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giovedì 29 settembre 2016

Geni paterni

Federico ha cominciato a giocare col pimpinello.
Nel breve lasso di tempo del cambio-pannolino plana con la mano sinistra sul batacchio e se lo smanaccia in modo insistito e divertito.
Irene avverte materno imbarazzo e mi supplica di fare qualcosa.
Ciò contravverrebbe una promessa fatta a me stesso il giorno della paternità: non impedire a mio figlio qualcosa che anch'io faccio.

sabato 24 settembre 2016

Sangue e merda

Ho sempre avuto terrore del dentista e della sua strumentazione da aguzzino (a volte sogno un succhia-saliva gigante che scende all'improvviso dal cielo e mi aspira nonsodove).
Ogni seduta una battaglia con l'ansia perché non diventi panico vero e proprio.
Non sono mancati in passato svenimenti, conati e brevi pianti isterici.
Allora, quando l'ultima volta mi è stata proposta una nuova tipologia di intervento non invasiva al laser, ho detto sì subito senza neanche lasciar finire la frase.
Al posto di aghi, pinze e trapano un micro-raggio la cui delicatezza non abbisognava addirittura di anestesia.
Non l'avessi mai fatto.
Per quanto avvertito, a un certo punto vedo salire virgole di fumo dalla bocca accompagnate dal tipico odore acre di peli di pelle di pollo abbrustolito.
Nella testa un rapido sovrapporsi di immagini: carne rossa pulsante viva ustionata, torturatori che fanno parlare le spie con tizzoni ardenti, cowboy che marchiamo il bestiame, spiedini ad annerirsi sul barbecue, monaci buddisti che si danno fuoco, marshmallow carbonizzati.
Quanto basta perché i miei neurotrasmettitori inviino l'ordine allo sfintere di areare.
Appena snaso la cosa e prima che se ne accorga il dentista, faccio segno col pollice che va tutto bene e può pure aumentare il calore del laser.
Nella mia logica l'odore della gengiva ancor più bruciata dovrebbe coprire l'odore dell'ano rilassato.
Calcolo sbagliato, circolo vizioso, clamoroso autogol: l'aumento dell'uno provoca proporzionalmente l'aumento dell'altro.
Come in un romanzo pulp o in un film di Tarantino: sangue e merda, sangue e merda, sangue e merda.

sabato 17 settembre 2016

Ho sbagliato mestiere

Nei giorni precedenti il parto uno dei pensieri più ricorrenti era quello delle buffonerie che avrei messo in atto pur di far ridere Federico.
Su una in particolare la mia mente zuzzurellona si soffermava di continuo: la famigliola assembrata nella toeletta, lui reduce dal bagnetto in braccio alla mamma, io col phone spento/acceso/spento/acceso sulla sua faccia allo scopo di stupirlo e divertirlo, lui che a ogni getto d'aria si stupisce e diverte sempre più, io che andrei avanti all'infinito mentre Irene mi invita a piantarla.
Dalla fantasticheria si è poi passati alla realtà: la famigliola assembrata nella
toeletta, lui reduce dal bagnetto in braccio alla mamma, io col phone spento/acceso/spento/acceso sulla sua faccia, lui che a ogni getto d'aria s'infastidisce e piange sempre più, io che vado avanti all'infinito nonostante Irene mi inviti a piantarla.
È forse il momento di constatare che non sono un buon padre.
In compenso sarei un bravissimo parrucchiatore (torturatore specializzatosi con gli attrezzi da parrucchiere).

