Tu dici: sono costretti a casa dalla situazione, non subiscono l’assillo del lavoro, godono di tempi più allentati, quindi leggono di più, approfondiscono le notizie, le verificano e le comparano (ammesso che si informino e non vivano di sentito dire e Barbare D’Urso).
E invece no: adocchiano solo i titoli, quelli più ad effetto naturalmente, quelli che di solito sparano un “INCREDIBILE...”, “COMPLOTTO...”, “VERGOGNA...”.
Oppure vanno un po’ più in là del titolo e guardano anche la foto.
O se vanno oltre la foto leggono ma non si pongono domande sull’affidabilità di quanto letto.
Tutto ciò ammesso che capiscano.
Perché il grande problema del lettore medio italiano, statistiche ufficiali alla mano, è l’inadeguatezza a leggere e comprendere testi anche di media difficoltà.
In primis ci si mette la pigrizia, perché approcciarsi e interrogare un testo costa fatica, impegno, concentrazione.
Sforzo non necessariamente avvertito se allenato prima, come sa bene chiunque pratichi sport (non guardate me).
E siccome non tutti nascono Maradona, chi dovrebbe allenare alla lettura e a un approccio consapevole ai testi?
La scuola.
Ma la scuola evidentemente ha toppato.
Non ha educato negli scorsi decenni allo sviluppo di un pensiero consapevole tramite una relazione critica con le fonti.
E ci si relaziona criticamente con le fonti se anzitutto le si capisce.
E le si capisce se le si legge correttamente.
E le si legge correttamente se si conosce la grammatica.
E a giudicare dalla grammatica di tantissimi post, ma davvero tanti, stiamo messi proprio male.
E il perché la scuola abbia mancato in tal senso meriterebbe un altro post.
Ma la mia capacità di concentrazione finisce qui.
Non prima di aver ricordato che, finita l’emergenza, oltre che di sanità bisognerà parlare di istruzione.
Perché un’economia che galoppa in un Paese di moribondi e ignoranti serve davvero a poco, serve a pochi.
Incredibile, complotto, vergogna!
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domenica 26 aprile 2020
Ottimismo
Il Governo proroga la chiusura del Paese fino al 3 maggio.
Riaprono però le librerie.
Il che, statistiche alla mano, non fregherà niente alla stragrande maggioranza degli italiani (ultimi in Europa per numero e frequenza di letture; ci batte anche Andorra con la sua unica cartolibreria gestita dalla señora Marisol sul cucuzzolo dei Pirenei).
Tutt'al più un moto di disappunto: "E i peli superflui? Come ce li leviamo? Con le pagine dei 'Malavoglia'? E la ricrescita? Con l'inchiostro dei 'Promessi Sposi'?".
Così, solo per essere ottimisti sul futuro.
Riaprono però le librerie.
Il che, statistiche alla mano, non fregherà niente alla stragrande maggioranza degli italiani (ultimi in Europa per numero e frequenza di letture; ci batte anche Andorra con la sua unica cartolibreria gestita dalla señora Marisol sul cucuzzolo dei Pirenei).
Tutt'al più un moto di disappunto: "E i peli superflui? Come ce li leviamo? Con le pagine dei 'Malavoglia'? E la ricrescita? Con l'inchiostro dei 'Promessi Sposi'?".
Così, solo per essere ottimisti sul futuro.
Barbaro d'uso
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha deluso.
La Cina ha prima eluso e poi deluso.
Boris Johnson ha deluso e ora vive trasfuso.
Trump fuso, Putin astruso.
Il Papa confuso per quanto alle preghiere aduso.
Olanda vaffancuso.
L'Unione Europea ha deluso.
Il Governo ha deluso.
L'opposizione ha deluso.
Renzi, che è un po' governo e un po' opposizione, ha deluso.
Le Regioni hanno deluso.
Le Province, se ci fossero ancora, avrebbero deluso.
(Ah già, abbiamo votato per abolirle ma ci sono ancora. Quindi hanno deluso).
Il sindaco di ogni paese si è profuso.
Gli industriali hanno deluso (l'importante è non avere chiuso).
Complottisti, antivaccinisti e aperitivisti epidemici vedi alla voce 'ottuso'.
Un runner in piena quarantena è un intruso.
La quarta stagione della Casa di Carta ha deluso.
L'Atalanta ha illuso prima che venisse tutto chiuso.
Il Milan non ha deluso (sorry, il 'non' è un refuso).
Di erbe un infuso (qualcuno direbbe un abuso) con l'ultimo dei Pearl Jam in sottofondo soffuso.
Mascherine e guanti monouso.
Medici, infermieri, Protezione Civile, volontari gli unici a brutto muso.
Solo il virus ha mantenuto le aspettative, anzi le ha superate.
La prossima epidemia non mi troverà impreparato.
Il finale non in rima ha deluso.
