Serenità è:
- Fede al tavolo che disegna;
- la mamma in libera uscita;
- io che spadello mentre in sottofondo la radio passa i Pearl Jam.
Felicità è:
- Fede che alza gli occhi dal foglio e chiede: "Ma sono i Pe'Gieem?"
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giovedì 30 gennaio 2020
domenica 26 gennaio 2020
Gesù, ma chi li ha?
Scartabellando sul computer tra vecchi file scolastici, ho trovato un video di sei-sette anni fa in cui due studentesse, allora alle Medie, spiegavano tra trucco e parrucco la trama dei Promessi Sposi.
Ora vestite da Don Abbondio, ora da Lucia Mondella.
Divertendosi e divertendo.
In poche sequenze la spensieratezza e la complicità dei dodici anni.
Stamattina ho chiesto a quella delle due che è ancora mia studentessa, ora alle Superiori, che fine avesse fatto la compagna-amica di allora.
La risposta raccontava in sintesi di un altro percorso scolastico, di altre amicizie, di un’altra vita insomma.
“Sa com’è, prof... A volte le cose vanno così, magari senza volerlo. Semplicemente avvengono”.
In poche parole la disillusione e la solitudine dei diciotto anni.
“Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?” (cit.)
Ora vestite da Don Abbondio, ora da Lucia Mondella.
Divertendosi e divertendo.
In poche sequenze la spensieratezza e la complicità dei dodici anni.
Stamattina ho chiesto a quella delle due che è ancora mia studentessa, ora alle Superiori, che fine avesse fatto la compagna-amica di allora.
La risposta raccontava in sintesi di un altro percorso scolastico, di altre amicizie, di un’altra vita insomma.
“Sa com’è, prof... A volte le cose vanno così, magari senza volerlo. Semplicemente avvengono”.
In poche parole la disillusione e la solitudine dei diciotto anni.
“Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?” (cit.)
venerdì 17 gennaio 2020
Le correzioni
In qualcosa evidentemente abbiamo sbagliato noi.
“Andate a fanculo voi”.
A quattro anni.
Com’è possibile? Quando? Dove l’ha sentito? Da chi?
Minimo dalla televisione o da qualche compagno.
“Andate a fanculo voi”.
E noi, appunto, dove eravamo?
Forse è già troppo tardi.
Comunque ci proviamo.
Richiami, rimbrotti, ramanzine; tutto il repertorio insomma di un genitore che prova a rimediare a qualcosa di evidentemente sbagliato.
“Andate a fanculo voi”.
“Eh no, Fede, ora basta! Si dice ‘Andatevene a fanculo’. Cribbio, figlio di insegnanti e così sgrammaticato. Cosa diranno gli altri? Che vergogna!”
“Andate a fanculo voi”.
A quattro anni.
Com’è possibile? Quando? Dove l’ha sentito? Da chi?
Minimo dalla televisione o da qualche compagno.
“Andate a fanculo voi”.
E noi, appunto, dove eravamo?
Forse è già troppo tardi.
Comunque ci proviamo.
Richiami, rimbrotti, ramanzine; tutto il repertorio insomma di un genitore che prova a rimediare a qualcosa di evidentemente sbagliato.
“Andate a fanculo voi”.
“Eh no, Fede, ora basta! Si dice ‘Andatevene a fanculo’. Cribbio, figlio di insegnanti e così sgrammaticato. Cosa diranno gli altri? Che vergogna!”
giovedì 2 gennaio 2020
Coppia continua
Per durare come coppia bisogna sapere quando litigare.
Il momento esatto.
Perché alle coppie che non litigano io non credo.
Men che meno a quelle che lo fanno di continuo.
Se fosse un costante botta-risposta tanto varrebbe non scommettere nemmeno sulla durata della relazione.
E allora diventa importante il quando.
Io ad esempio mando giù mando giù e aspetto il momento giusto per dare di matto.
Possono passare anche giorni ma prima o poi l’occasione arriva.
È quando Irene, magari in piena fase di convivenza pacifica, butta lì un innocuo “Vado in bagno perché mi scappa forte forte”.
A quel punto le rinfaccio all’improvviso tutti i torti e le incomprensioni accumulati da giorni e giorni.
Un crescendo di sfogo che se ne frega della sua faccia stupita e termina con un secco “Ma vai a cagare, vai”.
Lei è presa in contropiede e non sa come interpretare il mio invito finale.
Nell’incertezza, e nel bisogno, va in bagno senza forza di replicare.
Poi torna e non osa chiarire il dubbio.
Io mi sento liberato.
Lei anche.
La coppia continua.
Il momento esatto.
Perché alle coppie che non litigano io non credo.
Men che meno a quelle che lo fanno di continuo.
Se fosse un costante botta-risposta tanto varrebbe non scommettere nemmeno sulla durata della relazione.
E allora diventa importante il quando.
Io ad esempio mando giù mando giù e aspetto il momento giusto per dare di matto.
Possono passare anche giorni ma prima o poi l’occasione arriva.
È quando Irene, magari in piena fase di convivenza pacifica, butta lì un innocuo “Vado in bagno perché mi scappa forte forte”.
A quel punto le rinfaccio all’improvviso tutti i torti e le incomprensioni accumulati da giorni e giorni.
Un crescendo di sfogo che se ne frega della sua faccia stupita e termina con un secco “Ma vai a cagare, vai”.
Lei è presa in contropiede e non sa come interpretare il mio invito finale.
Nell’incertezza, e nel bisogno, va in bagno senza forza di replicare.
Poi torna e non osa chiarire il dubbio.
Io mi sento liberato.
Lei anche.
La coppia continua.
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