lunedì 12 settembre 2016

Attrazione fetale

Mio figlio ha sette mesi e manifesta un debole per le maniglie.
Ne è fisicamente calamitato: non riesce a non fissarle, toccarle, cicciarle se la distanza lo consente.
Non ha una predilezione particolare di forma o colore.
Finestre, porte, ante, comodini: basta che la superficie sia tondeggiante e lucida perché scatti la morbosa attrazione.
Ipotesi:
- è incuriosito dalla propria immagine riflessa e deformata (seguono quesiti: dato che guarda allo stesso modo me e Irene, com'è che ci vede? Che idea s'è fatto di noi? Mutanti dalle mammelle abnormi e dal naso pronunciato?);
- si interroga su ciò che mamma e papà citano di continuo: "Ora giro quella maniglia e me ne vado!" - "Ah, sììì? Sai dove te la puoi mettere quella maniglia?";
- da grande vuole occuparsi di serramenti;
- da grande vuole occuparsi di scassinare serramenti;
- è l'oggetto magico grazie cui raggiungere mondi fantastici al di là dell'uscio, dentro l'armadio o in fondo ai cassetti;
- è l'oggetto reale grazie cui sfuggire da mamma e papà;
- associa inconsciamente alla maniglia l'omonima posizione con cui mamma e papà l'hanno concepito (non chiedetemi quale fosse e come l'avessimo raggiunta).

sabato 10 settembre 2016

La prima parola (quasi quasi)

Mio figlio non parla ancora.
Tuttavia da un paio di giorni si sta sforzando di pronunciare "adlala".
Non i canonici "mamma" o "papà".
Bensì un desueto e tambureggiante "adlala", "adlala", "adlala".
Penso voglia dire "Adrara San Martino".
Ignoro il motivo per cui cerchi a fonemi di evocare il nome della ridente località bergamasca che con i suoi 1.908 abitanti si estende su una superficie pari a 12, 61 kmq.
Non ci sono neanche mai stato.
Ciò non toglie che mi renderebbe davvero orgoglioso.

sabato 3 settembre 2016

Sapidità

Oggi ho dato la pappa a Federico per la prima volta.
Mai preparata prima, mai imboccata prima.
Oggi m'è toccato perché Irene aveva un impegno fuori-casa proprio all'ora della pappa.
Allora mi sono messo ai fornelli, ho rigorosamente seguito le istruzioni lasciatemi da Irene in stampato maiuscolo con le parole-chiave sottolineate e ho preparato la sbobba.
Sbobba sì, perché, una volta assaggiata, non era possibile definirla diversamente: una brodaglia melmosa e insapore che solo una sbadilata di sale avrebbe reso appena appena appetibile.
E così ho fatto, e così Fede ha pappato.
Raccontata con un po' di vanto l'intuizione ad Irene, sono stato investito da una bordata d'insulti.
"Il sale? Come il sale!?! A un neonato non va ASSOLUTAMENTE dato il sale! Solo un INCOSCIENTE darebbe il sale a una creatura di sette mesi!".
Mi sono sentito una merdaccia fino a quando ho incrociato lo sguardo di Federico: soddisfatto e pieno di riconoscenza.
La sua strizzatina d'occhio è valsa la strigliata di Irene.

martedì 30 agosto 2016

Tranceloco

Trasloco.
In questi giorni di svuotamento armadi e riempimento scatoloni ho riflettuto sull'etimologia della parola.
Scartata la troppo banale "porre in un altro luogo" (dal latino "trans-locare"), suggerirei un'interpretazione alternativa.
"Trans" sarebbe l'italianizzazione di "trance": stato catatonico in cui si cade a fronte di cumuli di oggetti che si cumulano (mai visti prima e materializzatisi per comune e bastardo accordo), ordini e contrordini della coinquilina, cosecui tenevi e che credevi perse e che ritrovi per magia tra le intercapedini del mobilio.
Tutto ciò, in sincrono, provoca stupore, meraviglia, rincoglionimento, trance appunto.
"Locare" deriverebbe invece dallo spagnolo "loco" = "matto", quindi "ammattire, diventare pazzo" (per le stesse ragioni di cui sopra).
Quindi "trans-locare" = "passare dallo stato di trance a quello di follia".
Insomma, non starò mai più quello di prima.