La Cina ha prima eluso e poi deluso.
Boris Johnson ha deluso e ora vive trasfuso.
Trump fuso, Putin astruso.
Il Papa confuso per quanto alle preghiere aduso.
Olanda vaffancuso.
L'Unione Europea ha deluso.
Il Governo ha deluso.
L'opposizione ha deluso.
Renzi, che è un po' governo e un po' opposizione, ha deluso.
Le Regioni hanno deluso.
Le Province, se ci fossero ancora, avrebbero deluso.
(Ah già, abbiamo votato per abolirle ma ci sono ancora. Quindi hanno deluso).
Il sindaco di ogni paese si è profuso.
Gli industriali hanno deluso (l'importante è non avere chiuso).
Complottisti, antivaccinisti e aperitivisti epidemici vedi alla voce 'ottuso'.
Un runner in piena quarantena è un intruso.
La quarta stagione della Casa di Carta ha deluso.
L'Atalanta ha illuso prima che venisse tutto chiuso.
Il Milan non ha deluso (sorry, il 'non' è un refuso).
Di erbe un infuso (qualcuno direbbe un abuso) con l'ultimo dei Pearl Jam in sottofondo soffuso.
Mascherine e guanti monouso.
Medici, infermieri, Protezione Civile, volontari gli unici a brutto muso.
Solo il virus ha mantenuto le aspettative, anzi le ha superate.
La prossima epidemia non mi troverà impreparato.
Il finale non in rima ha deluso.
lunedì 13 aprile 2020
E ora dove andiamo?
Ogni mattina, appena svegli, diciamo a Fede senza alzarci dal lettone: "Pronto per un nuovo viaggio?".
E cominciamo a raccontargli dei posti che mamma e papà hanno già visto e che lui un giorno vedrà.
Un po' per aiutarlo a vincere la noia delle mura di casa, un po' per ricordargli che là fuori c'è un mondo di luoghi da visitare e meraviglie da scoprire.
Ieri, guidava la mamma, siamo stati all'Ikea nel reparto scovolini per il bagno.
Oggi, tocca al papà, salto in un capannone dismesso dove da poco hanno inaugurato uno spaccio di birre artigianali.
Domani non escludiamo una capatina in discarica a portare fogliame secco e olio della friggitrice.
Tutto a parole, complice la fantasia.
E cominciamo a raccontargli dei posti che mamma e papà hanno già visto e che lui un giorno vedrà.
Un po' per aiutarlo a vincere la noia delle mura di casa, un po' per ricordargli che là fuori c'è un mondo di luoghi da visitare e meraviglie da scoprire.
Ieri, guidava la mamma, siamo stati all'Ikea nel reparto scovolini per il bagno.
Oggi, tocca al papà, salto in un capannone dismesso dove da poco hanno inaugurato uno spaccio di birre artigianali.
Domani non escludiamo una capatina in discarica a portare fogliame secco e olio della friggitrice.
Tutto a parole, complice la fantasia.
Cosa chiesi?
Chiese aperte
Porti chiusi
Case chiuse
Party aperti
Quéso abierto
Casso c’entra?
Cose a parte
Porta a cosa?
Chiedi scusa
Per te chiesi
Scuse porte
Porse accuse:
Accise perse
Per te uccisi!
C’è sì speme
Per me chiosa
Eterno riposa
Gioco insulso
Barbara D’Urso.
Porti chiusi
Case chiuse
Party aperti
Quéso abierto
Casso c’entra?
Cose a parte
Porta a cosa?
Chiedi scusa
Per te chiesi
Scuse porte
Porse accuse:
Accise perse
Per te uccisi!
C’è sì speme
Per me chiosa
Eterno riposa
Gioco insulso
Barbara D’Urso.
Figuriamoci il resto
Mi mancano i giri in macchina di due ore e passa per trovare parcheggio all'Orio Center, per poi trovarlo, scendere, guardare l'orologio e dire "Ok, è ora di tornare a casa".
Mi mancano i falò con le signorine intorno che a tarda notte danno un po' di calore in più sulla Francesca o sulla Bergamo-Dalmine.
Mi mancano i buttafuori all'ingresso dei locali esclusivi, i loro sguardi scrutatori, la loro disapprovazione all'ingresso, la loro manona sul petto a comunicare "Tu non entri".
Mi mancano le stazioni e quella di Bergamo in particolare con la loro umanità varia ed eventuale, in mezzo alla quale stringi le chiappe e acceleri il passo.
Mi manca Bergamo blindata quando gioca l'Atalanta con tanto di agenti schierati, sirene spiegate e tifosi scortati.Mi mancano le code interminabili al semaforo di Verdello.
Mi mancano le code in generale: all'anagrafe, in Posta, all'Inps, alla casetta dell'acqua.
Mi mancano i bar di paese con i loro ubriachi molesti e inopportuni.
