Io che non sono per natura un inguaribile ottimista, per una volta mi sento di dire che torneremo presto.
Che torneremo presto a sfiorarci, ad avere contatti ravvicinati, ad annullare le distanze.
Torneremo presto ad accalcarci negli stadi e cantare "Napoli colera".
A mettere le mani al collo ai genitori della squadra avversaria di quella in cui gioca nostro figlio.
A fare risse per futili motivi in discoteca o fuori dal pub.
A bullizzare i più deboli, a spingere spalle al muro quelli più in difficoltà.
A sputare verso coloro che ci fanno schifo, che "magari t'avesse portato via il coronavirus".
Torneremo presto a sgambettarci e azzuffarci per l'ultimo modello smartphone.
A guardarci in cagnesco e spintonarci ai buffet.
A fiatarci sul collo in Posta per far capire quanta fretta abbiamo.
Torneremo presto a insultarci nel traffico chiusi nei rispettivi abitacoli, tamponarci dal nervoso e scendere di scatto per venire finalmente alle mani.
A salutarci con abbracci forzati e bacetti al retrogusto di Giuda.
A scambiarci segni di pace mentre pensiamo "Proprio questo che mi sta sul cazzo!"
Cose che davamo per scontate e ora ci mancano.
Questione di responsabile pazienza e torneremo presto.
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