venerdì 26 agosto 2016

Leggende da sfiatare

Leggenda vuole che il primo impatto di un bambino con l'acqua, per prendere confidenza con l'elemento, debba essere diretto, forte, drastico.
Perché tanto la natura è dalla nostra parte: io ti scaglio in piscina e tu torni a galla da solo.
All'inizio piangerai un po', ma poi ricorderai i nove mesi trascorsi a mollo in placenta e tutto ti sembrerà naturale.
Ecco, non è vero.
Da allora Federico comincia a tremare non solo di fronte a mare o piscina ma appena apro l'acqua del rubinetto, faccio scorrere la doccia, schiaccio lo sciacquone.
Altra leggenda vuole che, per vincere la paura dell'acqua, serva un rimedio diretto, forte, drastico: io ti ri-scaglio in piscina e tu ti accorgi davvero che torni a galla da solo.
Ecco, non è vero neppure questo.

sabato 20 agosto 2016

L'amo che verrà

Presente la scena del maschio che porta a spasso il cane nel parco e becca di brutto perché tutte le femmine che fanno altrettanto gli si avvicinano incuriosite (Che carino! Quanto tempo ha? Come si chiama? E il suo padrone?)?
Bene, moltiplicate per cento le probabilità di sorrisi, scambi di parola e appuntamenti all'indomani se a essere portato in giro è un bimbo piccolo (Che carino! Quanto tempo ha? Come si chiama? E il suo papà?).
In questi giorni di vacanza ogni occasione è buona per "Porto Federico a fare un giro", "Esco con Fede così ti rilassi un po'", "Non ne ho molta voglia ma credo che il piccolo desideri andare al parco", "Considerata la temperatura, credo sia scelta virtuosa quella di portare la creatura all'ombra dei platani e dei rododendri".
Promemoria per l'anno prossimo: non ritornare in Liguria dove la media età è di 84 anni.

venerdì 12 agosto 2016

Ancora un po'

Non avrei mai creduto di divertirmi così tanto al mare in versione genitore da spiaggia.
Federico che sorride perché coi piedini fa cic ciac nell'acquetta.
Le giovani mamme sulla battigia che sorridono perché vedono un papà giocare col proprio figlio.
Io che sorrido perché mi accorgo dei loro sorrisi.
Irene che mi tiene d'occhio da sotto l'ombrellone e che sorride perché pensa mi stia divertendo a farmi ustionare dal sole riflesso dal mare e a prendere le onde sulla schiena al posto di Federico.
Tutti sorridono e sembrano felici.
Non voglio più uscire.

mercoledì 10 agosto 2016

Che non si fidi di me?

È proprio vero che non smetti mai di conoscere tuo figlio.
L'altro giorno siamo andati tutt'insieme (Federico compreso) a fare la spesa al centro commerciale.
Prima di dividerci per gli acquisti concordati (uno io, 74 Irene - che non si fidi di me?), abbiamo lasciato il piccolo nella nursery appositamente allestita per i figli degli "spesanti".
Un luogo dove un personale giovane e addestrato intrattiene la prole altrui mentre i genitori sono impegnati nelle compere.
L'accordo era che all'ora convenuta ci saremmo ritrovati davanti alla suddetta nursery per prelevare il frugoletto e tornarcene a casa.
Fatto sta che, a giro terminato, precedo Irene di non pochi minuti (d'altronde a me spettava solo un acquisto - che non si fidi di me?) e mi metto a fissare il piccolo nel marasma di quel recinto popolato da cento altri bambini tutti uguali tra loro, reti-cargo anti-fuga, giochi a non finire, schiamazzi da Curva Nord, palline colorate dappertutto come polistirolo negli scatoloni dei traslochi. Una specie di girone dantesco smorza-desiderio-figli per i giovani adulti sottopagati costretti a rincorrerli.
A un certo punto sopraggiunge Irene da dietro con Federico in braccio e uno sguardo che esprimeva una serie di giudizi nei miei confronti oscillanti dall'idiota all'idiota (che non si fidi di me?).
È allora che mi sono chiesto: "Ma chi cazzo ho fissato per mezzora?".

