Al terzo incontro al consultorio entro rassegnato con la speranza che almeno psicologa e gestanti se la raccontino per due ore e lascino in pace noialtri inseminatori.
Avevo già in mente un numero con la pallina da tennis che ci pensavo da una settimana e che avrebbe strappato un "oooh" di approvazione agli altri maschi presenti.
Naturalmente niente di tutto ciò: varcata la soglia strabuzzo gli occhi su padri genuflessi a imbrattare il pancione materno con pennarelli, tempere e tinture varie.
Scopo dell'attività: disegna tuo figlio.
Pasticci cromatici, linee sghembe, contorni indefiniti, autentici obbrobri artistici.
Le mamme in piedi che se la ridacchiano e i compagni a terra che se la bestemmiano.
Costretti a lavori di fantasia che l'ultima volta era stato alle elementari quando avevano portato a casa un "appena appena suff." che era stato motivo di strigliata a casa da cui un fiume di lacrime e lo sberlone del papà e la corsa in camera e a letto senza cena. Un trauma insomma.Per fortuna il puntuale ritardo con cui io e Irene ci presentiamo a lezione mi esenta dall'incombenza.
Dall'incombenza di scarabocchiare ma non da quella di commentare i capolavori altrui.
La psicologa (credo mi abbia preso di mira) mi accoglie col solito sorriso alla It: "Visto che arrivi ora, dacci un parere ponderato sulle opere dei tuoi amici!".
Il dilemma divampa spontaneo: cazzaro e solidale coi maschi o serioso e ruffiano con le femmine?
Capace che Irene mi abboni gli incontri successivi!
Grondo sudore, non so che fare, secchezza delle fauci, l'attesa cresce, schiudo le labbra...
Dio benedica la permeabilità della pelle umana!
La psicologa si accorge all'improvviso di aver rifilato colori invasivi per la cute in grado di raggiungere il feto.
Fuggi fuggi al pronto soccorso e seduta sciolta anticipatamente.
P.s. dell'ultima ora: mamme e bambini tutto bene, psicologa meno, corso sospeso, padri-artisti delusi ché alla fine al mio giudizio ci tenevano, io di più ché c'ho ancora quel numero con la pallina in testa.
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