Mi manca il mercato del mercoledì perché come si spettegola davanti a quello del pesce neanche dal parrucchiere.
Mi manca il parrucchiere perché non sono un amante del pesce.
Mi mancano troppe diottrie per riconoscere la gente quando saluta con la mascherina dal balcone.
Mi manca troppo per arrivare alla pensione, se ci arrivo.
Mi manca un casino quella persona ma non lo voglio ammettere.
Mi manca un tassello ma non lo riesco a trovare.
Mi manca tutto questo, figuriamoci il resto.
Mi mancano i falò con le signorine intorno che a tarda notte danno un po' di calore in più sulla Francesca o sulla Bergamo-Dalmine.
Mi mancano i buttafuori all'ingresso dei locali esclusivi, i loro sguardi scrutatori, la loro disapprovazione all'ingresso, la loro manona sul petto a comunicare "Tu non entri".
Mi mancano le stazioni e quella di Bergamo in particolare con la loro umanità varia ed eventuale, in mezzo alla quale stringi le chiappe e acceleri il passo.
Mi manca Bergamo blindata quando gioca l'Atalanta con tanto di agenti schierati, sirene spiegate e tifosi scortati.Mi mancano le code interminabili al semaforo di Verdello.
Mi mancano le code in generale: all'anagrafe, in Posta, all'Inps, alla casetta dell'acqua.
Mi mancano i bar di paese con i loro ubriachi molesti e inopportuni.
Mi manca il mercato del mercoledì perché come si spettegola davanti a quello del pesce neanche dal parrucchiere.
Mi manca il parrucchiere perché non sono un amante del pesce.
Mi mancano troppe diottrie per riconoscere la gente quando saluta con la mascherina dal balcone.
Mi manca troppo per arrivare alla pensione, se ci arrivo.
Mi manca un casino quella persona ma non lo voglio ammettere.
Mi manca un tassello ma non lo riesco a trovare.
Mi manca tutto questo, figuriamoci il resto.
venerdì 10 aprile 2020
Mano a mano
Da Roma è giunto il via libera alle passeggiate all'aperto genitori-figli.
È dal 1984 che non vado in giro mano nella mano con il mio papà.Di mezzo ci sono stati il suo tornare a casa stanco e nervoso dal lavoro, la mia adolescenza, la nostra burberitudine, il suo vedermi ormai grande, il mio sentirmi già grande, il suo scoprirmi non ancora grande ma maledetto orgoglio a non voler fare il primo passo, il mio scoprirmi non ancora grande ma maledetto orgoglio a non voler fare il primo passo.
Ora arriva questo provvedimento a colmare una distanza lunga decenni.
Grazie Corona, grazie Roma.
È dal 1984 che non vado in giro mano nella mano con il mio papà.Di mezzo ci sono stati il suo tornare a casa stanco e nervoso dal lavoro, la mia adolescenza, la nostra burberitudine, il suo vedermi ormai grande, il mio sentirmi già grande, il suo scoprirmi non ancora grande ma maledetto orgoglio a non voler fare il primo passo, il mio scoprirmi non ancora grande ma maledetto orgoglio a non voler fare il primo passo.
Ora arriva questo provvedimento a colmare una distanza lunga decenni.
Grazie Corona, grazie Roma.
Tòrture
Una tortora cova le uova nel vaso dei gerani.Probabilmente nello stesso posto in cui una sua antenata lo faceva decenni fa.
Solo che al posto di mattoni, ferro e cemento c'era un accogliente ramo frondoso di gelso o di robinia.
Un'altra tortora - si intravede in alto sulla destra mentre spicca il volo - sta andando a raccattare dalla strada bastoncini del gelato o cannucce di plastica per il nido-letto dei nascituri.
Il suo antenato allestiva con rametti, foglie e fili d'erba.
La natura insomma, in questa fase di rintanamento forzato dell'essere umano, si riappropria di spazi e tempi antichi milioni di secoli.
E questo fa naturalmente - mai avverbio fu più appropriato - pensare.
Io ad esempio penso a perché diavolo non ho preso quella serpentina elettrica antivolatili in offerta da Leroy Merlin lo scorso mese.
Solo che al posto di mattoni, ferro e cemento c'era un accogliente ramo frondoso di gelso o di robinia.
Un'altra tortora - si intravede in alto sulla destra mentre spicca il volo - sta andando a raccattare dalla strada bastoncini del gelato o cannucce di plastica per il nido-letto dei nascituri.
Il suo antenato allestiva con rametti, foglie e fili d'erba.
La natura insomma, in questa fase di rintanamento forzato dell'essere umano, si riappropria di spazi e tempi antichi milioni di secoli.
E questo fa naturalmente - mai avverbio fu più appropriato - pensare.
