.
“Eh no, Fede, ora basta! Si dice ‘Andatevene a fanculo’. Cribbio, figlio di insegnanti e così sgrammaticato. Cosa diranno gli altri? Che vergogna!”
giovedì 2 gennaio 2020
Coppia continua
Per durare come coppia bisogna sapere quando litigare.
Il momento esatto.
Perché alle coppie che non litigano io non credo.
Men che meno a quelle che lo fanno di continuo.
Se fosse un costante botta-risposta tanto varrebbe non scommettere nemmeno sulla durata della relazione.
E allora diventa importante il quando.
Io ad esempio mando giù mando giù e aspetto il momento giusto per dare di matto.
Possono passare anche giorni ma prima o poi l’occasione arriva.
È quando Irene, magari in piena fase di convivenza pacifica, butta lì un innocuo “Vado in bagno perché mi scappa forte forte”.
A quel punto le rinfaccio all’improvviso tutti i torti e le incomprensioni accumulati da giorni e giorni.
Un crescendo di sfogo che se ne frega della sua faccia stupita e termina con un secco “Ma vai a cagare, vai”.
Lei è presa in contropiede e non sa come interpretare il mio invito finale.
Nell’incertezza, e nel bisogno, va in bagno senza forza di replicare.
Poi torna e non osa chiarire il dubbio.
Io mi sento liberato.
Lei anche.
La coppia continua.
Il momento esatto.
Perché alle coppie che non litigano io non credo.
Men che meno a quelle che lo fanno di continuo.
Se fosse un costante botta-risposta tanto varrebbe non scommettere nemmeno sulla durata della relazione.
E allora diventa importante il quando.
Io ad esempio mando giù mando giù e aspetto il momento giusto per dare di matto.
Possono passare anche giorni ma prima o poi l’occasione arriva.
È quando Irene, magari in piena fase di convivenza pacifica, butta lì un innocuo “Vado in bagno perché mi scappa forte forte”.
A quel punto le rinfaccio all’improvviso tutti i torti e le incomprensioni accumulati da giorni e giorni.
Un crescendo di sfogo che se ne frega della sua faccia stupita e termina con un secco “Ma vai a cagare, vai”.
Lei è presa in contropiede e non sa come interpretare il mio invito finale.
Nell’incertezza, e nel bisogno, va in bagno senza forza di replicare.
Poi torna e non osa chiarire il dubbio.
Io mi sento liberato.
Lei anche.
La coppia continua.
sabato 21 dicembre 2019
Teoria dei quanti
"Pa', perché è così grosso al mattino?"
"Questione di ereditarietà"
"Capita anche a te?"
"Non solo al mattino"
"E come si sgonfia?"
"Lo scoprirai tra dieci anni"
"E tu?"
"Tra dieci anni sarà solo un ricordo"
"E la mamma?"
"A quel punto deciderà cosa fare"
"No, dico: alla mamma non diventa grosso?"
"Alla mamma manca"
"Davvero?"
"Non sai quanto"
"E allora come ho fatto a entrare nella sua pancia?"
"Un minuto scarso"
"Non ho chiesto quanto!"
"Dieci centimetri scarsi"
"Non capisco"
"Nemmeno io ma me ne sono fatto una ragione"
"Tu e la mamma vi volete bene?"
"Facciamo forza comune contro le avversità delle vita"
"Cioè?"
"Paghiamo le tasse insieme"
"Tu mi vuoi bene?"
"Tantissimissimo. E tu a me?"
"Meno"
"Ah..."
"No, esci dal bagno che adesso meno"
"Uau, precoce"
"Come te"
"Te l'ha detto la mamma?"
"Un minuto scarso"
"Non ho chiesto quanto".
"Questione di ereditarietà"
"Capita anche a te?"
"Non solo al mattino"
"E come si sgonfia?"
"Lo scoprirai tra dieci anni"
"E tu?"
"Tra dieci anni sarà solo un ricordo"
"E la mamma?"
"A quel punto deciderà cosa fare"
"No, dico: alla mamma non diventa grosso?"
"Alla mamma manca"
"Davvero?"
"Non sai quanto"
"E allora come ho fatto a entrare nella sua pancia?"
"Un minuto scarso"
"Non ho chiesto quanto!"
"Dieci centimetri scarsi"
"Non capisco"
"Nemmeno io ma me ne sono fatto una ragione"
"Tu e la mamma vi volete bene?"
"Facciamo forza comune contro le avversità delle vita"
"Cioè?"
