In questo periodo alza il braccio, stende l’indice ed esige la cosa indicata.
Hai voglia a spiegare pacatamente che non è cosa adatta, che è costosa, che magari tra qualche anno.
Continua a indicare l’oggetto del desiderio e un attimo dopo a guardarmi con aria supplichevole.
Poi torna a indicare l’oggetto del desiderio.
La bocca che s’incurva all’ingiù, il labbro che tremola, la pupilla che s’umetta.
Rispiego amorevolmente che non è il caso.
Seguono pugni tesi in basso, urli e capricci.
È a quel punto che perdo la pazienza e alzo la voce: “Ho detto di NO, Irene! E poi c’è tuo figlio che ti guarda”.
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