Io ad esempio penso a perché diavolo non ho preso quella serpentina elettrica antivolatili in offerta da Leroy Merlin lo scorso mese.
mercoledì 1 aprile 2020
Papi h24
A parte video-lezioni, preparazione delle medesime e correzioni, il resto di questo tempo quarantenato lo passo a giocare con mio figlio.
La presenza di papà h24 è un'occasione da sfruttare e così fa.
Lui invoca e io soddisfo volentieri la richiesta, almeno all'inizio.
Ora dopo ora diventa uno sfinimento psico-fisico inversamente proporzionale alla sua euforia.
Alle 10 di sera reclama "Ancoraaa" mentre io supplico "Bastaaa".
Quando sogno, lui entra nei miei sogni e mi chiede di giocare.
Passata l'epidemia, credo sarò talmente a credito da non giocare più con lui fino ai diciotto.
Quando, un giorno, mi rinfaccerà di aver cominciato a giocare con droga e alcol in mia assenza.
Allora riprenderemo a giocare insieme.
La presenza di papà h24 è un'occasione da sfruttare e così fa.
Lui invoca e io soddisfo volentieri la richiesta, almeno all'inizio.
Ora dopo ora diventa uno sfinimento psico-fisico inversamente proporzionale alla sua euforia.
Alle 10 di sera reclama "Ancoraaa" mentre io supplico "Bastaaa".
Quando sogno, lui entra nei miei sogni e mi chiede di giocare.
Passata l'epidemia, credo sarò talmente a credito da non giocare più con lui fino ai diciotto.
Quando, un giorno, mi rinfaccerà di aver cominciato a giocare con droga e alcol in mia assenza.
Allora riprenderemo a giocare insieme.
Circolo ciccioso
Più uno non esce, più mangia a ogni ora in ogni angolo della casa.
Più uno mangia, più ingrassa.
Più uno ingrassa, più vorrebbe uscire per una corsetta o quantomeno una passeggiata.
Più uno esce, più si prende dell’untore.
Più uno si prende dell’untore, più si rintana in casa.
Più uno si rintana in casa, più mangia.
E via da capo.
Più che untori moriremo unti.
Più uno mangia, più ingrassa.
Più uno ingrassa, più vorrebbe uscire per una corsetta o quantomeno una passeggiata.
Più uno esce, più si prende dell’untore.
Più uno si prende dell’untore, più si rintana in casa.
Più uno si rintana in casa, più mangia.
E via da capo.
Più che untori moriremo unti.
domenica 29 marzo 2020
Altro giro, altra corsia
Finito il tutto, mi riprometto una sbronza così epica da finire chissà come all’alba in riva al mare a mangiare pipistrello o pangolino o pangostrello o quel cazzo che era.
E tutto ripartirà da capo.
E tutto ripartirà da capo.
Ne uscirò
Ne uscirò sovrappeso, probabilmente single e con qualche nevrosi in più.
Tuttavia saprò a memoria il numero delle piastrelle di casa, dove leggermente sbreccate, tutti i possibili percorsi alternativi seguendone ossessivamente le vie di fuga.
Andrà tutto bene.
Tuttavia saprò a memoria il numero delle piastrelle di casa, dove leggermente sbreccate, tutti i possibili percorsi alternativi seguendone ossessivamente le vie di fuga.
Andrà tutto bene.
Relazionare
La solitudine forzata di questo periodo almeno un vantaggio ce l’ha, quello di aver fatto riscoprire l’importanza delle relazioni.
Si danno per scontate, vi ci si dedica poco, le si riscopre nei momenti di difficoltà.
Io ad esempio ne ho appena scritta una dettagliata da inviare al Commissariato a proposito di quel tizio in fondo alla via che neanche mezzora fa ha scavalcato le transenne del parchetto pubblico per portarci il figlio a fare su e giù dallo scivolo.
Viva l’attenzione per l’altro, viva le relazioni.
Si danno per scontate, vi ci si dedica poco, le si riscopre nei momenti di difficoltà.
Io ad esempio ne ho appena scritta una dettagliata da inviare al Commissariato a proposito di quel tizio in fondo alla via che neanche mezzora fa ha scavalcato le transenne del parchetto pubblico per portarci il figlio a fare su e giù dallo scivolo.
Viva l’attenzione per l’altro, viva le relazioni.
mercoledì 18 marzo 2020
Il coronavirus spiegato da mio figlio
Ispirato a più riprese da internet, ho deciso di spiegare la situazione a mio figlio come papà Benigni fa col proprio nel lager de “La vita è bella”: si tratta di un gioco, il nazista-coronavirus è l’avversario da battere, dobbiamo rispettare delle regoline per vincere.
Finora gli avevamo raccontato di una prolungata vacanza dall’asilo e dell’impossibilità di andare al parchetto perché stavano ricolorando i fili d’erba uno a uno in vista della primavera.