mercoledì 3 agosto 2016

Degli stronzi

Anni fa, in occasione di una specie di gioco-test psicologico, mi era stato chiesto: "Piangeresti se qualcuno di fronte a te...?".
Ricordo di aver improvvisato un paio di risposte tra lo scontato e lo spiritoso.
Ma mai avrei creduto di piangere di fronte a qualcuno che caga.
Capita da quando adagiamo sulla tazza le chiappette di mio figlio al primo cenno di pupù in arrivo.
Lui si sforza, diventa amaranto, lotta per espellere qualcosa più grande di sé e io, che lo tengo per le braccia, mi commuovo e comincio a tirare su con il naso.
Vorrei aiutarlo ma non posso.
Scena patetico-sentimentale anche carina se finisse lì.
Invece non mi trattengo più neanche in giro: mi immalinconisco se sul parabrezza trovo bagole di piccione, mi struggo se vedo un cane evacuare per strada, mi trattengo a stento se qualcuno mi confida di essere andato di corpo dopo tre giorni di sedute a vuoto.
Conseguenze insospettate della paternità: io, noto per essere un po' stronzo, ora m'intenerisco per degli stronzi.

lunedì 1 agosto 2016

Incompreso

Irene mi rimprovera perché gioco con mio figlio solo quando rincaso ebbro d'aperitivo.
Ma quale compagna si lamenterebbe di un padre che gioca col proprio figlio tutti i giorni?

mercoledì 27 luglio 2016

Correzioni

Da un paio di giorni abbiamo cominciato con le pappe.
Il pargolo pare però non gradirle, gettando nello sconforto la mamma stanca degli agguati antropofagi alla mammella.
Come dare torto al piccolo d'altronde: si tratta di composti bitumici insapori, inodori e quasi incolori (eccezion fatta per la sfumatura grigia da lavandino otturato).
Allora ieri, stante la situazione e certo di non essere visto, ho aggiunto una goccia di Pampero all'impasto.
Un po' perché è lì da finire da una vita (eredità dei precedenti inquilini, che a loro volta...), un po' per aggiustare il gusto della sbobba.
Purtroppo Federico non ha avuto modo di assaggiarla.
Irene, nel classico gesto di chi prova il cucchiaino per convincere il destinatario della bontà del boccone, se l'è poi mangiata tutta.

venerdì 22 luglio 2016

Terzo incomodo

L'altra sera.
Evento pubblico con centinaia di persone.
Io, Irene e un amico in giro con Federico nel passeggino.
Una coppia di sconosciuti si avvicina.
“Ma che bel bambinooo! Avrà sicuramente preso dalla mamma e dal papà!”.
E poi rivolti a me: “Invece lei è?”.
Sessantenni, marito e moglie, i classici che dai toni (gentili e pacati come lettori di fiabe) e dai modi (lei sottobraccio a lui, postura fiera, sguardo sincero, larghi sorrisi) suggerirebbero cordialità e amor prossimo.
Suggerirebbero.
I dettagli in cronaca nera.

lunedì 18 luglio 2016

Differenze

Elenco delle differenze tra restare in sella a un toro meccanico in corto circuito e vestire un neonato dopo che ha scoperto la torsione del busto:
- nessuna.

mercoledì 22 giugno 2016

Ricorrenze - parte 3

Migliori svolgimenti sul tema in classe "Argomentate al morosino/a perché vi siete scordati per l'ennesima volta la data del vostro anniversario":
- "Sì certo, come no? Avanti a tranelli allora! Questo sì che fortifica la coppia, vero? Peccato io guardi al futuro mentre tu resti ancorata al passato" (vittimistico e ammutolente - voto 7,5);
- "Forse non me lo ricordo perché per me ogni giorno è il nostro anniversario" (paraculico ma efficace - voto 8);
- "Sarà che ti ho pensato tutta notte e credevo di aver festeggiato con te nei sogni" (altrettanto paraculico e altrettanto efficace - voto 8);
- "Fissare una data all'inizio del nostro amore? Sarebbe come accettare l'inevitabilità di una scadenza. Tipo yogurt: confezionato il... - da consumarsi preferibilmente entro..." (fermentilattico e incontestabile - voto 8,5);
- "Scusa, hai ragione. È che ultimamente la confondo con la data che avrei in mente per il nostro matrimonio..." (contropiedico e scaccomattico - voto 10);
- "Cioè, no dai, cioè... Quella cosa lì! Insomma, hai capito... Cioè, no dai, cioè... Chiaro, no?" (4 per la forma, 9 per la capacità di gettare l'interlocutore nel più assoluto caos interpretativo - somma voto: 13).
Direi che ho abbastanza spunti per l'anniversario dimenticato dell'anno prossimo.
Grazie ragazzi!
(Le ragazze si sono rifiutate di svolgere la traccia - voto: 2).