"Paghiamo le tasse insieme"
"Tu mi vuoi bene?"
"Tantissimissimo. E tu a me?"
"Meno"
"Ah..."
"No, esci dal bagno che adesso meno"
"Uau, precoce"
"Come te"
"Te l'ha detto la mamma?"
"Un minuto scarso"
"Non ho chiesto quanto".
venerdì 22 novembre 2019
Sfondare
Questa maglia me la autografò Ruud Gullit a Milanello nell’87.
Era da poco arrivato in Italia e prometteva già grandi cose.
Un dono per il piccolo Davide, allora tifoso sfegatato, che ai tempi prometteva già generiche cose.
Poi non ho sfondato.
Tranne un paio di volte al pub qualche anno dopo.
Ora io la consegno a te.
Augurandoti la stessa cosa.
Magari cambiando pub ché tuttora non mi ci fanno entrare.
Era da poco arrivato in Italia e prometteva già grandi cose.
Un dono per il piccolo Davide, allora tifoso sfegatato, che ai tempi prometteva già generiche cose.
Poi non ho sfondato.
Tranne un paio di volte al pub qualche anno dopo.
Ora io la consegno a te.
Augurandoti la stessa cosa.
Magari cambiando pub ché tuttora non mi ci fanno entrare.
domenica 20 ottobre 2019
Tatù per me
Mi sono accorto che Irene è più brava di me a ritagliarsi dei momenti per sé.
Che sia shopping, estetista, uscita con le amiche o birdwatching notturno nel bosco mi appioppa Federico e va. Senza troppi rimorsi o patemi.
Io no: mi sento in colpa solo a pensarlo.
Ieri pomeriggio la svolta: me ne sono fregato, ho appioppato io e mi sono dedicato a me stesso.
Ma non sapevo come.
Allora ho improvvisato questo sull’avambraccio sinistro.
Piace?
Premetto che non è ancora finito.
Che sia shopping, estetista, uscita con le amiche o birdwatching notturno nel bosco mi appioppa Federico e va. Senza troppi rimorsi o patemi.
Io no: mi sento in colpa solo a pensarlo.
Ieri pomeriggio la svolta: me ne sono fregato, ho appioppato io e mi sono dedicato a me stesso.
Ma non sapevo come.
Allora ho improvvisato questo sull’avambraccio sinistro.
Piace?
Premetto che non è ancora finito.
venerdì 11 ottobre 2019
Però so
Deludere (ancora) tuo figlio di tre anni e mezzo.
Montagna, fiume, greto, sassi.
A un certo punto un altro papà poco lontano mostra a suo figlio come far saltare un sasso più e più volte sulla superficie dell’acqua.
“Papi anche tu!!!” - mi incita Fede.
Non sono mai stato capace.
Al massimo due volte se beccavo in mare la schiena levigata di un bagnante.
“Vedi Fede, se tutti facessero così non rimarrebbero più ciottoli e questo sconvolgerebbe l’ecosistema del territorio. Il fiume strariperebbe, prati e strade si allagherebbero, i piranha divorerebbero le mucche...”
“Papi anche tu!!!”
Ci provo.
Plof.
Delusione sul volto di Fede.
Per me.
“Però so bere una birra non toccando praticamente la schiuma nella parte alta del bicchiere. Cioè, svuoto il bicchiere e lascio la schiuma ancora intatta sopra”.
Ammirazione sul volto di Fede.
Per l’altro.
Montagna, fiume, greto, sassi.
A un certo punto un altro papà poco lontano mostra a suo figlio come far saltare un sasso più e più volte sulla superficie dell’acqua.
“Papi anche tu!!!” - mi incita Fede.
Non sono mai stato capace.
Al massimo due volte se beccavo in mare la schiena levigata di un bagnante.
“Vedi Fede, se tutti facessero così non rimarrebbero più ciottoli e questo sconvolgerebbe l’ecosistema del territorio. Il fiume strariperebbe, prati e strade si allagherebbero, i piranha divorerebbero le mucche...”
“Papi anche tu!!!”
Ci provo.
Plof.
Delusione sul volto di Fede.
Per me.
“Però so bere una birra non toccando praticamente la schiuma nella parte alta del bicchiere. Cioè, svuoto il bicchiere e lascio la schiuma ancora intatta sopra”.
Ammirazione sul volto di Fede.