“Allora Fede, devi sapere una cosa: là fuori c’è un cattivone di nome Coronello che appena usciamo di casa ci fa venire un antipatico starnutello”
“Uhm... Sapevo invece trattarsi di un virus di probabile origine animale che partendo dall’Estremo Oriente è giunto a noi ed attualmente vede l’Italia, e la nostra provincia in particolare, come principale fronte emergenziale. I sintomi vanno da...”
“Ok, ok, ok...”
“Mi dispiace papà avertelo detto così... Magari i nonni ti avevano raccontato la storia di Coronello per farti stare più tranquillo”
“Magari”
“Ho capito, ci penso io: a cosa vuoi giocare?”
Finora gli avevamo raccontato di una prolungata vacanza dall’asilo e dell’impossibilità di andare al parchetto perché stavano ricolorando i fili d’erba uno a uno in vista della primavera.
“Allora Fede, devi sapere una cosa: là fuori c’è un cattivone di nome Coronello che appena usciamo di casa ci fa venire un antipatico starnutello”
“Uhm... Sapevo invece trattarsi di un virus di probabile origine animale che partendo dall’Estremo Oriente è giunto a noi ed attualmente vede l’Italia, e la nostra provincia in particolare, come principale fronte emergenziale. I sintomi vanno da...”
“Ok, ok, ok...”
“Mi dispiace papà avertelo detto così... Magari i nonni ti avevano raccontato la storia di Coronello per farti stare più tranquillo”
“Magari”
“Ho capito, ci penso io: a cosa vuoi giocare?”
domenica 15 marzo 2020
Historia magistra vitae
Da amante e studioso della Storia, non mi era mai riuscito di capire quei grafici che, in occasione delle più celebri pestilenze dell'umanità (Atene 430 a.C., Firenze 1348, Milano 1630), mostravano un vertiginoso aumento delle scomposizioni familiari una volta superato l'evento.Ma come? Scampato il pericolo, invece di fortificarsi nell'unione dopo giorni di convivenza forzata, 24 ore su 24 a stretto contatto, minuto dopo minuto nella stessa casa-rifugio, ci si diceva addio e ognuno per la propria strada.
Disgregante anziché collante.
Non mi tornava, non me ne capacitavo.
Da un paio di settimane mi è tutto più chiaro.
Disgregante anziché collante.
Non mi tornava, non me ne capacitavo.
Da un paio di settimane mi è tutto più chiaro.
Torneremo presto
Io che non sono per natura un inguaribile ottimista, per una volta mi sento di dire che torneremo presto.
Che torneremo presto a sfiorarci, ad avere contatti ravvicinati, ad annullare le distanze.
Torneremo presto ad accalcarci negli stadi e cantare "Napoli colera".
A mettere le mani al collo ai genitori della squadra avversaria di quella in cui gioca nostro figlio.
A fare risse per futili motivi in discoteca o fuori dal pub.
A bullizzare i più deboli, a spingere spalle al muro quelli più in difficoltà.
A sputare verso coloro che ci fanno schifo, che "magari t'avesse portato via il coronavirus".
Torneremo presto a sgambettarci e azzuffarci per l'ultimo modello smartphone.
A guardarci in cagnesco e spintonarci ai buffet.
A fiatarci sul collo in Posta per far capire quanta fretta abbiamo.
Torneremo presto a insultarci nel traffico chiusi nei rispettivi abitacoli, tamponarci dal nervoso e scendere di scatto per venire finalmente alle mani.
A salutarci con abbracci forzati e bacetti al retrogusto di Giuda.
A scambiarci segni di pace mentre pensiamo "Proprio questo che mi sta sul cazzo!"
Cose che davamo per scontate e ora ci mancano.
Questione di responsabile pazienza e torneremo presto.
Che torneremo presto a sfiorarci, ad avere contatti ravvicinati, ad annullare le distanze.
Torneremo presto ad accalcarci negli stadi e cantare "Napoli colera".
A mettere le mani al collo ai genitori della squadra avversaria di quella in cui gioca nostro figlio.
A fare risse per futili motivi in discoteca o fuori dal pub.
A bullizzare i più deboli, a spingere spalle al muro quelli più in difficoltà.
A sputare verso coloro che ci fanno schifo, che "magari t'avesse portato via il coronavirus".
Torneremo presto a sgambettarci e azzuffarci per l'ultimo modello smartphone.
A guardarci in cagnesco e spintonarci ai buffet.
A fiatarci sul collo in Posta per far capire quanta fretta abbiamo.
Torneremo presto a insultarci nel traffico chiusi nei rispettivi abitacoli, tamponarci dal nervoso e scendere di scatto per venire finalmente alle mani.
A salutarci con abbracci forzati e bacetti al retrogusto di Giuda.
A scambiarci segni di pace mentre pensiamo "Proprio questo che mi sta sul cazzo!"
Cose che davamo per scontate e ora ci mancano.