sabato 18 giugno 2016

Ricorrenze - parte 2

Alla fine l'anniversario era oggi.
A nulla è valsa la birra infiocchettata sul comodino di ieri.
Ella non disse nulla sperando oggi mi accorgessi dell'errore.
Oggi non mi sono accorto dell'errore.
(Però la birra ieri te la sei bevuta, eh?).
Ho abbozzato una difesa: "Maledetto anno bisesto che fa slittare in avanti tutto di uno!".
Quanto basta perché ci riflettesse sopra un attimo.
Quanto basta a me per sgattaiolare fuori di casa e pensare al tema a sorpresa da imporre in classe subito alla prima ora: "Argomentate al morosino/a perché vi siete scordati per l'ennesima volta la data esatta del vostro anniversario".
La fantasia degli adolescenti non la batte nessuno.
A breve un aggiornamento con le risposte migliori.

giovedì 9 giugno 2016

Ricorrenze

Tra pochi giorni è l'anniversario di me e Irene.
Che poi è lo stesso giorno del nostro VaffaDay.
E' che non ricordo mai esattamente quando è.
So che è a metà giugno ma non ricordo il giorno preciso.
Di solito mi viene una tardiva folgorazione a fine giornata.
Segnali nel corso della giornata che mi fanno avere una tardiva folgorazione a fine giornata: freddo saluto mattutino di Irene, zero messaggini pomeridiani di Irene, freddo saluto serale di Irene, nessuna cena preparata da Irene, lenzuola tutte tirate dalla parte di Irene.
E' a quel punto che mi ricordo dell'anniversario.
E' a quel punto che lei si ricorda del VaffaDay.

domenica 5 giugno 2016

Cecchino

Promemoria per il prossimo cambio-bebè:
- sfilare delicatamente pigiamino, body, calzini, pannolino: più che rodato;
- azionare il getto d'acqua del lavandino e attendere che si scaldi: da manuale;
- infilare nel frattempo la faccia tra i suoi piedini e massaggiarsi le guance: buffo e rilassante allo stesso tempo;
- chiudere gli occhi, aprire la bocca e cadere in stato catatonico,: da evitare causa fiotto di pipì improvviso e millimetrico.
Comunque sapeva di vodka alla pesca... Tana per Irene!

mercoledì 1 giugno 2016

Arrovellamenti

A fine giornata, un attimo prima di chiudere gli occhi, imbozzolato nelle lenzuola tra stanchezza e sonnolenza, non passo notte senza che mi chieda se sono un buon padre, se faccio tutto il possibile, se avverto il peso delle responsabilità.
E ogni notte rispondo: "Ok Irene, ho capito. Me lo hai chiesto anche ieri. Mo' ci penso. Te lo giuro. Intanto buonanotte anche a te".

sabato 28 maggio 2016

C'ero quasi

Stamattina Federico ha tentato a più riprese di infilarsi il ciuccio da solo.
Lo vedevi cercare con la manina il succhiotto nella culla, riconoscerlo a tatto e ghermirlo, calibrare lo slancio del braccino e planare sulla bocca immancabilmente fuori misura di qualche centimetro.
Un po' come quelle macchinette del luna park afferra-peluche, quella specie di ragni meccanici che manovri con una manopola e lasci cadere nel mucchio sperando resti impigliato qualcosa.
Quelle per cui ti innervosisci e cominci a sbatacchiare la macchinetta perché all'ultimo ti sei accorto che il "ragno" sta cadendo nel posto sbagliato e non afferrerà nulla. Manate sui vetri, scossoni e imprecazioni.
Stamattina ho fatto la stessa cosa con la culla: volevo vincere!
Ne ho sentite su una sbarca.