Per l’altro.
mercoledì 25 settembre 2019
Dimostrazione
Un paio di settimane fa ho letto su una rivista scientifica un articolo secondo cui le patatine che stanno nella ciotolina-aperitivo del bar contengono un'elevata quantità di tracce di urina di persone che, dopo essere state in bagno, tornano al bancone senza aver lavato le mani.
Non ci volevo credere.
Mi sembrava il solito allarmismo da no-vax e terrapiattisti.
Per un appassionato di San Carlo unte e croccanti come me poi.
Ieri, visto che ero al bar, ho voluto sincerarmi di persona: sono andato alla toilette, ho fatto la pipì e senza lavare le mani son tornato al bancone a spizzicare.
Insomma, è vero.
Non ci volevo credere.
Mi sembrava il solito allarmismo da no-vax e terrapiattisti.
Per un appassionato di San Carlo unte e croccanti come me poi.
Ieri, visto che ero al bar, ho voluto sincerarmi di persona: sono andato alla toilette, ho fatto la pipì e senza lavare le mani son tornato al bancone a spizzicare.
Insomma, è vero.
giovedì 19 settembre 2019
In un'altalena sola
Niente può esprimere la solitudine dell'Uomo sulla Terra come l'espressione vacua di un padre che dopo tre ore di spinte all'altalena alla festa dell'oratorio cerca lo sguardo complice di un parente (fino al 7° grado) disponibile a dargli il cambio.
Niente.
Schiene che si girano, occhi che si abbassano, genealogie che si evirano.
Tutti pronti a cogliere le risate spensierate del figlio.
Nessuno che si accorge delle spinte via via più nervose del padre.
Gioia e dolore in un'altalena sola.
Niente.
Schiene che si girano, occhi che si abbassano, genealogie che si evirano.
Tutti pronti a cogliere le risate spensierate del figlio.
Nessuno che si accorge delle spinte via via più nervose del padre.
Gioia e dolore in un'altalena sola.
venerdì 13 settembre 2019
Quelli che
Memore dello scorso anno scolastico e all'inizio del nuovo, oggi ho concordato coi ragazzi i seguenti nuovi gironi dell'Inferno dantesco:
- quelli che entrano puntualmente un minuto dopo il suono della campana “perché, dai profe, la prima sigaretta della giornata va gustata lentamente” (girone di coloro che sanno ancora di omogeneizzato e già si incatramano il palato);
- quelli per cui la giustifica dell’assenza è un optional (girone dei tanto un domani strizzerò l’occhio al datore di lavoro e lui capirà);
- quelli che alla richiesta dei compiti rispondono “Profe, ho fatto tutto tranne...” segue elenco interminabile di cose non fatte (girone dei tanto vale dire: “Profe, sarò onesto con Lei, ieri pomeriggio, in un momento di social in down e di noia esistenziale, mi sono dedicato per un attimo a un esercizio”);
- quelli che di fronte all’errore ortografico di compito svolto sull’iPad rispondono: “È stato il correttore automatico” (girone di coloro che nella vita vera andranno in crisi causa mancanza di correttori automatici là fuori);
- quelli che durante i temi in classe chiedono ogni due per tre “Profe, un sinonimo di... e uno di... e questo è giusto scritto così?..” (girone dei dizionari da casa questi sconosciuti);
- quelli che copiano non so come ma non si degnano nemmeno di ritoccare la copiatura noticine di Wikipedia comprese (girone degli scaltri nonché scazzati);
- quelli che giocano il jolly in occasione delle interrogazioni (girone di coloro che chiedono anche una vocale, usano lo switch e invocano l’aiuto del bidello);
- quelli che erano volontari ma all’ultimo si tirano indietro gettando nel panico il resto della classe (girone degli infami);
- quelli che, se estratti, non escono perché “tanto non so nulla” (girone di coloro che non ci provano nemmeno);
- quelli che, se estratti, escono ma si arrampicano sui vetri in un modo che neanche Spiderman sull’Empire State (girone dei senza vergogna);
- quelli che spoilerano i finali di film, serie televisive e fumetti (girone di coloro che non spoilerano i finali dei libri perché chi ci è mai arrivato al finale di un libro);
- quelli che si fanno prestare oggettistica varia di cancelleria (biro, fogli, gomme, quaderni, righelli, sbianchetti) e non restituiscono mai nulla (girone di coloro che a fine anno potrebbero benissimo aprire una cartolibreria);
- quelli che intervengono ad minchiam interrompendo la spiegazione, esempio: “Profe, a proposito di Dante, ha visto ieri l’Atalanta?” (girone degli opportuni, dei pertinenti e dei ‘Magica Dea sempre!”);
- quelli che ripetono “Bella zio!” per più di diciassette volte in una mattinata scolastica (girone dei poveri di lessico);
- quelli che argomentano come fossero su un social, cioè per sentito dire, emulazione, credulità, frasi fatte e luoghi comuni (girone dei poveri di spirito);
- quelli che usano in una stessa frase per più di 5 volte la parola ‘coso’ e derivati, esempio: “Prof, coso non mi ha passato la cosa, quindi non ho potuto cosare le cose, altrimenti le avrei cosate di sicuro” (coso dei cosi).