Questione di responsabile pazienza e torneremo presto.
venerdì 13 marzo 2020
Son così
Son così chiuso in casa che faccio entrare volutamente le cimici per farmi raccontare come va là fuori.
Sto a tal punto nervoso che quando mio figlio al mattino mi rivolge il suo candido "Buongiolno papi" gli rispondo "Buongiorno un cazzo".
Ho livelli di paranoia tali da rispondere al telefono in viva voce a un metro di distanza.
Mi sento talmente nostalgico che ho ripreso a scrivere "Ehi, come stai?" a gente su cui avevo messo una pietra sopra.
Ho attacchi di malinconia così grandi da guardare il tramonto con un bicchiere di whisky in mano temendo possa essere l'ultimo (il whisky, non il tramonto).
Son così preoccupato che ho già preparato sul tavolo la scacchiera per la partita decisiva con la morte.
Ma resto talmente fiducioso da aver appena comprato il biglietto per i Pearl Jam a Imola del prossimo luglio, quando cantare "I'm still alive" acquisterà tutto un altro significato.
Sto a tal punto nervoso che quando mio figlio al mattino mi rivolge il suo candido "Buongiolno papi" gli rispondo "Buongiorno un cazzo".
Ho livelli di paranoia tali da rispondere al telefono in viva voce a un metro di distanza.
Mi sento talmente nostalgico che ho ripreso a scrivere "Ehi, come stai?" a gente su cui avevo messo una pietra sopra.
Ho attacchi di malinconia così grandi da guardare il tramonto con un bicchiere di whisky in mano temendo possa essere l'ultimo (il whisky, non il tramonto).
Son così preoccupato che ho già preparato sul tavolo la scacchiera per la partita decisiva con la morte.
Ma resto talmente fiducioso da aver appena comprato il biglietto per i Pearl Jam a Imola del prossimo luglio, quando cantare "I'm still alive" acquisterà tutto un altro significato.
Ognuno sta(rnutisce)
Ognuno sta solo nel cuor della casa
trafitto da un colpo di tosse:
ed è subito quarantena.
trafitto da un colpo di tosse:
ed è subito quarantena.
mercoledì 11 marzo 2020
Quando la realtà
Come l’11 settembre.
Sembra di assistere a qualcosa oltre l’immaginazione.
Quando la realtà supera la cinematografia.
Scenari apocalittici che nemmeno in uno zombie-movie di Romero e prospettive a tal punto inquietanti che Cronenberg prenderebbe appunti.
E io che da dietro la finestra fisso la strada in attesa che Godzilla esca dalle viscere della terra mentre attendo l'annuncio radiofonico dello sbarco degli alieni nel parcheggione dell’Orio Center.
E invece vedo solo assembramenti di persone che se ne vanno in giro e avverto le loro risate irresponsabili e incoscienti.
E allora invoco Godzilla e non vedo l’ora arrivino gli omini verdi.
Sembra di assistere a qualcosa oltre l’immaginazione.
Quando la realtà supera la cinematografia.
Scenari apocalittici che nemmeno in uno zombie-movie di Romero e prospettive a tal punto inquietanti che Cronenberg prenderebbe appunti.
E io che da dietro la finestra fisso la strada in attesa che Godzilla esca dalle viscere della terra mentre attendo l'annuncio radiofonico dello sbarco degli alieni nel parcheggione dell’Orio Center.
E invece vedo solo assembramenti di persone che se ne vanno in giro e avverto le loro risate irresponsabili e incoscienti.
E allora invoco Godzilla e non vedo l’ora arrivino gli omini verdi.
L'amore ai tempi del coronavirus
"Nene, e se ci sposassimo prima che tutto sia finito?"
"Finito l'amore o finito il mondo?"
"Non è forse la stessa cosa?"
"Risposta non so se romantica o idiota... E poi sai che in questo momento è vietata ogni cerimonia pubblica"
"..."
"Lo sapevi! Lo sapevi e me lo hai chiesto lo stesso! E io che per un istante..."
"..."
"Stronzo!"
"Puoi ripetere?"
"Stronzo!"
"Ah, ok. Per un attimo avevo temuto che il virus avesse modificato le mie abitudini, il mio modo d'essere, la mia natura"
"Stronzo all'ennesima potenza allora"
"Grazie. Il coronavirus non ci cambierà!"
"Finito l'amore o finito il mondo?"
"Non è forse la stessa cosa?"
"Risposta non so se romantica o idiota... E poi sai che in questo momento è vietata ogni cerimonia pubblica"
"..."
"Lo sapevi! Lo sapevi e me lo hai chiesto lo stesso! E io che per un istante..."
"..."
"Stronzo!"
"Puoi ripetere?"
"Stronzo!"
"Ah, ok. Per un attimo avevo temuto che il virus avesse modificato le mie abitudini, il mio modo d'essere, la mia natura"
"Stronzo all'ennesima potenza allora"
"Grazie. Il coronavirus non ci cambierà!"
martedì 3 marzo 2020
Punk's not dead
Al decimo giorno di emergenza sanitaria mi son chiesto cosa avesse capito Fede dell'eccezionalità del momento.