lunedì 23 maggio 2016

Lezioni di amore

L'altro giorno in classe, seconda superiore, quindici-sedicenni, niente lezione ma problemi di cuore.
Al bando i Promessi Sposi e vai di confidenze.
Casini amorosi, bisticci, parziali ravvicinamenti, nuove incomprensioni, capricci, dispetti, chiarimenti, fraintendimenti, musi lunghi, saluti imbronciati, emoticon incazzati, squilli a vuoto, t.v.b. disperati, messaggini di scuse, faticose rappacificazioni.
Poi ho chiesto ai ragazzi se anche per loro fosse così.

sabato 21 maggio 2016

Un pezzo di strada insieme

Il bisticcio tra auto è praticamente un rito propiziatorio mattutino.
Una specie di haka maori su quattro ruote: la carica che ci si dà facendo paura al resto del mondo, nello specifico al guidatore imbranato di turno (che si ritiene tale).
È come se tempo, velocità, spazio e abitacolo, la garanzia cioè di non poter venire alle mani, autorizzassero gli istinti peggiori: clacsonate furenti, gestacci trogloditi, labiali più che espliciti.
L'unica premura è che l'altro incroci lo sguardo tramite lo specchietto e venga investito dal raptus liberatorio.
Poi ognuno per la propria strada e la giornata può cominciare.
Almeno per me è così: il mio Mr. Hyde prima di diventare Dr. Jekyll.
Fino all'altro giorno non mi ero mai posto il problema di rincontrare nel corso della giornata qualcuno mandato a quel paese giusto qualche ora prima con tanto di dito medio a indicare bene la strada.
Ho intuito che la cosa di per sé non è impossibile quando, al termine di un colloquio a scuola, nel corso del quale avevo fatto presente il comportamento poco educato e irriguardoso del figlio in classe, il genitore s'è congedato con un "Stamattina comunque ce l'avevo io la precedenza".

domenica 15 maggio 2016

In proporzione

La cosa mi ha divertito sin da subito.
Fare da cavia a mamma Irene così da convincere bebè Federico dell'innocenza del gesto.
Mi spiego meglio.
Lavare i capelli sotto il getto di acqua calda?
Farlo prima al papà e vedere che non c'è niente da piangere.
Pulire le narici intasate con le apposite fialette sciogli-muco?
Farlo prima al papà e ridere per le facce buffe che fa.
Cambiare per la prima volta il pannolino quello con le alette fastidiose?
Farlo prima al papà con un finto pannolino di cartone sagomato e colorato in giornata dalla mamma. Tutto in proporzione naturalmente.
La cosa mi ha divertito sin da subito fino a stamattina, quando in pieno sonno ho spalancato gli occhi sperando di aver capito male.
"E ora Federichino, se vogliamo far passare questo febbrino, dobbiamo infilare la suppostona nel sederino".

lunedì 9 maggio 2016

A furia di fissare la luna, il viandante finì nel pozzo

Con la paternità credevo avrei avuto più paranoie.
Tipo la copertina soffoca-sonno, gli spigoli-assassini, i batteri virulenti ovunque.
Invece niente.
A parte una cosa strana, irrazionale, ancestrale se volete.
La paura che, quando siamo in giro con il passeggino, una qualsiasi cosa precipiti dal cielo sulla testa di Federico.
Come gli asteroidi con i dinosauri, le pallonate con gli spettatori distratti, le cagate di piccione sulla giacca della festa.
Come un'incudine sulla capoccia di Willy il Coyote.
Fateci caso la prossima volta che mi incrociate: ogni due per tre guardo in alto pronto a spostare la carrozzina in caso di pericolo.
E puntualmente il pericolo non si manifesta.
L'altro giorno, a furia di scrutare le minacce celesti, sono andato a sbattere con la carrozzina contro un lampione.
Classica scena comica dei film in bianco e nero.
E infatti ho riso tantissimo.
Federico meno.

