Adesso anche quando esco in ciabatte a prendere la
posta c’ho paura che da un momento all’altro spunta fuori la paletta del vigile
da dietro un cespuglio e mi tocca fare l’alcol-test. Che da quando mi hanno
fermato l’ultima volta ogni occasione mi sembra buona per ritirarmi la patente.
Anche se uno all’autogrill di Fiorenzuola una volta mi ha detto che soffiando
forte sballi la macchinetta e non ti beccano. Peccato che al mio amico Venzo
l’hanno fregato lo stesso (è anche vero che se si levava il vomito da dosso
forse aveva più possibilità). Per me e i miei soci questa storia
dell’etilometro sta diventando peggio che andare a messa alla domenica. Sarà
che la nostra compagnia si è sempre distinta in paese per preferire alle
ragazze la grappa, che almeno quella alla fine non ti tradisce. Fatto sta che
da un mese a questa parte ci tocca giocare alla pagliuzza più corta per
scegliere quello che non deve bere e portare in giro gli altri al sabato (che
in cantiere la settimana sembra non finire mai). Con questo non voglio mica
dire di andare in giro bevuti fradici a combinare casini. Mi pare solo che la
legge di adesso c’ha dei limiti bassi e “poco
rispettosi del metabolismo specifico di ciascun organismo” (l’ha detto alla
televisione uno che ha studiato). E sono proprio d’accordo ché un tipo come il
Michelotto io l’ho visto centrare col piscio una fede nuziale a due metri di
distanza al matrimonio del Giando, che le portate erano quella cosa tra una
damigiana e l’altra. Insomma, roba che se esci a mangiare una pizza al salamino
piccante e ci bevi dietro una birra capace che ti levano le chiavi della
macchina per chissà quanto tempo e ti saluto lavoro e mutuo della casa. Il Peto,
che è un altro mio amico, a questo proposito dice sempre: “In medio stat
virtus”; ciò per dire che non siamo mica una compagnia di pirla (anche se è
stato il primo che gli hanno portato via la patente).
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sabato 5 settembre 2015
Ragazzi di vite
Adesso anche quando esco in ciabatte a prendere la
posta c’ho paura che da un momento all’altro spunta fuori la paletta del vigile
da dietro un cespuglio e mi tocca fare l’alcol-test. Che da quando mi hanno
fermato l’ultima volta ogni occasione mi sembra buona per ritirarmi la patente.
Anche se uno all’autogrill di Fiorenzuola una volta mi ha detto che soffiando
forte sballi la macchinetta e non ti beccano. Peccato che al mio amico Venzo
l’hanno fregato lo stesso (è anche vero che se si levava il vomito da dosso
forse aveva più possibilità). Per me e i miei soci questa storia
dell’etilometro sta diventando peggio che andare a messa alla domenica. Sarà
che la nostra compagnia si è sempre distinta in paese per preferire alle
ragazze la grappa, che almeno quella alla fine non ti tradisce. Fatto sta che
da un mese a questa parte ci tocca giocare alla pagliuzza più corta per
scegliere quello che non deve bere e portare in giro gli altri al sabato (che
in cantiere la settimana sembra non finire mai). Con questo non voglio mica
dire di andare in giro bevuti fradici a combinare casini. Mi pare solo che la
legge di adesso c’ha dei limiti bassi e “poco
rispettosi del metabolismo specifico di ciascun organismo” (l’ha detto alla
televisione uno che ha studiato). E sono proprio d’accordo ché un tipo come il
Michelotto io l’ho visto centrare col piscio una fede nuziale a due metri di
distanza al matrimonio del Giando, che le portate erano quella cosa tra una
damigiana e l’altra. Insomma, roba che se esci a mangiare una pizza al salamino
piccante e ci bevi dietro una birra capace che ti levano le chiavi della
macchina per chissà quanto tempo e ti saluto lavoro e mutuo della casa. Il Peto,
che è un altro mio amico, a questo proposito dice sempre: “In medio stat
virtus”; ciò per dire che non siamo mica una compagnia di pirla (anche se è
stato il primo che gli hanno portato via la patente).
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