- quelli che entrano puntualmente un minuto dopo il suono della campana “perché, dai profe, la prima sigaretta della giornata va gustata lentamente” (girone di coloro che sanno ancora di omogeneizzato e già si incatramano il palato);
- quelli per cui la giustifica dell’assenza è un optional (girone dei tanto un domani strizzerò l’occhio al datore di lavoro e lui capirà);
- quelli che alla richiesta dei compiti rispondono “Profe, ho fatto tutto tranne...” segue elenco interminabile di cose non fatte (girone dei tanto vale dire: “Profe, sarò onesto con Lei, ieri pomeriggio, in un momento di social in down e di noia esistenziale, mi sono dedicato per un attimo a un esercizio”);
- quelli che di fronte all’errore ortografico di compito svolto sull’iPad rispondono: “È stato il correttore automatico” (girone di coloro che nella vita vera andranno in crisi causa mancanza di correttori automatici là fuori);
- quelli che durante i temi in classe chiedono ogni due per tre “Profe, un sinonimo di... e uno di... e questo è giusto scritto così?..” (girone dei dizionari da casa questi sconosciuti);
- quelli che copiano non so come ma non si degnano nemmeno di ritoccare la copiatura noticine di Wikipedia comprese (girone degli scaltri nonché scazzati);
- quelli che giocano il jolly in occasione delle interrogazioni (girone di coloro che chiedono anche una vocale, usano lo switch e invocano l’aiuto del bidello);
- quelli che erano volontari ma all’ultimo si tirano indietro gettando nel panico il resto della classe (girone degli infami);
- quelli che, se estratti, non escono perché “tanto non so nulla” (girone di coloro che non ci provano nemmeno);
- quelli che, se estratti, escono ma si arrampicano sui vetri in un modo che neanche Spiderman sull’Empire State (girone dei senza vergogna);
- quelli che spoilerano i finali di film, serie televisive e fumetti (girone di coloro che non spoilerano i finali dei libri perché chi ci è mai arrivato al finale di un libro);
- quelli che si fanno prestare oggettistica varia di cancelleria (biro, fogli, gomme, quaderni, righelli, sbianchetti) e non restituiscono mai nulla (girone di coloro che a fine anno potrebbero benissimo aprire una cartolibreria);
- quelli che intervengono ad minchiam interrompendo la spiegazione, esempio: “Profe, a proposito di Dante, ha visto ieri l’Atalanta?” (girone degli opportuni, dei pertinenti e dei ‘Magica Dea sempre!”);
- quelli che ripetono “Bella zio!” per più di diciassette volte in una mattinata scolastica (girone dei poveri di lessico);
- quelli che argomentano come fossero su un social, cioè per sentito dire, emulazione, credulità, frasi fatte e luoghi comuni (girone dei poveri di spirito);
- quelli che usano in una stessa frase per più di 5 volte la parola ‘coso’ e derivati, esempio: “Prof, coso non mi ha passato la cosa, quindi non ho potuto cosare le cose, altrimenti le avrei cosate di sicuro” (coso dei cosi).
giovedì 12 settembre 2019
Primo giorno
“Buongiornooo”
“‘Giorno”
“Ehi, cos’è ‘sto tono? Oggi è un giorno bello perché ricomincia scuola”
“Non ho voglia”
“Ma sì, dai! Bimbi, maestre, bidelle. Tutti!”
“E le mamme?”
“Anche le mamme, certo!”
“Uhmmm... Non mi interessa lo stesso”
“Ritrovarsi, raccontare l’estate, ridere, crescere insieme”
“Chissenefrega!”
“Ehi, le parole!”
“Voglio rimanere a casa!”
“Eh no, hai riposato abbastanza. Basta tablet e televisione, ora un po’ di regoline e impegno”
“Non vogliooo!”
“‘Non voglio’ non esiste! Dai che è tardi!”