sabato 7 maggio 2016

Scoprimenti

È la fase in cui voglio (ri)scoprire con mio figlio tutte le cose della vita che lui ancora non conosce e che noi adulti diamo per scontate.
Ieri sera ad esempio l'ho portato sul balcone a scoprire la pioggia.
Stamattina abbiamo scoperto il raffreddore.
Lo sguardo incazzato della mamma l'avevamo scoperto già.

sabato 30 aprile 2016

Adorabili speronatori

Il giretto domenicale nei budelli congestionati di Città Alta con tanto di passeggino a fendere la folla era una delle cose che più temevo.
E facevo bene.
La scorsa domenica è stata una via crucis dalla Marianna alla funicolare tra conoscenti che non incroci per un anno in paese ma puntualmente becchi altrove, ingorghi di turisti tedeschi in sandali e calzettoni, sconosciuti impiccioni cui smorzare subito gli entusiasmi ("Ma che carinooo!" "Grazie ma sono impegnato").
Poi, a metà percorso, l'involontaria scoperta che con un bebè tutto è concesso.
Anche quello che normalmente provocherebbe diverbi se non spintoni.
Poco prima di Piazza Vecchia, causa maldestra manovra con la carrozzina, ho azzoppato un'anziana signora che mi precedeva nel passo.
Praticamente ho calcolato male le misure e con le ruote anteriori le ho quasi reciso il tendine.
La vittima, fino a quel momento spensierata e garrula nel vestito della festa, s'è girata di scatto mordendo a stento una bestemmia che chiedeva solo di essere pronunciata.
A fermarla non il Cristo che le penzolava al collo né la vicinanza del nipotino cui aveva stritolato la mano al momento dell'impatto (lui la bestemmia l'ha pronunciata per intero), bensì la vista di Federico.
Tanto è bastato a spegnere sul nascere quella che sarebbe altrimenti diventata un'accesa discussione.
Allora c'ho preso gusto: per la rimanente parte del tragitto ho ammazzato la noia puntando dritto alle caviglie delle persone. E tutte le volte la stessa trattenuta reazione.
Quando io e un altro papà col passeggino c'incrociavamo, sguardo d'intesa e numero di talloni centrati con le dita della mano.
C'è gente più brava di me.
Domenica altro giro in Città Alta.

sabato 23 aprile 2016

Esiste!

Primo anno al Vinitaly col piccolo Federico.
Bilancio agrodolce di fine giornata.
Notizia negativa: a un certo punto ho smarrito Federico (ricordo che ha 4 mesi e vive ancora nel passeggino).
Notizia positiva: l'ho ritrovato esattamente dove l'avevo dimenticato, vale a dire nello stand del Molise.
La notizia positiva è che quindi il Molise esiste.

sabato 16 aprile 2016

Ma-

Finita la fase dei versetti e dei suoni gutturali, siamo alle prime sillabazioni.
O meglio, alla prima sillabazione: "ma-".
A un passo dall'estasi la mamma, bruciante secondo posto per il sottoscritto.
Ma non è ancora detto!
Quando Irene si assenta, vado di bombardamento fonetico sul piccolo.
In pratica gli prendo il faccino tra le mani, lo obbligo a fissarmi le labbra e lo tempesto di alternative: "ma-mmut", "ma-chete", "ma-astricht", "ma-icol jackson", "ma-ioliche di Faenza", "ma-remma maiala" (anche solo "ma-iala" va bene).
Nel caso arrivasse a pronunciare per intero la parola "mamma", ho già pronto il secondo raid:
"Mamma... mo' hai rotto!";
"Mamma... questo è stalking!";
"Mamma... ancora una parola e ti denuncio!";
"Mammalucca... cosa ti credevi?";
"Mamma... li Turchi!" (riferito al kebabbaro sotto casa).
Se infine, malauguratamente, dovesse dire "mamma" con tanto di sorrisone e occhi sberluccicanti, allora scatterebbe il Piano C: "Mamma, ragionavo su quanto sei stata fortunata ad incontrare un uomo così!".