Niente asilo, tizi in giro con la mascherina, familiari in casa che si parlano a due metri di distanza (la novità è che si parlano).
Pretenzioso aspettarsi una risposta a "Cos'è il coronavirus?".
Gli ho chiesto allora di disegnarlo.
Praticamente un punk strafatto con le pupille dilatate e le braccia conserte dietro la schiena a osservare perplesso l'isteria collettiva.
Niente asilo, tizi in giro con la mascherina, familiari in casa che si parlano a due metri di distanza (la novità è che si parlano).
Pretenzioso aspettarsi una risposta a "Cos'è il coronavirus?".
Gli ho chiesto allora di disegnarlo.
Praticamente un punk strafatto con le pupille dilatate e le braccia conserte dietro la schiena a osservare perplesso l'isteria collettiva.
mercoledì 26 febbraio 2020
E' tempo
Ho visto influenze di stagione assurgere al rango di epidemie virali.
Esperti online di bricolage e torte al porro fare diagnosi e dettare consigli su come sopravvivere al flagello.
Ho visto giornalisti e politici avvoltoi avventarsi sulla carcassa della verità per lucrarne audience e consenso.
Mascherine by Muciaccia schizzare alle stelle e tossici sotto i ponti farsi di amuchina.
Ho visto penne lisce abbandonate sugli scaffali di supermercati svuotati perché va bene morire di fame ma con dignità.
Coprifuoco ai bar oltre le ore 18 quando è risaputo che le più grandi tazzatrici e untrici sono le vecchiette del Negroni delle ore 11.
Ho visto rispettabili cittadini costretti in casa coi parenti stile neverending pranzodiNatale lanciarsi in strada a petto nudo invocando il virus come minore dei mali.
E tutti questi momenti andranno perduti nel tempo come starnuti nella folla.
È tempo di uscire.
Esperti online di bricolage e torte al porro fare diagnosi e dettare consigli su come sopravvivere al flagello.
Ho visto giornalisti e politici avvoltoi avventarsi sulla carcassa della verità per lucrarne audience e consenso.
Mascherine by Muciaccia schizzare alle stelle e tossici sotto i ponti farsi di amuchina.
Ho visto penne lisce abbandonate sugli scaffali di supermercati svuotati perché va bene morire di fame ma con dignità.
Coprifuoco ai bar oltre le ore 18 quando è risaputo che le più grandi tazzatrici e untrici sono le vecchiette del Negroni delle ore 11.
Ho visto rispettabili cittadini costretti in casa coi parenti stile neverending pranzodiNatale lanciarsi in strada a petto nudo invocando il virus come minore dei mali.
E tutti questi momenti andranno perduti nel tempo come starnuti nella folla.
È tempo di uscire.
Il terzo segreto
Riavvolgendo il nastro.
Il Papa a inizio anno schiaffeggia in modo poco papale la mano di una fedele orientale, sottolineo orientale, che cercava di attirarlo a sé.
Dubbio postumo: cosa sapeva già allora il Santo Padre sul coronavirus che noi non sapevamo?
Perché non l'ha condiviso?
Forse il terzo segreto di Fatima?
Il cui anagramma tra l'altro è Af Tiam, vale a dire il nome del paziente cinese numero zero.
E mi fermo qua perché mi faccio paura da solo.
Il Papa a inizio anno schiaffeggia in modo poco papale la mano di una fedele orientale, sottolineo orientale, che cercava di attirarlo a sé.
Dubbio postumo: cosa sapeva già allora il Santo Padre sul coronavirus che noi non sapevamo?
Perché non l'ha condiviso?
Forse il terzo segreto di Fatima?
Il cui anagramma tra l'altro è Af Tiam, vale a dire il nome del paziente cinese numero zero.
E mi fermo qua perché mi faccio paura da solo.
La sete ai tempi del coronavirus
Non so voi, ma io in via precauzionale sto stipando birra in cantina come se non ci fosse un domani.
Che se non ci fosse, un domani, significherebbe berla tutta entro oggi.
E non accorgersi che arriva domani.
E vincere la morte da sbronzi.
O morire vinti dalla sbronza.
Che poi è la stessa cosa.
Che se non ci fosse, un domani, significherebbe berla tutta entro oggi.
E non accorgersi che arriva domani.
E vincere la morte da sbronzi.
O morire vinti dalla sbronza.
Che poi è la stessa cosa.
domenica 9 febbraio 2020
La nevicata dell'85
In questi giorni cade il 35mo anniversario della nevicata dell'85.
Avevo 6 anni.
Della nevicata dell'85 ricordo che nell'86 tutti a chiedere: "Te la ricordi la nevicata dell'85?"