“Nooooooo”
“Papi, niente capricci: accompagnami all’asilo e poi fila a scuola!”
“‘Giorno”
“Ehi, cos’è ‘sto tono? Oggi è un giorno bello perché ricomincia scuola”
“Non ho voglia”
“Ma sì, dai! Bimbi, maestre, bidelle. Tutti!”
“E le mamme?”
“Anche le mamme, certo!”
“Uhmmm... Non mi interessa lo stesso”
“Ritrovarsi, raccontare l’estate, ridere, crescere insieme”
“Chissenefrega!”
“Ehi, le parole!”
“Voglio rimanere a casa!”
“Eh no, hai riposato abbastanza. Basta tablet e televisione, ora un po’ di regoline e impegno”
“Non vogliooo!”
“‘Non voglio’ non esiste! Dai che è tardi!”
“Nooooooo”
“Papi, niente capricci: accompagnami all’asilo e poi fila a scuola!”
mercoledì 11 settembre 2019
?
Ora siamo alla fase dei “Perché?” all’ennesima potenza.
Perché questo, perché quello, perché sempre.
All’improvviso, di continuo, per cose che fino al giorno prima non avevano bisogno di spiegazioni.
Come se tutto andasse per forza sviscerato e capito.
E niente accettato semplicemente per quello che è.
Oppure affidato consciamente al regno del mistero, che poi è il sale della vita.
La notte appena passata ad esempio.
A un certo punto, saranno state le 2.30:
“Perché sei tornato a casa così tardi? Perché mi avevi detto ‘scendo a portare l’umido e torno’? Perché ti ho aspettato coccolosa sul divano per ore e ore? Perché non rispondevi al telefonino? Perché potrei ubriacarmi di birra solo a inalare il tuo respiro? Perché hai un sorriso ebete sulla faccia che si vede anche al buio? Perché mormoravi un nome che non era il mio? Perché...?”
Sta crescendo troppo in fretta.
Perché questo, perché quello, perché sempre.
All’improvviso, di continuo, per cose che fino al giorno prima non avevano bisogno di spiegazioni.
Come se tutto andasse per forza sviscerato e capito.
E niente accettato semplicemente per quello che è.
Oppure affidato consciamente al regno del mistero, che poi è il sale della vita.
La notte appena passata ad esempio.
A un certo punto, saranno state le 2.30:
“Perché sei tornato a casa così tardi? Perché mi avevi detto ‘scendo a portare l’umido e torno’? Perché ti ho aspettato coccolosa sul divano per ore e ore? Perché non rispondevi al telefonino? Perché potrei ubriacarmi di birra solo a inalare il tuo respiro? Perché hai un sorriso ebete sulla faccia che si vede anche al buio? Perché mormoravi un nome che non era il mio? Perché...?”
Sta crescendo troppo in fretta.
domenica 8 settembre 2019
Gaffes
Post-piscina.Spogliatoio maschi.
Fase lavaggio-asciugaggio-vestizione creatura.
Impegnativa ma tutto liscio.
Fino a quando Fede scorge il vicino di panca.
Lo indica e sbotta: "Signole ciccione!"
Avrei voluto sprofondare.
In millesimi di secondo a chiedermi dove avessi sbagliato, quali mancanze, che cattivi insegnamenti.
"Signore" a un giovane di neanche vent'anni.
Quando capita a me, oggi che ne ho quaranta, mi immalinconisco ancora di brutto.
Figuriamoci a un ragazzo di venti.
Gli ho chiesto scusa naturalmente.
E coll'esempio credo anche di aver educato mio figlio.
Riguadagnando in autostima.
Un piccolo passo per un bimbo, un grande passo per la paternità.
Fase lavaggio-asciugaggio-vestizione creatura.
Impegnativa ma tutto liscio.
Fino a quando Fede scorge il vicino di panca.
Lo indica e sbotta: "Signole ciccione!"
Avrei voluto sprofondare.
In millesimi di secondo a chiedermi dove avessi sbagliato, quali mancanze, che cattivi insegnamenti.
"Signore" a un giovane di neanche vent'anni.
Quando capita a me, oggi che ne ho quaranta, mi immalinconisco ancora di brutto.
Figuriamoci a un ragazzo di venti.
Gli ho chiesto scusa naturalmente.
E coll'esempio credo anche di aver educato mio figlio.
Riguadagnando in autostima.
Un piccolo passo per un bimbo, un grande passo per la paternità.
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