Federico chiama il nostro anziano dirimpettaio di pianerottolo ‘signore’ (più precisamente ‘signole’).
Un po’ per il nome troppo lungo e difficile da pronunciare (Ermenegildo), un po’ perché gliel’abbiamo inculcato noi come forma di educazione e rispetto (“Fede, saluta il signore”, “Guarda cosa ti regala il signore”, “Di’ grazie al signore”).
Fatto sta che Fede l’ha preso in simpatia: “Ciao signole!”, “Giochi con me signole?”, “Bimbo e signole amici”.
Ieri pomeriggio, Venerdì Santo, allo scoccare insolito delle campane Fede ha guardato me e la mamma e ha chiesto “Pecché?”.
Al che ho candidamente risposto: “È appena morto il Signore”.
Fede è scoppiato a piangere che neanche a spiegargli cosa intendessi esattamente si calmava (il ragazzo, d’altronde, non è molto ferrato in teologia).
Un fiume in piena, un singhiozzare ininterrotto, lacrimoni da diluvio universale.
A un certo punto son dovuto andare dal vicino, svegliarlo dalla penichella e trascinarlo sdentato e mezzo-pigiamato davanti a Fede, che si è messo a gioire manco avesse visto cosa venuta da cielo in terra a miracol mostrare.
Buona Pasqua.
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Buona Pasqqua!
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