Dicono che nei sogni i ragni portino guadagni.
Nella realtà portano solo spese: mega-swiffer ad altezza chilometrica scovato su e-bay a prezzi esorbitanti e fatto arrivare direttamente dalle foreste del Borneo, ritinteggiatura delle pareti dopo averne spiattellati una dozzina, kit anti-puntura, tickets del pronto soccorso, disinfestazione (inutile).
Una melodiosa reclame di quand'ero bambino recitava "Casa del bagno, casa del bagnooo...".
Definirei l'appartamento in cui ci siamo appena trasferiti la casa del ragno.
C'entreranno forse le travi lignee del soffitto tanto agognate da Irene (flashback: "Che bello, amo'! Fa molto baita! Prendiamola, prendiamola, prendiamola!") ma in ogni punto dell'abitazione puoi star certo di beccare il tuo bel ragno penzolante e freneticamente sghambettante: sopra la cappa mentre fai la pappa, sopra la tazza mentre fai la cacca (mai fatta la cacca così alla svelta).
Pro: Fede non ha bisogno sopra la culla delle classiche apette di cartapesta che girano in tondo.
Contro: non c'è alcuna traccia di altri insetti, evidentemente imbozzolati nelle tele assassine, a cui uno sin dall'infanzia si era comunque affezionato (mosche, zanzare, vespe, cimici). Mi mancano.
Se riuscissi a trasformare la selva di filamenti tira&molla in altrettanti led luminosi l'atmosfera a Natale sarebbe bellissima.
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