Stessa domanda nell'87, nell'88 e così via fino al 35mo anniversario della nevicata dell'85.
Non ricordo altro.
Rispondo "sì" per educazione, per non deludere le aspettative altrui, per non sentirmi escluso dall'esclusivo club di quelli che c'erano e condividono il ricordo della nevicata dell'85.
Ma io non ricordo nulla della nevicata dell'85.
Io mi ricordo delle domande successive alla nevicata dell'85.
Tipo: "Te la ricordi la nevicata dell'85?"
Avevo 6 anni.
Della nevicata dell'85 ricordo che nell'86 tutti a chiedere: "Te la ricordi la nevicata dell'85?"
Stessa domanda nell'87, nell'88 e così via fino al 35mo anniversario della nevicata dell'85.
Non ricordo altro.
Rispondo "sì" per educazione, per non deludere le aspettative altrui, per non sentirmi escluso dall'esclusivo club di quelli che c'erano e condividono il ricordo della nevicata dell'85.
Ma io non ricordo nulla della nevicata dell'85.
Io mi ricordo delle domande successive alla nevicata dell'85.
Tipo: "Te la ricordi la nevicata dell'85?"
giovedì 30 gennaio 2020
I'm still Alive
Serenità è:
- Fede al tavolo che disegna;
- la mamma in libera uscita;
- io che spadello mentre in sottofondo la radio passa i Pearl Jam.
Felicità è:
- Fede che alza gli occhi dal foglio e chiede: "Ma sono i Pe'Gieem?"
- Fede al tavolo che disegna;
- la mamma in libera uscita;
- io che spadello mentre in sottofondo la radio passa i Pearl Jam.
Felicità è:
- Fede che alza gli occhi dal foglio e chiede: "Ma sono i Pe'Gieem?"
domenica 26 gennaio 2020
Gesù, ma chi li ha?
Scartabellando sul computer tra vecchi file scolastici, ho trovato un video di sei-sette anni fa in cui due studentesse, allora alle Medie, spiegavano tra trucco e parrucco la trama dei Promessi Sposi.
Ora vestite da Don Abbondio, ora da Lucia Mondella.
Divertendosi e divertendo.
In poche sequenze la spensieratezza e la complicità dei dodici anni.
Stamattina ho chiesto a quella delle due che è ancora mia studentessa, ora alle Superiori, che fine avesse fatto la compagna-amica di allora.
La risposta raccontava in sintesi di un altro percorso scolastico, di altre amicizie, di un’altra vita insomma.
“Sa com’è, prof... A volte le cose vanno così, magari senza volerlo. Semplicemente avvengono”.
In poche parole la disillusione e la solitudine dei diciotto anni.
“Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?” (cit.)
Ora vestite da Don Abbondio, ora da Lucia Mondella.
Divertendosi e divertendo.
In poche sequenze la spensieratezza e la complicità dei dodici anni.
Stamattina ho chiesto a quella delle due che è ancora mia studentessa, ora alle Superiori, che fine avesse fatto la compagna-amica di allora.
La risposta raccontava in sintesi di un altro percorso scolastico, di altre amicizie, di un’altra vita insomma.
“Sa com’è, prof... A volte le cose vanno così, magari senza volerlo. Semplicemente avvengono”.
In poche parole la disillusione e la solitudine dei diciotto anni.
“Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?” (cit.)
venerdì 17 gennaio 2020
Le correzioni
In qualcosa evidentemente abbiamo sbagliato noi.
“Andate a fanculo voi”.
A quattro anni.
Com’è possibile? Quando? Dove l’ha sentito? Da chi?
Minimo dalla televisione o da qualche compagno.
“Andate a fanculo voi”.
E noi, appunto, dove eravamo?
Forse è già troppo tardi.
Comunque ci proviamo.
Richiami, rimbrotti, ramanzine; tutto il repertorio insomma di un genitore che prova a rimediare a qualcosa di evidentemente sbagliato.
“Andate a fanculo voi”.
“Eh no, Fede, ora basta! Si dice ‘Andatevene a fanculo’. Cribbio, figlio di insegnanti e così sgrammaticato. Cosa diranno gli altri? Che vergogna!”
“Andate a fanculo voi”.
A quattro anni.
Com’è possibile? Quando? Dove l’ha sentito? Da chi?
Minimo dalla televisione o da qualche compagno.
“Andate a fanculo voi”.
E noi, appunto, dove eravamo?
Forse è già troppo tardi.
Comunque ci proviamo.
Richiami, rimbrotti, ramanzine; tutto il repertorio insomma di un genitore che prova a rimediare a qualcosa di evidentemente sbagliato.
“Andate a fanculo voi”.
“Eh no, Fede, ora basta! Si dice ‘Andatevene a fanculo’. Cribbio, figlio di insegnanti e così sgrammaticato. Cosa diranno gli altri? Che vergogna!”
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